Al Real Albergo dei Poveri, a Palermo, si svolge una mostra dedicata al celebre fotogiornalista Robert Capa. Nato a Budapest nel 1913 e morto in Indocina nel 1954 a causa di una mina anti-uomo, si chiamava in realtà Endre Friedmann e aveva inventato lo pseudonimo di Robert Capa insieme alla compagna Gerda Taro nel 1936. Aveva fondato la celebre agenzia Magnum Photos nel 1947 insieme a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert.
L’esposizione, insieme ad altri eventi, contribuisce a suggellare la città palermitana come Capitale della Cultura 2018 ed è curata da Denis Curti, in collaborazione con la veneziana Casa dei Tre Oci (che Curti dirige) e Magnum Photos, di cui si celebrano 70 anni dalla fondazione.

Il progetto espositivo tiene conto della mostra originariamente curata da Richard Whelan, biografo e studioso di Capa, e comprende 107 fotografie in bianco e nero scattate tra il 1936 e il 1954. Troviamo 12 sezioni: Copenhagen 1932, Francia 1936-1939, Spagna 1936-1939, Cina 1938, Gran Bretagna e Nord Africa 1941 – 1943, Italia 1943 – 1944, Francia 1944, Germania 1945, Europa orientale 1947, Israele 1948-1950, Indocina 1954. La mostra si conclude con una sezione dedicata ai Ritratti di amici e artisti: Gary Cooper, Ernest Hemingway, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Henri Matisse, Truman Capote, John Huston, etc. Osserviamo infine un ritratto del fotografo scattato da Ruth Orkin nel 1951.

Il curatore ricorda il mantra di Robert Capa: “Se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino”; l’affermazione rimanda all’attività di fotoreporter a stretto contatto con la vita umana e i suoi momenti più allarmanti; per il fotografo ungherese, infatti, essere vicino ai suoi soggetti e agli eventi che li riguardavano in prima persona era una necessità imprescindibile, che non si piegava neanche ai pericoli della trincea durante le guerre. I suoi scatti, che coglievano pertanto la flagranza degli accadimenti e azzeravano ogni distanza tra il soggetto e il fotografo, sono assurti a icone. Si pensi a Il miliziano colpito a morte, che nella memoria collettiva rappresenta l’icona della guerra civile spagnola: ivi un anonimo soldato è colto nel momento in cui sta per cadere al suolo a causa di uno sparo. Gli fanno da sfondo l’aperta e desolata campagna dell’Andalusia, su cui si staglia l’ombra del soggetto in un contrasto stridente con il chiarore della luce e del cielo sgombro da nubi. Le ginocchia si piegano e cedono, un braccio si allunga quasi perdendo il fucile, il viso volge bruscamente dal lato opposto, a occhi chiusi. Solitudine e silenzio rotti da un’uccisione improvvisa. E il fotografo sembra essere proprio lì, in prima linea, a pochi metri dal malcapitato. Ma è proprio così? Si tratta di un momento autentico? Denis Curti ci ricorda che per molti anni si è scritto che Capa ha imbastito la recita di un combattente repubblicano che finge di morire per svolgere una propaganda antifranchista, ma oggi, dopo varie ricerche, si può concludere che lo scatto è reale e che il miliziano anarchico è stato stroncato da una pallottola franchista davanti all’obiettivo: si tratta dell’operaio tessile Federico Borrel Garcia, detto “Taino”, morto dunque all’età di 24 anni, nel 1935, sulla collina di Las Malaguenas a Cerro Muriano.

Il fotografo Mario Dondero, inoltre, scrive nel 2013 che “Dalla sera del 22 ottobre, anniversario della nascita di Capa, si può ascoltare, grazie alle tecnologie contemporanee, un’intervista a Robert Capa realizzata nel 1947, proprio sulla foto del miliziano. La sua voce racconta che mentre si trovava con i combattenti di Alcoy dentro una specie di trincea, fotografò gli assalti dei miliziani a una mitragliatrice franchista. Al quarto assalto alzò il braccio e scattò alla cieca”. Lo studioso Richard Whelan, però, manifesta un’altra versione, quella secondo cui il soldato è rimasto colpito nel “fuoco amico” di un’esercitazione e che Capa ha potuto immortalarlo poiché posizionato in un punto protetto in quanto paladino dell’antifranchismo.
Comunque sia, – afferma Curti – vera, falsa o costruita, quell’immagine resta ancora oggi un’icona indistruttibile, capace di toccare particolari sentimenti legati al tabù, tutto occidentale, della morte. Del resto, l’uomo da sempre ha avvertito la necessità di nutrire la propria immaginazione creando miti e leggende. […] Tutte le epoche storiche e tutti gli ambiti della vita dell’essere umano hanno avuto e hanno tutt’ora le proprie leggende. Che queste siano riferite a persone o fatti poco importa, ciò che conta è avere punti di riferimento cui aspirare e paradigmi da osservare”.
Iconiche, poi, le immagini dello sbarco in Normandia delle truppe americane il 6 giugno 1944 e memorabili gli scatti in Sicilia nel 1943, mentre le truppe americane avanzano verso Palermo. A quelle foto è dedicata in mostra un’intera sezione. Il fotografo era giunto sull’isola nel luglio del 1943, imbarcato su una nave che trasportava rifornimenti e fungeva da copertura per l’avanzata della Settima Armata del generale George D. Patton. Le truppe americane si diressero verso Palermo, dove la folla le accolse esultanti per la fine dell’occupazione tedesca. In una foto osserviamo dunque i civili mentre accolgono gli americani a Monreale, con larghi sorrisi e un’ilarità festante e teatrale, e rileviamo la pregnanza storica del momento in cui un contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi nei pressi di Troina, nell’agosto del 1943. Non celiamo l’emozione che suscita l’immagine in questione; il soldato, aitante giovane con divisa ed elmetto, si china all’altezza di un contadino, con bandana e bizzarre calzature, che gli sta indicando la strada con un bastone lunghissimo, in una campagna sconfinata e mossa appena da morbidi declivi. Qui rivive un pezzo di storia, la nostra.

Le opere di Capa testimoniano i cinque grandi conflitti mondiali del XX secolo, raccontando pertanto il dolore, le ristrettezza, il tumulto e la crudeltà della guerra. Ma colgono anche circostanze più liete e scanzonate, come la passeggiata della pittrice Françoise Gilot in una spiaggia francese nell’agosto del 1948, che sembra volgere in idillio hawaiiano.
L’esposizione al Real Albergo dei Poveri offre dunque spunti di riflessione sul passato storico e sul presente, accomunati da conflitti diversi e al contempo analoghi per l’efferatezza delle tensioni tra gli esseri umani, ancora in gran parte lungi dal perseguire ideali di pace e non violenza. Ma documenta anche valori positivi, come il coraggio di perseguire la verità e di sorridere nonostante tutto, proprio come Picasso e Françoise Gilot sotto un’ombrellone da spiaggia.

Didascalie immagini

  1. Robert Capa, Morte di un miliziano lealista, fronte di Cordoba, Spagna, inizio settembre 1936;
    © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos
  2. Robert Capa, Pablo Picasso e Françoise Gilot, Golfe-Juan, Francia, agosto 1948;
    © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos
  3. Robert Capa, I civili accolgono le truppe americane; Monreale, Sicilia, luglio 1943;
    © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos
  4. Robert Capa, Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi, nei pressi di Troina, Sicilia, 4-5 agosto 1943
    © Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos

IN COPERTINA
Robert Capa, Contadino siciliano indica a un ufficiale americano la direzione presa dai tedeschi, nei pressi di Troina, Sicilia, 4-5 agosto 1943;
© Robert Capa © International Center of Photography / Magnum Photos
[particolare]

Orari:
Da martedì a domenica
dalle ore 10 alle 19
(la biglietteria chiude alle ore 18)
Lunedì chiuso.

Dove e quando

Evento: Robert Capa Retrospective
  • Fino al: – 09 September, 2018
  • Sito web