Ludovico Corrao, paladino degli umili e avvocato intrepido, sognava una Sicilia non più maschilista quando eliminò il delitto d’onore dal codice penale con il caso Franca Viola; si adoperò per la rinascita di Gibellina dopo il terremoto del ʼ68 attirando nell’entroterra trapanese artisti, architetti e intellettuali, perché non bastava ricostruire le case; e sognava il dialogo tra le culture mediterranee e il mondo, così da fondare il Museo delle trame mediterranee e la Fondazione Orestiadi.

Oggi il sogno di Corrao continua. Le opere del Museo gibellinese, infatti, sono in mostra a Palermo negli spazi di Palazzo Sant’Elia, consolidando così il ponte tra i due continenti, Europa e Africa; si tratta delle opere realizzate da artisti provenienti da ogni parte del Mediterraneo durante il periodo della residenza d’artista voluta da Corrao a Gibellina e con esse dialogano quelle che gli artisti europei dedicano al continente africano, affrontando secondo differenti prospettive il composito rapporto tra Africa ed Europa.
I due continenti hanno da sempre intessuto legami significativi; scriveva infatti Corrao: «Gli esodi antichi ed attuali, le migrazioni dovute alle catastrofi naturali o economiche, gli insediamenti successivi ai conflitti, svelano la trama della comune matrice culturale. […] Le analogie tra Marocco, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Medio Oriente, il Mediterraneo e l’Africa a Sud del Sahara, costituiscono il comune linguaggio ed il sentire riconoscibile sin dalla preistoria rinnovato continuamente da migrazioni, scambi economici, ma anche da scuole di pensiero e da comunità di artisti, architetti, artigiani […]».

L’iter espositivo comprende una sezione dedicata alle arti decorative e un’altra alle arti visive; nella prima scopriamo con quanta maestria gli artigiani guardavano alle loro tradizioni per plasmare manufatti, tessuti e monili; i gioielli algerini, ad esempio, mostrano ricercatezza e stile nel loro argento cesellato punteggiato di filigrana, corallo e smalti, così come avveniva nell’arte orafa dell’Alto Medioevo. Esotici e ammalianti, poi, i gioielli delle comunità ebraiche in Tunisia, le collane marocchine in copale, i copricapi in perline colorate degli Yoruba nigerini e le ancestrali sculture Dogon del Mali; di queste ultime, ad esempio, rinveniamo ampie suggestioni nell’arte dei Fauves, nella nuova tridimensionalità ricercata dal Cubismo, nella vitalità auspicata dai Futuristi.

La Scrittura di Giusto Sucato è un cerchio perfetto dalla superficie lunare percorsa da segni tribali che ricordano quelli tatuati sulla pelle nella cultura africana o quelli rupestri dell’epoca preistorica; mostra intenti satirici l’opera di Ettore Innocente, Senza scopo di lucro, che riflette sul rapporto tra guerra e potere, tra la dittatura delle armi e la libertà infranta dei popoli, tra chi insidia e chi subisce; è invece arte decorativa quella del tunisino Kaled Ben Slimane, la cui pittura su contenitori in ceramica ricorda l’essenzialità delle stampe giapponesi dell’Ottocento, che qui si fa evocativa del mondo naturale con i suoi frutti e ciuffi d’erba; natura e fantasia si compenetrano anche nell’opera della tunisina Meyra Yedidsion, in cui le pennellate si spezzettano in colori scomposti, di ricordo impressionista. ʼNdoye Mohamadu, del Senegal, propone un dipinto di intensa profondità, dalla composizione semplice ed equilibrata fatta di esigue forme e meditativa nel blu che cola dalle casupole al mare: qui la simmetria tra visibile e astrazione incontra il suo apice, al punto da far disperdere ogni distinzione tra una pittura realistica e una più astratta, di solo colore e dal sapore informale.

Non è un caso dunque che sia stata scelta Palermo come sede dell’evento espositivo, poiché essa è crogiuolo di un vivace pluralismo multiculturale e multietnico. Ecco dunque come Crossing Africa ci invita a guardare con rispetto, sensibilità e condivisione alla cultura del vecchio continente, da cui peraltro derivano le nostre radici più antiche. Perché è con la conoscenza che si può infrangere la dittatura dell’ignoranza e aprire la strada della solidarietà e della pacifica convivenza.