La pregiata scultura greca che unisce il torso del Kouros di Lentinoi e la Testa Biscari è in mostra a Catania, presso il Museo Civico di Castello Ursino, in seguito alla prima esposizione svoltasi a Palermo presso Palazzo Branciforte.
Era stato Vittorio Sgarbi a indicare come “luogo perfetto” la sede museale catanese, oltre che il primo ad avere intuito che i due pezzi appartengono alla stessa opera; su tale aspetto una querelle impegna da anni la comunità scientifica in supposizioni e ipotesi.
L’idea progettuale è dell’architetto Francesco Mannuccia e l’esposizione curata da Sebastiano Tusa, scomparso prematuramente, che ha promosso l’intervento di restauro.

La statua in marmo è frutto dell’assemblamento di due parti anatomiche rinvenute separatamente. La Testa apollinea è stata scoperta nel Settecento da Ignazio Paternò Castello, principe di Biscari, ed è conservata oggi nel Museo di Castello Ursino; essa è stata quindi ricongiunta al torso di efebo acefalo acquisito nel 1904 dall’archeologo Paolo Orsi e conservato nell’omonimo Museo Archeologico Regionale di Siracusa. Le indagini petrografiche e geochimiche del 2011 hanno rappresentato il presupposto fondamentale per il ricongiungimento, poiché hanno attestato il ricavo dei due pezzi dallo stesso blocco di marmo, proveniente dall’isola di Paros.
Ecco dunque aggiungersi una nuova opera alla statuaria della Sicilia greca, il Kouros di Leontinoi, che in consonanza con la tipologia scultorea suddetta, molto diffusa nel periodo arcaico e classico, raffigura un giovane ed ha funzione funeraria o votiva.

La seconda tappa espositiva è pensata appositamente per la sede di Castello Ursino, con un allestimento che consente di arricchire e rileggere la conoscenza del Kouros ed è animato da suggestioni vibranti e originali soluzioni illuminotecniche.
All’inizio dell’esposizione il pubblico può osservare una sequenza di tre pannelli appesi alle capriate, con foto in scala reale di una serie di kouroi che esemplificano l’evoluzione di tale tipo scultoreo. Il fondale del percorso conduce poi il visitatore sino al Kouros, collocato dunque alla fine della mostra, in un ampio spazio circolare. L’allestimento illustra inoltre gli studi scientifici che hanno condotto all’unione tra i due reperti marmorei.
Si son fatti collimare i due reperti utilizzando il foro già esistente alla base della testa, troncata nel Settecento, colmando la parte lacunosa con una protesi in materiale plastico ad alta resistenza. Con la pulitura  sono stati rimossi depositi e incrostazioni che intorbidivano la tonalità della superficie marmorea della parte posteriore e dei fianchi del torso, riequilibrando così le variazioni tonali e consentendo di apprezzare pienamente le qualità materiche dell’opera.

Il Kouros è retto da un supporto progettato e modellato dallo scultore Giacomo Rizzo; egli, noto per la riproduzione delle pareti rocciose nelle sue opere, ha cercato di far congiungere perfettamente e in modo naturale le superfici di contatto degli arti inferiori con il blocco. Come altre opere superstiti che impreziosivano le poleis greche in Sicilia, il Kouros esposto è stato scolpito utilizzando un marmo d’eccellenza, il marmo pario delle isole Cicladi; a riprova di ciò si rileva infatti che, poiché in Sicilia non esistevano materiali lapidei così pregevoli come quel marmo bianco a grana media, i blocchi venivano imbarcati dalle Cicladi per raggiungere gli scultori delle botteghe siceliote. Rizzo vuole dunque che l’opera sembri emergere da un blocco di marmo, che si ipotizza della larghezza di tre palmi attici e della profondità di due. Grazie a tale supporto, peraltro, sono state nascoste (e non rimosse), le “protesi” che completano gli arti inferiori del Kouros e che inevitabilmente non si accordano alla visione generale dell’opera; esse infatti sono state inserite nel nuovo supporto espositivo, dotato all’interno di una struttura portante in acciaio.

Il visitatore può quindi camminare attorno all’opera e osservarla da ogni angolatura, ammirandone qualità cromatiche e materiche esaltate da luce diffusa e radente. La progettazione illuminotecnica prevede luci temporizzate che valorizzino il modellato e la plasticità della scultura e che determinino atmosfere luminose verosimili e accattivanti. Viene simulata infatti l’esposizione dell’opera ai primi bagliori dell’aurora, ai raggi diretti del sole allo zenit, alla luce morbida del crepuscolo, alla pallida luce lunare e delle lucerne notturne. Ecco dunque come il Kouros assurge a tableau vivant, richiamando percezioni reali e contribuendo a volgere l’osservazione passiva in esperienza, certo immersiva e coinvolgente.
Dopo l’esposizione di Palermo e Catania l’opera sarà trasferita al Museo archeologico Paolo Orsi di Siracusa, dove un convegno internazionale concluderà l’evento e, soprattutto, la scultura continuerà a essere intesa e presentata come unicum, non più scisso in due parti monche conservate in sedi diverse, in ossequio al pensiero di Tusa secondo cui il ricongiungimento consiste in un nuovo ritrovamento archeologico.

IN COPERTINA

Kouros di Leontinoi
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  1. Kouros di Leontinoi
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  3. Kouros di Leontinoi
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  4. Kouros di Leontinoi
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Luogo:
Museo Civico di Castello Ursino,
Piazza Federico II di Svevia,
Catania

Orario:
Dal lunedì alla domenica
ore 9:00 – 19:00

Dove e quando

Evento: Il kouros ritrovato
  • Fino al: – 03 November, 2019