A Palermo fino al 6 settembre è in corso una mostra dedicata all’artista siciliano Onofrio Tomaselli, per ricordare i centoventi anni trascorsi dalla realizzazione del suo capolavoro, I carusi.
La mostra è curata dalla storica dell’arte Daniela Brignone ed è prodotta e organizzata dall’associazione I-design. Si svolge presso la Galleria d’arte moderna Empedocle Restivo, che già conserva alcuni dipinti del pittore verista, di cui si intende proprio ribadire le tematiche sociali e la loro contestualizzazione nell’ambito siciliano. “La mostra – afferma la curatrice – intende restituire centralità critica all’opera di Onofrio Tomaselli, ricollocandola nel contesto del verismo italiano e del più ampio sistema artistico tra Ottocento e Novecento. L’aggiornamento del corpus e l’analisi dei linguaggi adottati dall’artista permettono di valorizzare una produzione pittorica che si muove tra istanze sociali e sperimentazione formale”.
Grazie a studi recenti il catalogo delle opere di Tomaselli è stato aggiornato con nuove attribuzioni e contestualizzazioni che approfondiscono l’importanza della sua presenza nel sistema dell’arte tra fine Diciannovesimo e inizio Ventesimo secolo; la mostra, nello specifico, presenta cinquantasei opere che si collocano tra il 1860 e il 1945, insieme a dipinti veristi di Natale Attanasio, Antonino Gandolfo, Filippo Liardo, Luigi Di Giovanni, Antonino Leto e Alessandro Abate, concesse in prestito dal Museo civico di Castello Ursino, dal Comune di Leonforte e dalla stessa GAM.

Onofrio Tomaselli fu paesaggista e ritrattista ma realizzò anche cicli di affreschi per commissioni ecclesiastiche di Palermo e altri luoghi di Sicilia. Amò anche la ritrattistica femminile, che coniugò alla dedizione per il paesaggio collocandovi donne immaginifiche e preraffaellite, come nel ciclo decorativo di Palazzo Landolina di Torrebruna. Ma già dagli anni della formazione napoletana e romana l’attenzione è calamitata dalla cruda e drammatica realtà quotidiana, che si traduce nel linguaggio verista. Ne è portavoce e manifesto I carusi, presentata all’Esposizione internazionale del Sempione a Milano nel 1906: siamo nelle zolfare e diversi giovani a piedi scalzi e torso nudo lavorano faticosamente nello sfondo arido e roccioso di una giornata assolata. Camminano piegati in due dal peso di sacchi troppo pesanti per i loro corpi esili e qualcuno di loro, anch’egli giovanissimo e con le vesti lacere, giace stanco al suolo per trovare riposo. Assistiamo quindi a una denuncia sociale diretta e senza fronzoli che si oppone fortemente alle visioni idealizzate del mondo industriale tipiche dell’esposizione milanese.

In mostra anche Mandorli in fiore, del 1910, appartenente alla collezione del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica; ivi un declivio bucolico ammantato da erba e fiori rossi, punteggiato dal bianco vaporoso dei mandorli fioriti sotto i quali una donna lavora, distende l’anima e rischiara il pensiero.
In conclusione si nota quindi come Tomaselli ha saputo rispondere alle richieste delle aristocrazie come alle istanze delle classi popolari, rivelando tutte le contraddizioni dell’arte siciliana del tempo.
La mostra è arricchita anche dallo Zolfatarello ferito di Renato Guttuso, proveniente dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, che fu allievo di Tomaselli (e pure denunciò l’oppressione e lo sfruttamento minorile), nonché oggetti dal valore documentario di proprietà del Comune di Caltanissetta e del Museo etnografico interattivo della miniera del Comune di Serradifalco, come fotografie di carusi, ma anche lampade, caschetti, maschere antigas, contenitori per il pranzo e altri materiali utilizzati un tempo dai minatori. L’installazione interattiva Sufru (zolfo) di Fabio Tomaselli Paolizzo, erede dell’artista e ricercatore di profilo internazionale, chiude il percorso espositivo; a completamento di quest’ultimo si pone inoltre il progetto “Angels with Dirty Faces” al Museo Riso, con un video e alcune fotografie di Igor Grubić, noto artista croato, già protagonista alla 58ª Biennale di Venezia, che approfondisce il tema delle miniere traendo ispirazione dalla storica protesta dei minatori di Kolubara del 2000. E per approfondire la figura di Tomaselli e la produzione verista è stata realizzata una rete di connessione in Sicilia tra i luoghi legati all’artista e al Verismo, come il Cimitero dei Carusi a Caltanissetta, gli affreschi nelle chiese o le opere conservate nei musei di Villa Zito a Palermo. È possibile anche partecipare a visite guidate presso le muchate arabe di Palermo, cave sotterranee dove un tempo lavoravano i carusi.

Ecco quindi terminare il lungo oblio che aveva ammantato la figura di Tomaselli dopo l’ultima retrospettiva nella città natale, Bagheria, nel 1987. Oggi infatti l’esposizione alla GAM restituisce al pittore il ruolo precipuo rivestito nella storia dell’arte italiana e ricorda il suo prezioso apporto alla convergenza di localismo e risvolti internazionali della pittura siciliana.