La scrittura di Verga ama la verità, sicché gli eventi si dispiegano da sé agli occhi del lettore senza un narratore che li anticipi o li edulcori; chi legge non è preparato a ciò che sta per leggere, che semplicemente accade. In questo modo la penna dello scrittore ci regala autenticità, quella del mondo che di volta in volta essa sceglie di evocare nella pagina di un racconto. È ciò che avviene con lo scatto fotografico: viene catturato un frammento del visibile, così com’è, e forse è per questo che Verga ha amato anche la fotografia, affine alla poetica verista per l’aspetto della registrazione ligia di fatti e cose.

In occasione del centenario della sua scomparsa il Comune di Vizzini celebra la passione dello scrittore siciliano con l’esposizione “La segreta mania”; tale espressione infatti è utilizzata dallo stesso autore designando il suo amore per l’attività fotografica, svolta dal 1878 al 1911. Verga perlustra in tarda età il mondo familiare, rurale, cittadino e paesaggistico con una rudimentale macchina fotografica, fissando immagini semplici e schiette, scrivendo con la luce anziché con la penna, afferma Guido Bezzola. Egli non invia il suo lavoro ai laboratori industriali, non esercita da professionista, non fa mostre; opera, bensì, da amateur, privatamente e gelosamente.

Le immagini impresse da Verga su lastre di vetro e rullini sono state scoperte nel 1970 da Giovanni Garra Agosta, ma la sua produzione è rimasta ignorata a lungo ed è ancora poco nota ai più. Le opere esposte provengono dall’archivio fotografico della Fondazione 3M, istituzione culturale permanente di ricerca e formazione, ma non si tratta di foto originali, purtroppo disperse, bensì di stampe costruite grazie a un’accurata ricerca filologica per raggiungere una resa tonale il più possibile fedele.

Protagonista degli scatti è la Sicilia urbana e rurale che pulsa nella scrittura verghiana, insieme ai paesaggi lombardi e svizzeri, tutti luoghi che Verga visitò nel periodo del soggiorno milanese. Numerosi anche i ritratti di parenti, amici, fattori, contadini, massari. La galleria dei volti immortalati da Verga nel corso della sua attività spazia infatti da quelli distesi dei distinti amici Luigi Capuana, Federico De Roberto o Salvatore Paola Verdura, ai paffuti dei piccoli Giovannino Verga e Caterina Verga, a quelli più espressivi e scavati della massaia incinta con un bambino in braccio, dei contadini a Tebidi, del campiere dei Verga con il fucile da caccia. A volte sembra anche di ritrovare i personaggi dei suoi romanzi, tra le rughe e i visi logori di pastori e contadini, tra gli animali da lavoro e i muri di sasso. Come afferma Paolo Maria Sipala: «Le figure si accampano con una forza rude, con una corpulenza pesante, sul paesaggio della campagna senza alberi, grande e deserta, oppure sullo sfondo di povere case di pietra e calce».

Da ammirare la suggestiva ripresa in diagonale dell’imponente Chiesa Matrice di Vizzini, il fascino rustico e selvaggio di uno scorcio della contrada il Cucco, percorso e avvolto da sassi in ogni anfratto; o il rigore simmetrico nell’immagine di via Etnea a Mascalucia, con le abitazioni e i lampioni di fattezza settecentesca ai lati della via lastricata e il campanile al centro, in lontananza.

Espressiva e teatrale l’immagine con Turi Modica, detto “Culedda”, massaro Filippo con il fucile e un contadino a Tebidi: i soggetti posano fieri e balzanzosi, con gli abiti caratteristici dell’epoca; Turi infatti ha camicia bianca e fazzoletto al collo. I volti sono colti nella loro espressività individuale e con gli occhi penetrano l’obiettivo fotografico.

Evidente poi la maturità tecnica ed icastica dello scatto in cui una bambina compare su una finestra a Novalucello; qui davvero ricercato il rapporto tra luce e ombra: la luce sfuma morbidamente verso toni più ombrosi sulla parete sassosa, da destra a sinistra, e fa spiccare la figura della bambina rispetto allo sfondo scuro dell’interno. La ripresa non è ravvicinata, e forse proprio questo contribuisce a caricare l’immagine di significati espressivi, che vanno oltre il mero ritratto: la piccola, frugoletto piazzato come un puntino entro il taglio spartano di una casa grossolana e degradata, trasmette un insolito senso di straniamento, un’asprezza che è stata spesso collegata alle immagini di La terra trema di Visconti, sebbene quest’ultimo non potesse conoscere le fotografie verghiane.

La mostra di Vizzini ha il merito di contribuire alla conoscenza dell’attività fotografica verghiana e pone anche degli interrogativi al suo pubblico: la fotografia, quell’enorme spreco di tempo e ingegno che Verga rimproverava a Capuana tempo addietro e che poi diventa una «segreta mania», cos’è per lui? È solo stadio conseguenziale della scrittura, tornaconto documentario? O arte? O principalmente diletto, come sostenuto da Leonardo Sciascia in particolare?

È per lo scrittore siciliano probabilmente ciò che rappresenta per i suoi contemporanei, alle prese per la prima volta con la novità sorprendente di poter visualizzare e conservare una traccia del visibile; è semplicemente un modo per poter fissare, serbare e ricordare i luoghi vissuti e il suo mondo affettivo: parenti, amici, servitori, contadini del suo paese, città e paesaggi; ma è anche un piacevole passatempo. Le fotografie di Verga sono ricerche di approdi nuovi, ma ancor più di lidi quieti in cui sospendere placidamente il tempo che scorre. Sono memoriali, spunti per crogiolarsi dolcemente nel presente; ma anche nel passato, quando un domani saranno rimirati. Sono le foto che, ricorda Vincenzo Consolo, «una volta si mettevano sul comò».

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Vizzini, lato sud della Matrice, 1892
  2. Autoritratto di Giovanni Verga, 1887
  3. Bambina alla finestra di una casa a Novalucello, 1911
  4. Premadio, Bormio, 1893

In copertina un particolare di
Vizzini, lato sud della Matrice, 1892

Orari

dal martedì alla domenica, dalle ore 9.00 alle 18.30.

Sito web: https://www.fondazione3m.it/page_mostre_digitali.php

Dove e quando

Evento: La segreta mania – Giovanni Verga fotografo

Indirizzo: Museo civico “Immaginario Verghiano” - Palazzo Trao-Ventimiglia - via Santa Maria dei Greci, 12 - Vizzini
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Fino al: 18 Settembre, 2022