L’esposizione “L’impossibile è Noto”, a cura di Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta, è dedicata ai principali movimenti d’avanguardia dell’arte novecentesca, come Futurismo, Cubismo, Surrealismo, Dada, accomunati dalla ricerca della novità e dalla volontà sperimentativa rispetto ai dettami della tradizione.

Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’impossibile?”, scrisse Filippo Tommaso Marinetti nel 1909, nel Manifesto del Futurismo; le avanguardie propugnarono infatti quanto nell’arte era ritenuto generalmente inaccettabile o comunque poco atteso, generando una rivoluzione estetica e formale che ha scosso l’intero secolo.
I movimenti – affermano i curatori – sia nell’ambito artistico che in quello sociale, sono azioni di gruppo e collettive che tendono a perseguire obiettivi di trasformazione della società in cui nascono e che rappresentano pienamente, carichi di forze innovative e di cambiamento”. Il tema delle avanguardie riveste infatti un interesse storico e attuale poiché esse corrono parallelamente alle trasformazioni socioeconomiche ed esistenziali del primo Novecento, che hanno determinato una rottura dell’ordine costituito e posto le basi delle condizioni dell’oggi e del domani. L’arte è lo specchio della realtà in cui nasce e si dispiega, da sempre.

La mostra netina presenta artisti del calibro di Picasso, Braque, Boccioni, Balla, Severini, De Chirico, Klee, Kandinskij, Masson, Max Ernst, Dalì, Mirò, rileggendo ampiamente la fenomenologia dell’arte dalla fine dell’Ottocento alla Seconda guerra mondiale. L’allestimento è organizzato in sezioni, sebbene i curatori precisino che alcune categorie tematiche si ripresentano nelle opere esposte al di là delle restrizioni delle etichette storiografiche. Il tema del movimento in fotografia e pittura, ad esempio, cui è dedicata la prima sezione, è sviluppato nelle sperimentazioni fotografiche di fine Ottocento, così come nell’avanguardia futurista, nel cubismo e nel cubo-futurismo russo. E ancora, ricordano i curatori, il tema della scomposizione cubista attraversa il surrealismo di Masson e il futurismo “proto meccanico” degli anni Dieci, culminando nel collage dadaista di Kurt Schwitters, mentre il biomorfismo, prettamente surrealista, si ravvisa anche nelle implicazioni più “biochimiche” e “cosmiche” del futurismo degli anni ʼ30.
Scopo della mostra, dunque, di ripercorrere un periodo saliente e rivoluzionario nella storia dell’arte, attraverso un vasto excursus di opere emblematiche delle correnti estetiche e di pensiero del XX secolo; opere che giungono da fondazioni, archivi e collezioni private.

Il percorso espositivo, come già accennato, prende l’avvio dal tema del movimento, di cui principali rappresentanti sono Eadweard Muybridge e Giacomo Balla. Il primo riporta nelle immagini fotografiche il movimento scomposto in frames, come nei salti atletici di Animal Locomotion (10 Sport Studies) Plate 152 e nel moto equino di Animal Locomotion Plate N 631. Gli stadi successivi della locomozione sono indagati da Balla in Studio per volo di rondine, immagine segnica ed essenziale come talune stampe giapponesi, realizzata con matita e pastelli su carta.
Nella sezione dedicata a Futurismo e Cubismo osserviamo l’inesplicabile rappresentazione della Madre di Umberto Boccioni, nonché le componenti astratte e i cenni geometrici dello Studio-composizione dello stesso artista; eguale dinamismo dei tratteggi e delle linee, sempre in chiave astratta e geometrizzante, rileviamo nello Studio per sobbalzi di una carrozzella di Carlo Carrà e nella Ballerina di Mario Sironi, scomposta in bozza e “bozzoli” di linee che si curvano e si rispecchiano sino a infagottare le forme risultanti. Sono sempre le linee, minimali in Standing Nude Female Figure di Picasso, ad evocare nell’opera omonima il nudo femminile, riconoscibile dai due cerchi che richiamano il seno.

In “Metafisica e Dada tra Europa e Italia” ammiriamo la ieraticità solenne e silenziosa dei manichini di De Chirico, come in Il trovatore e Il grande metafisico, o il collage di legno, tela e carta di Kurt Schwitters, Equisite, il cui assemblaggio di materiali incarna la poetica dadaista.
Nella sezione dedicata al “Surrealismo” Max Ernst ci parla di una sua personale primavera (Printemps), dominata dall’azzurro e da due forme astratte che ricordano gli ombrellini decorativi dei cocktail visti dall’alto; ivi non può mancare la celebre donna-violino di Man Ray, in Senza titolo (7/8) Le violon d’Ingres.
Nel “Futurismo negli anni trenta” l’Architettura nello spazio di Prampolini accenna a spazi reali che si confondono con l’astrazione di forme geometriche campite da colori accesi, ma di astrattismo come tendenza si parla nella sezione dedicata appunto al tema “Astrattismo e Astrattismo Lirico”, e in “L’astrattismo è la materia”. Immancabile Paul Klee, con il primitivismo della sua Hier Der Bestellte, o Kandinsky, con la spiritualità delle forme geometriche indagate in Ohne Titel o in Mittengrun (Green In The Middle).
Una sezione, inoltre, è dedicata a Mirò e Depero e un’intera sala a Salvador Dalì, in occasione del trentesimo anniversario della sua morte, mentre nelle due sale esterne che danno sul cortile del museo è collocata un’appendice della mostra, che approfondisce il dialogo tra i movimenti che hanno rivoluzionato arte e cultura novecentesche mettendo a confronto il futurismo di Marinetti con il cosiddetto “futurismo gotico” dell’artista visivo Rammelzee. La mostra dunque ha un ruolo fondamentale per la conoscenza dell’arte che si colloca nel passato, ma sa volgere sapientemente lo sguardo verso il presente e il futuro.

Didascalie immagini

  1. Immagine della mostra, sezione “Futurismo negli anni Trenta”
  2. Immagine della mostra, sezione dedicata a Dalì
  3. Enrico Prampolini, Architettura nello spazio, 1920 ca., tempera su carta intelata 71×51 cm
  4. Tullio Crali, Aerocaccia II, 1936 ca., olio su tavola, 79×99 cm

IN COPERTINA
Immagine della mostra, sezione “Futurismo negli anni Trenta”
[particolare]

 

Luogo:
Convitto delle Arti Noto Museum,
Corso Vittorio Emanuele 91, Noto

Orari:
aprile, maggio e giugno:
da lunedì a venerdì
dalle 10:00 alle 20:00
(ultimo biglietto alle 19:00);
sabato e domenica
dalle 10:00 alle 23:00
(ultimo biglietto alle 22:00)

Dove e quando

Evento: L’impossibile è Noto. Cento capolavori dei maestri del ʼ900
  • Fino al: – 11 November, 2019
  • Sito web