A Palermo, presso il Palazzo Ajutamicristo, si svolge una mostra curata da Helga Marsala, che ricorda i 40 anni trascorsi dalla Legge Basaglia.

Era il 13 maggio del 1978 quando il Parlamento italiano approvava definitivamente la Legge n. 180, conosciuta con il nome dello psichiatra e neurologo che ne fu promotore e che riformulò la concezione di salute mentale. Relatore della legge fu lo psichiatra e politico Bruno Orsini, ma il pilastro fu la strenua missione che Basaglia condusse per anni. Egli infatti aveva diretto gli ospedali psichiatrici di Gorizia, Trieste, Cologno e per lungo tempo si era battuto non solo per la chiusura dei manicomi, ma anche per rimodulare la disciplina psichiatrica, sensibilizzare le istituzioni e produrre un cambiamento di paradigma nei confronti delle persone con disagi mentali. Spiega la curatrice: “La legge che mise fine all’esistenza dei manicomi nasceva da una rivoluzione che fu anche e soprattutto politica e filosofica – spiega Helga Marsala – dal momento che provò a ridefinire i concetti di marginalità e differenza, a spezzare la logica dell’emarginazione di classe, a mutare la percezione che la società aveva dei pazienti e la natura dei luoghi in cui questi venivano confinati. È lì che la ‘malattia’, al centro di un sistema di controllo e di potere, si ripiegava su stessa, autoalimentandosi”.

I manicomi, per l’appunto, chiusero nel 1978 proprio grazie alla Legge Basaglia, ponendo fine ai maltrattamenti di soggetti indifesi, spesso abbandonati o sottoposti a violenze psicofisiche. Drammatiche, grame e spesso taciute, infatti, le condizioni psico-emotive dei malati ricoverati nei manicomi, come può ricordarci la poetessa Alda Merini[1]. Afferma dunque Helga Marsala: “L’essere borderline, o semplicemente disobbedienti, equivaleva a un destino di sedazione e riduzione all’ordine. Spogliati di sé, ridotti a numeri di matricola e foto segnaletiche, sovente sottoposti a trattamenti feroci (dall’elettroshock alla lobotomia), i ricoverati perdevano lo status di ‘persone’. Una comunità informe, confinata in uno spazio totalizzante: qui la follia era indotta, esasperata, circoscritta. Impressa a fuoco sulla carne”.

Sono trascorsi 40 anni dall’approvazione della Legge n. 180, che viene dunque celebrata con un progetto espositivo intitolato “La condizione umana”, promosso dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e realizzato dalla Soprintendenza di Palermo. La mostra ricerca esperienze di vita, racconti, punti di vista, ricorrendo a immagini pittoriche e fotografiche, film, archivi, progetti installativi, in un evento che spazia dalla parola scritta (poesia, studi psichiatrici, inchiesta giornalistica, testimonianze biografiche) al teatro, in quanto spazio della libertà, del gioco, dell’espressione. Non è un caso quindi che per l’inaugurazione sia andata in scena Le sette lettere, riduzione dello spettacolo I discorsi dell’anima della Compagnia Instabile, con i pazienti e il personale di una comunità terapeutica. Gli attori hanno letto le drammatiche lettere scritte dagli internati dell’ex manicomio di Palermo, dai cui archivi sono state recuperate.

La mostra intende rilevare il valore di una legge che ha accompagnato e suggellato i cambiamenti degli approcci terapeutici, del ruolo delle istituzioni nell’accostamento con il paziente e l’idea stessa di disagio mentale. A tale scopo hanno giocato un ruolo di primo piano gli studi pionieristici di alcuni medici e intellettuali, le conferenze, gli articoli di denuncia, i documentari, ma anche le fotografie e le opere d’arte, che hanno condotto a riflessioni focali e determinanti. Fu anche lo stesso Basaglia a lanciare un grido di allarme agli artisti, affinché si facessero portavoce di una realtà ignota a molti entrando nei manicomi e svelando ciò che veniva celato e censurato; ciò che ad esempio racconta Don Backy quando canta: “[…] tanto per me non c’è speranza di uscire mai da questa stanza. Sopra un lettino cigolante, in questo posto allucinante io cerco spesso di volare nel cielo. Non so che male posso fare, se cerco solo di volare. Io non capisco i miei guardiani, perché mi legano le mani e a tutti i costi voglion che indossi un camice per me. Le braccia indietro forte spingo e a questo punto sempre piango”.
Per l’esposizione sono stati selezionati, tra i documenti storici, il video dell’inchiesta di Sergio Zavoli del ’68, I giardini di Abele, il film sperimentale di Michele Gandin del ’69, Gli esclusi, e il lungometraggio Matti da slegare del 1975, diretto da Bellocchio, Agosti, Petraglia, Rulli.

Emblematico il video di Eva Koťátková, The Judicial Murder of Jakub Mohr, in cui il protagonista, paziente in un reparto psichiatrico, urla in ceco “Moje slova nejsou moje!” (“Le mie parole non sono le mie!”), mentre una serie di fili collegano la sua schiena a una scatola minacciosa, tenuta da un medico che sembra controllare ciò che dice Mohr. A un certo punto il paziente elenca alla giuria ciò che è diventato: un grammofono, una radio, uno strumento; l’istituzione psichiatrica lo ha ridotto a un ibrido tra umano e macchina, a un cyborg.

Diretti, schivi o afflitti gli sguardi dei ricoverati dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini, presenti nelle 30 fotografie-ritratto di Enzo Umbaca. Egli nel 1994, mentre con la Legge Basaglia si provvedeva allo smantellamento del manicomio di Milano, consegnò delle macchine fotografiche usa e getta ad alcuni pazienti, ma allo stesso tempo nella spazzatura trovò una scatola con circa un migliaio di loro ritratti, dagli anni ʼ30 in poi.
Timido e tenerissimo, altresì, lo sguardo che una giovane rivolge all’obiettivo tendendo un fiore, nello scatto che Letizia Battaglia fa presso l’ospedale psichiatrico Real casa dei matti, in Via Pindemonte a Palermo, nel 1983.
Fra gli artisti in mostra, dunque, rinveniamo anche fotografi, cronisti, registi. Nomi storici, accanto ad altri delle nuove generazioni.
L’evento si svolge nel quattrocentesco Palazzo Ajutamicristo, la cui grande ala, per l’aspetto consunto, rievoca i vari manicomi italiani dismessi; si ricordi ad esempio la Vignicella di Palermo, che ospita l’archivio-museo della Real casa dei matti.

Nobili e doverosi, dunque, gli intenti che animano la mostra palermitana, poiché la chiusura dei manicomi – lager non dev’essere mai obliata; essa infatti riscatta anni di abusi e annichilimento dell’individuo, la cui condizione mentale va sempre letta con sensibilità e rispetto. L’assetto della mente umana, come scrivevano Franco Basaglia e la moglie Franca Ongaro in Crimini di pace, oscilla naturalmente tra salute e malattia. Dunque la follia è qualcosa che pertiene strettamente alla condizione umana, e non sempre può dirsi nefasta o patologica, come notò già Seneca affermando “semel in anno licet insanire”: è lecito una volta all’anno essere folli.


[1] “La sera vennero abbassate le sbarre di protezione e si produsse un caos infernale. Dai miei visceri partì un urlo lancinante, un’invocazione spasmodica rivolta ai miei figli e mi misi a urlare e a calciare con tutta la forza che avevo dentro, con il risultato che fui legata e martellata con iniezioni calmanti. Ma, non era forse la mia una ribellione umana? Non chiedevo io di entrare nel mondo che non mi apparteneva? Perché questa ribellione fu scambiata per un atto di insubordinazione? Un po’ per l’effetto di medicine, un po’ per il grave shock che avevo subito, rimasi in stato di coma per tre giorni e avvertivo solo qualche voce, ma la paura era scomparsa e mi sentivo rassegnata alla morte”.

Da L’altra verità. Diario di una diversa di Alda Merini, 1986.

 

IN COPERTINA

Letizia Battaglia, Via Pindemonte, Ospedale Psichiatrico – Palermo, 1983. Courtesy l’artista.

DIDASCALIE IMMAGINI

Eva Koťátková, The Judical Murder of Jakub Mohr, 2018, still video. Courtesy Hunt Kastner, Praga.

Enzo Umbaca, L’archivio in questione, 1994, 30 fotografie (ritratti di ricoverati dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini).

Letizia Battaglia, Via Pindemonte, Ospedale Psichiatrico – Palermo, 1983. Courtesy l’artista.

Helga Marsala, foto della mostra a Palazzo Ajutamicristo.

 

 

Luogo: Palazzo Ajutamicristo, Via Garibaldi 41, Palermo.

Orari: tutti i giorni dalle 9:00 alle 13.30; martedi e venerdì dalle 9:00 alle 18.30. Ultimo ingresso ore 18:00.

 

Dove e quando

Evento: La condizione umana. Oltre l’istituzione totale.