Si respira un’aria nuova nella Casa di Reclusione Calogero Bona – Ucciardone di Palermo, un afflato di normalità che sembra essere spesso solo un lontano ricordo per molti detenuti. Aria di un mondo che crea e che lo fa anche per chi vive in penombra e avverte il proprio tempo scandito da una routine circolare e ferrea.

L’artista Loredana Longo e il gruppo che lavora al progetto “L’arte della libertà”, curato da Elisa Fulco e Antonio Leone, restituiscono a chi è recluso un prezioso frammento del mondo negato con l’installazione luminosa Volare per una farfalla non è una scelta. Il gruppo di lavoro, costituito da varie figure, come detenuti, operatori socio-sanitari, operatori museali e polizia penitenziaria, ha sviluppato il progetto summenzionato tra il 2019 e il 2020, adottando una metodologia alla pari per generare condivisione tra i suoi membri e donando un’opera che resterà permanentemente nella Sala dei colloqui del carcere.

Durante la giornata di studio “L’Arte della Libertà. Tra esecuzione penale esterna e giustizia riparativa, quali modelli?” svoltasi a ottobre è stato anche presentato il catalogo “L’Arte della Libertà. Diario di un modello inclusivo”, di Fulco e Leone.

Le iniziative in questione mirano a ribadire appunto il valore inclusivo dell’arte contemporanea e a generare un fervido dialogo tra il carcere e le istituzioni culturali della città. L’innesto della pratica artistica e la conoscenza dell’arte contemporanea, infatti, tessono nuove relazioni tra due mondi diametralmente opposti, il “dentro” e il “fuori”. Perché il “fuori”, agli occhi di chi guarda di là dalle sbarre, è dove si svolge la vita vera, dove sei davvero libero. Perché non riviverne l’odore, prescindendo da colpe e misfatti, da reati e imputati? Oltre il delitto, anche il più efferato, c’è un essere umano, anche quando il crimine raggiunge l’imperscrutabile e aberrante fondo del male.

Il progetto, svolto con la supervisione scientifica di psichiatri e ASP, è stato accompagnato da lezioni di arte contemporanea e visite guidate nei musei palermitani, per poi dar vita nel 2020 all’esposizione collettiva “Quello che rimane” a Palazzo Branciforte.

Nelle installazioni sono state ricostruite le dimensioni esatte delle celle, in cui il gruppo ha ripercorso i cammini obbligati avanti e indietro, mettendo a contatto continuamente i corpi senza distanze di sicurezza. Afferma infatti Elisa Fulco: “Si è trattato di sfatare dei tabù: che in carcere non si debba parlare di libertà, che non si possa lavorare con il corpo, che non si debba violare l’intimità delle celle. […] Per le persone detenute è importante condividere come occupano gli spazi, come misurano il tempo, quali le abitudini con cui scandiscono le giornate. […] Nostri sono i pregiudizi che ci impediscono il più delle volte di entrare in relazioni vere perché sono le nostre domande a non essere sincere”.

“L’arte della libertà” è dunque un percorso di ripartenza, di coinvolgimento e di fiducia; un cammino che genera speranza e può alleviare la pena, l’isolamento, alimentando nel detenuto anche il senso di autostima e autoefficacia. La libertà di volare con mente e cuore attraverso l’arte è insopprimibile ed è quella la libertà che si è voluto donare.

Dettagli

Didascalia immagini nel testo e in copertina

Installazione luminosa Volare per una farfalla non è una scelta
realizzata per il carcere © Fausto Brigantino

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Casa di reclusione Calogero Bona – Ucciardone - Palermo
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