In mostra a Catania l’ironico e impertinente progetto di arte digitale Pyongyang Rhapsody, a firma di Max Papeschi e Max Ferrigno e a cura di Laura Francesca Di Trapani. La location è la Vecchia Dogana, storica galleria e approdo internazionale per crocieristi e diportisti, nonché spazio adibito allo svago, in cui è possibile gustare un caffè o sorseggiare una birra sullo sfondo marittimo di navi e pescherecci.
Pyongyang Rhapsody è una narrazione parodica articolata in immagini prelevate dal ricco “assortimento” della cultura occidentale e rielaborate da Ferrigno e Papeschi, che svolgono una divertita riflessione sul primo storico summit tra Donald Trump e il dittatore della Corea del Nord, Kim Jong-un. Il vertice, svoltosi il 12 giugno del 2018, ha rivestito notevole rilevanza politica, poiché i due leader, con la loro simbolica stretta di mano, si sono impegnati a stabilire nuove relazioni diplomatiche con l’obiettivo di ottenere pace e prosperità fra i rispettivi Paesi, fino a poco tempo prima divisi da minacce e polemiche. La ritualità del protocollo e la formalità dell’incontro hanno solleticato la vena mordace e fantasiosa degli artisti, che hanno realizzato un percorso di immagini iconiche in dialogo, organizzate simmetricamente secondo un vero e proprio gioco di specchi tra i due personaggi politici, una sorta di confronto spassoso e sferzante.

Le rappresentazioni culminano in due gigantografie che si fronteggiano e in cui Papeschi sperimenta sardonici agganci al repertorio visivo rinascimentale: da un lato compare Trump al posto di Gesù al centro della leonardesca Ultima Cena, abbandonato dai commensali; dall’altro Kim Jong-un è collocato al centro della conchiglia botticelliana della Nascita di Venere, attorniato dalle figure replicate del giocatore di basket Dennis Rodman, di cui il leader coreano è fan appassionato.
Non è da meno Ferrigno, che in ossequio al linguaggio pop recupera immagini-icone del mondo attuale, come le bandiere nord-coreane rivisitate con sex toys o le figure femminili dei manga, che nelle vesti di pin-up/soldato osservano il pubblico con aria inquietante e carica di istanze ribelli, forse quelle che preludono al capovolgimento di genere del potere politico.
Da quella storica data 12 giugno 2018 – scrive la curatrice Di Trapani – Papeschi e Ferrigno si ritrovano oggi su un terreno ghiotto e altamente intrigante, in cui due sistemi, arte e politica, si elidono e sorreggono simultaneamente, risultando analoghi e speculari per funzionamento e peculiarità interne. Un terreno comune, quello della neo pop, attraversata parallelamente, dove il punto di equilibrio tra le due ricerche è soddisfatto in una relazione dialogica che esalta le sfaccettature e le diversità della stessa storia e che attraverso l’immagine innesta una nuova condizione”.

Max Ferrigno, piemontese, è appassionato di decorazione dall’età adolescenziale, quando già lavorava su commissione nel suo piccolo laboratorio artistico piemontese; realizzando pitture trompe-l’œil per negozi e appartamenti, fondali per le agenzie teatrali, persino scenografie per Gardaland, Disneyland Paris, Minitalia, Cow Boy Guest. La prima fase del suo percorso artistico è scandita da una lunga produzione di lavori incentrati sul burro, asino selvatico dei Paesi sud-occidentali degli USA, poiché simbolo di speranza rinnovatrice; l’artista infatti subisce il fascino del Sudamerica, ma anche del Messico e dell’Africa. Nel 2005 ecco la novità, che richiama per coincidenza la funzione simbolica attribuita alla creatura asinina tanto presente nei suoi lavori: Max rivede i cartoni animati giapponesi dell’infanzia e riascolta le loro sigle, così da far esplodere idee, input, progetti. È la volta della fase “popsurrealista”, i cui protagonisti sono i personaggi dei manga, le merendine, i giochi della Generazione X, presentati con colori netti e fiammanti e un linguaggio dissacratorio che svela i reali destinatari dell’opera: per quanto gli oggetti evocati siano eco di memorie e preferenze infantili, le opere sono rivolte a un pubblico adulto.

Max Papeschi, inizialmente autore e regista teatrale, cinematografico e televisivo, fa irruzione nel mondo dell’arte contemporanea quando una gallerista milanese lo invita ad esporre suoi collage digitali realizzati per uno spettacolo; ma lo ricordiamo principalmente per lo scalpore mediatico conseguente l’affissione della gigantografia NaziSexyMouse a Poznan, in cui una donna nuda con il viso di Topolino compare sdraiata su una svastica, e lo conosciamo anche per il progetto itinerante Welcome to North Corea, che con il medium ludico attira l’attenzione del pubblico sulle atrocità del regime coreano di Kim Jong-un.
Il connubio tra i due artisti non può che essere vincente: le intenzioni demistificatorie e polemiche di Ferragni e Papeschi conducono infatti a un progetto responsabile e potente, che prende l’osservatore per il bavero catapultandolo nell’autentica e spietata realtà del mondo odierno. Pyonyang Rhapsody spalanca gli occhi del pubblico sulla contemporaneità, con modi beffardi ed energici, di sicura efficacia e richiamo.

Didascalie immagini

  1. Max Papeschi, Verily Verily, I say unto you, gigantografia in mostra
  2. Max Ferrigno, Pyongyang Girl, 2018
  3. Max Ferrigno e le Pyongyang Girl

IN COPERTINA
Max Papeschi, Verily Verily, I say unto you, gigantografia in mostra

Visite: tutti i giorni, dalle otto a mezzanotte.

Dove e quando

Evento: Vecchia Dogana, Via Dusmet, Catania
  • Fino al: – 24 September, 2019