Fino al 10 gennaio 2020 il Palazzo della Soprintendenza di Siracusa ospiterà la Crocifissione di Sant’Andrea di Caravaggio, della collezione Spier Londra (già Vienna, collezione Back-Vega).

L’opera, in consonanza con la contemporanea mistica spagnola, mostra una rappresentazione iconografica del martirio dell’apostolo Sant’Andrea, insolita poiché frutto di un’interpretazione degli Acta Apostolorum Apochrypha, di una xilografia presentata dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine e dal Flos Sanctorum del gesuita iberico Pedro de Ribaneyra. Può essere ricondotta al probabile committente della versione oggi conservata a Cleveland, Don Juan Alfonso Piementel y Herrera, conte di Benavente e viceré a Napoli dal 1603 al 1610 circa.

Caravaggio, dunque, dipinse due versioni del martirio di Sant’Andrea: il dipinto già Benavente è identificato all’unanimità con quello oggi conservato a Cleveland, è stato realizzato nel primo periodo napoletano del Merisi (prima metà del 1607) ed è stato portato in Spagna dal conte di Benavente al termine del suo mandato come viceré a Napoli, come ricordato dal Bellori. Per quanto riguarda invece la seconda versione, rileviamo che già due grandi conoscitori come Hermann Voss e Giuseppe Fiocco hanno pensato a un autografo di Caravaggio da ricondurre a un’expertise del 1619. In seguito a varie indagini diagnostiche e uno scrupoloso intervento di restauro svolto da Bruno Arciprete, l’opera è stata studiata da Didier Bodart, Gianni Papi, Mina Gregori e Pierluigi Carofano, che lo ritengono un autografo del Caravaggio.

L’esistenza di due identiche versioni dal punto di vista compositivo, stilistico e qualitativo della Crocifissione di Sant’Andrea non deve sorprenderci, poiché Caravaggio eseguì repliche autografe delle sue opere, come nei casi più noti del Fanciullo morso dal ramarro, del Suonatore di liuto, del San Francesco in meditazione.

Sant’Andrea, accusato di aver fatto convertire al cristianesimo la moglie di Aegeas, proconsole di Patrasso, viene legato alla croce (anziché inchiodato, al fine di allungarne il martirio) ed è stato notato come la croce ortogonale sostituisca quella decussata, concepita infatti come estranea all’iconografia del santo dal teologo Giovanni Molano. Nel dipinto Sant’Andrea è colto nel momento in cui esala l’ultimo respiro, dopo aver predicato con fermezza il suo credo per quarantotto ore, nonostante le sofferenze del supplizio. I cittadini di Patrasso sono così strabiliati da esortare il proconsole a liberarlo; Andrea però anela morire come Cristo, sicché la potenza divina immobilizza mani e braccia di chi, issato sulla scala, sta per sciogliere i nodi che lo reggono alla croce. Subito dopo una luce sfolgorante circonda Sant’Andrea e dirada mentre egli procede verso la morte recitando una preghiera del De poenitentia di Sant’Agostino.

Il dipinto apparteneva al pittore fiammingo Louis Finson, attivo a Napoli agli inizi del ʼ600, e l’attribuzione al Merisi è ricavata dall’expertise dei pittori Barend van Someren, Guillaume van den Bundel, Adriaen van Nieulandt e Pieter Lastman. L’expertise è citata nell’atto di vendita del dipinto, del 1619, tra il mercante Pieter de Witte e l’acquirente François Seghers; ivi i quattro pittori “testimoniano e attestano che corrisponde a verità che il dipinto su cui testimoniano è ai loro occhi e per la loro conoscenza intima un originale di Michael Angelo Caravaggio, e confermano che ben si tratta di un originale del sunnominato Angelo”. Inoltre Pieter de Witte ha precisato di avere acquistato l’opera due anni prima in un’asta e che i proprietari erano gli eredi del maestro Finson.

Per quanto concerne l’attendibilità dell’attribuzione al Merisi si è rilevato come i quattro pittori dell’expertise fossero esperti conoscitori e maestri pienamente competenti in merito al riconoscimento di un originale dalla copia; veri e propri addetti ai lavori, connoisseurs in grado di enucleare con precisione le differenze tecniche tra dipinti.

Il percorso espositivo si sviluppa in sei fasi: inizialmente lo stesso Caravaggio, in un ologramma, illustra le vicende del periodo siciliano, mentre delle proiezioni evidenziano dettagli e trasformazioni stilistiche delle opere; nella pinacoteca digitale vengono mostrati dipinti caravaggeschi relativi ai diversi periodi della sua produzione artistica, mentre al termine, attraverso una ventola olografica, è trattato il tema della condanna, che incide profondamente sulla vita dell’artista. Successivamente, il viaggio tra Malta e la Sicilia in 3D Mapping, fa ripercorrere al visitatore la fuga del pittore. Segue poi la trattazione del tema della morte, condotto tramite pannelli retroilluminati e tele che si fanno portavoce della parte più tetra e lugubre dell’iconografia caravaggesca. Termina il percorso con una parte dedicata a Caravaggio regista: egli, infatti, lavorava come tale scegliendo i personaggi delle sue opere tra la gente di strada e utilizzava la camera oscura; qui il visitatore è immerso virtualmente nel lavoro del Maestro sul Seppellimento di Santa Lucia.

La mostra siracusana comprende anche due opere di Mario Minniti, amico di Caravaggio (suo ospite nel periodo in Sicilia): Miracolo della vedova di Naim e Maddalena ai piedi della croce.

Didascalie immagini

  1. Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Crocifissione di Sant’Andrea, olio su tela, 198×148,5 cm, Londra, collezione Spier (già Vienna, collezione Back-Vega)

IN COPERTINA
Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Crocifissione di Sant’Andrea, olio su tela, 198×148,5 cm, Londra, collezione Spier (già Vienna, collezione Back-Vega)
[particolare]

Luogo:
Palazzo della Soprintendenza ai Beni Culturali, Siracusa

Orari:
luglio, agosto e settembre
dal lunedì alla domenica
dalle 10:00 alle 23:00
(ultimo biglietto alle 22:00);
ottobre, novembre, dicembre e gennaio
dal lunedì alla domenica
dalle 10:00 alle 19:00
(ultimo biglietto alle 18:00)

Dove e quando

Evento: Caravaggio. Per una Crocifissione di Sant’Andrea
  • Fino al: – 10 January, 2020