La Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte di Catania celebra il decimo anniversario della sua nascita con lo svolgimento di una mostra personale di Mimmo Germanà, pittore catanese esponente della Transavanguardia.
L’istituzione dispone di un parco dell’arte che rientra nel circuito dei Grandi Giardini Italiani, di una sezione di opere d’arte moderna e contemporanea, di una collezione di abiti d’epoca e di libri antichi; si occupa poi di promuovere l’arte mediante varie attività ed eventi. Vuole infatti omaggiare i primi dieci anni di attività culturale ricordando un artista conosciuto internazionalmente e protagonista del “rilancio” della pittura in Italia negli anni 80. La mostra è realizzata in collaborazione con la Collezione Mimmo Germanà, che intende svolgere attività di ricerca, studio e divulgazione delle opere di Germanà in Italia e all’estero.

L’artista, nato a Catania nel 1944 e morto a Busto Arsizio nel 1992, fece parte insieme a Enzo Cucchi, Sandro Chia, Francesco Clemente, Mimmo Paladino e Nicola De Maria, del movimento artistico denominato Transavanguardia. Tali artisti, infatti, volevano rispondere alle istanze smaterializzanti dell’arte concettuale rivalutando la pittura. Se l’arte concettuale dominava il panorama artistico internazionale privilegiando l’idea dell’opera, prescindendo persino dalla sua effettiva concretizzazione, la Transavanguardia riteneva indispensabile ritornare all’oggetto, alla manualità, alla gioia del fare pittorico e del ricorso a tela, colori e pennelli, tenendo conto anche delle componenti locali e tradizionali di ogni artista.

Germanà inizia da autodidatta, in Sicilia, influenzato dalle tendenze post-concettuali. Nel 1968 a Roma comincia a sperimentare un’arte nuova con gli artisti Chia e Clemente, entrambi interessati alle figure, anche se in modo diverso; Clemente si dedica alla fotografia, Chia mostra di tendere verso la pittura figurativa proiettando l’ombra di una rosa su una tela bianca. Negli anni 70 Germanà si appassiona alle opere degli espressionisti tedeschi (Kirchner in particolare), dei Fauves francesi, di Munch, Gauguin, Van Gogh, Matisse, De Kooning e Chagall, di cui infatti assorbe e rielabora i linguaggi per crearne uno del tutto personale, che a ragione può essere definito “espressionismo mediterraneo”: i colori accessi della sua terra si coniugano ad esempio alla semplicità figurativa primitiva di Gauguin o alle ambientazioni oniriche di Chagall, tanto che il critico Salvatore Grasso lo apostrofa come “lo Chagall italiano”, oltre che come “il James Dean dell’arte perché ha sempre optato per una pittura forte”. Questo il percorso che si sviluppa negli anni 80 e che viene descritto da Francesco Gallo come “una fantasia abbagliante, colorata rapida, di gialli, rossi e blu”, in cui forme ingenue si fondono con colori dionisiaci, materie accentuate e scene mitiche. Tale percorso nel 1980 vale a Germanà la partecipazione alla Biennale di Venezia, per invito di Achille Bonito Oliva, che raccoglie appunto un piccolo gruppo di giovani artisti con la denominazione di Transavanguardia. Negli anni 80 Germanà espone anche all’estero e attualmente sue opere sono ubicate in numerosi musei europei e americani. Lo Chagall di casa nostra muore però a soli 48 anni.

Caratteristici del suo mondo iconografico le figure femminili e suggestivi paesaggi mediterranei, visibili nelle opere in mostra. Il titolo dell’evento, “Mimmo Germanà. Intimismo mitico”, rimanda ai costanti legami dell’artista con il suo mondo interiore e con la dimensione mitologica, rappresentati da lavori che si collocano tra il 1980 e il 1981 e che seguono gli sviluppi stilistici e tematici della sua ricerca.
Ricorre una figura femminile dalle curve sinuose e ondeggianti come i corpi della Danza di Matisse, e accompagnata dal parallelo girovagare delle pennellate, come nell’olio Donna Blu o in Natura; ne deriva un vorticoso movimento di figure e colore, che rende dinamiche le rappresentazioni. Uno dei corpi della Danza di Matisse sembra persino essere stato trasposto nel disegno Il cerchio. L’uso simbolico dei colori, poi, ricorda il postimpressionismo di Gauguin in Laghetto, ove il verde dei corpi e la lunga nuvola rossa nel cielo richiamano appunto il giallo del corpo di Gesù e il rosso delle chiome degli alberi in Cristo Giallo: si tratta di colori irreali e drammatici, che alludono a condizioni psicologiche e interiori. Lo storico dell’arte Giorgio Agnisola parla di un “universo intimo, popolato di fiabe e miti”, oltre che di “una sensualità piena e carnale, ma anche ondivaga, pansessuale, specchiata nella natura”, come possiamo evincere dalla presenza di una figura umana nuda che si fa terra e alberi in Notte, o dalla creatura acquatica e dal cielo personificato di Sirena.

Le opere sono esposte insieme al tavolo da lavoro dell’artista in due spazi della fondazione, così da creare contemporaneamente due percorsi di fruizione, uno interno alla mostra, e uno in dialogo con gli spazi che la ospitano. Si svolgono anche percorsi di visita guidata e laboratori didattici creati ad hoc per la mostra e diversificati secondo la tipologia del pubblico, allo scopo di avvicinarlo sempre più al linguaggio dell’arte contemporanea.

Didascalie immagini

  1. Mimmo Germanà, Donna blu, 1989, olio su tela, 50×70 cm.
  2. Mimmo Germanà, Natura, 1991, olio su tela, 80×100 cm.
  3. Mimmo Germanà, Il cerchio, 1984, matita su carta, 40×30 cm.
  4. Mimmo Germanà, Laghetto, 1991, olio su tela, 90×120 cm.
  5. Mimmo Germanà, Notte, 1989, olio su tela, 100×70 cm.

IN COPERTINA
Mimmo Germanà, Donna blu, 1989, olio su tela, 50×70 cm.

Orari:
tutti i giorni
9:00 – 12:00
15:00 – 18:00

Dove e quando

Evento: Mimmo Germanà. Intimismo mitico.
  • Fino al: – 11 November, 2018
  • Sito web