A Monreale, presso il Complesso monumentale normanno Guglielmo II, si svolge una mostra dedicata alle opere in ceramica di grandi artisti, “Da Picasso a Warhol”.
Monreale infatti è stata riconosciuta come città della ceramica insieme ad altre quarantasei città italiane dal Consiglio nazionale ceramico del Mise. Il suo Complesso, bene materiale Unesco, ospita cento opere di sessanta artisti nella Sala Novelli e l’esposizione è curata da Vincenzo Sanfo.

L’iter è suddiviso in sette sezioni tematiche: “Un percorso storico”, “Cina, tra poesia e contestazione”, “Latino America e la forma del colore”, “Presenze italiane”, “Concettuale d’autore”, “La gioia della Pop art” e “La ceramica al femminile”. Le opere provengono da collezioni private: si tratta di ceramiche in terracotta e porcellana come piatti, tazze, brocche, sculture e vari oggetti decorativi.
L’antologica fa luce innanzitutto sull’arte di Pablo Picasso, che si accostò alla ceramica quando si recò nella francese Vallauris. La fabbrica di Madoura in Costa Azzurra, infatti, produsse oltre tremila oggetti ceramici firmati da Picasso, influenzando anche generazioni successive di artisti dediti ad altre forme d’arte, come pittori. In mostra scopriamo quindi Uccello con ciuffo, piattino in ceramica su cui Picasso ha raffigurato un volatile con modiche pennellate nere che ricordano gli inchiostri minimalisti delle stampe giapponesi, mentre un toro da lui abbozzato sempre in nero su un grande piatto bianco evoca la Spagna e Guernica.

Apprendiamo che anche Andy Warhol si dedicò alla produzione ceramica, ove traspose la serialità che contraddistinse la sua arte, come si nota in una serie di ventiquattro formelle in porcellana e in Golden Angel, candelabro ceramico bianco: ivi la raffigurazione tradizionale e sacra di un angelo sembra travalicare i confini del mondo commerciale cui egli si ispirava, popolato da dive e minestre di supermercati; ma anche qui avvertiamo la mordacia delle inquietudini di quel mondo e l’ironia verso la cultura di massa.
Esplodono nella ceramica anche i graffiti di Basquiat, come notiamo in Glenn, piatto porcellana di Limoges; qui affiorano suggestioni etniche, primitive, contaminate con citazioni del mondo attuale e raffigurazioni particolareggiate e urlanti.

Letteralmente in frantumi il vaso di Marco Rotelli, dal titolo In frammenti la vita, perché l’artista porta nella ceramica la sua ricerca plastica, così come avviene con il surrealismo di Dalì nel piatto smaltato con una raffigurazione esotica e straniante; o come avviene anche con il naturalismo “cellulare”, metamorfico di Yayoi Kusama; perché infatti la ceramica non conosce latitudini e lo conferma anche la presenza di Ai Weiwei, i cui semi di girasole in porcellana riversati e sparsi su un piano incuriosiscono e interrogano il visitatore. Inconfondibile, poi, la grafica stilizzata e bidimensionale degli omini danzanti di Keith Haring su alcuni piatti in mostra; e ancora, provocatori e caustici i vasi in ceramica smaltata di Maurizio Cattelan, come quello intitolato Shit.

Ecco dunque che la rassegna monrealese mostra al pubblico come la ceramica possa oltrepassare il settore dell’artigianalità, ove spesso viene esclusivamente confinata, per approdare nell’operato di celebri artisti e nella loro sperimentazione linguistica, al di là di qualsiasi barriera geografica e stilistica.