In mostra a Villa Zito, a Palermo, un’esposizione incentrata sulla pittura dell’Italia centrale e meridionale tra ’600 e ’700 e nella fattispecie sugli artisti denominati “caravaggeschi”. L’evento è presentato dalla Fondazione Sicilia e curato da Maria Cristina Bandera, direttrice scientifica della Fondazione Longhi, da cui giungono infatti le principali opere esposte, giacché essa serba quanto donato dal celebre storico dell’arte italiano e collezionista Roberto Longhi. Egli infatti nel 1970, alla sua morte, ha lasciato “per vantaggio delle giovani generazioni” la collezione artistica, la fototeca e la biblioteca nella villa fiorentina “Il Tasso”, ove attualmente risiede la Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.

Lo studioso ha fortemente contribuito a far conoscere il mirabile operato di Caravaggio e dei suoi seguaci, cui ha dedicato un’intera vita di studio; ne è portavoce la tesi di laurea a lui dedicata nel 1911 e segno di una scelta intraprendente in un’epoca in cui il Merisi era appena conosciuto, tantomeno stimato. Ma Longhi ha immediatamente riconosciuto il carattere rivoluzionario della pittura di Caravaggio, da lui infatti definito “il primo pittore dell’età moderna”. Nella sua residenza, oggi villa “Il Tasso”, appunto, ha collezionato numerosissime opere di artisti di vari periodi temporali, oggetto di ricerche e studi. Non possiamo non citare, in primis, il disegno a carboncino che Longhi ha tratto dal caravaggesco Ragazzo morso da un ramarro, che è stato acquistato dallo storico nel 1928 e ha conosciuto anche esposizioni internazionali. Il disegno risale al 1930 ed è esposto nella parte introduttiva della mostra.
Di innegabile rilevanza il nucleo comprendente le opere dei caravaggeschi, di cui in mostra possiamo ammirare vari dipinti, insieme a quelli di altri artisti che hanno operato nell’Italia meridionale nello stesso periodo e che pure mostrano influssi e suggestioni della pittura del Merisi.
Evidenti i riferimenti alle azioni e all’ambientazione della caravaggesca Vocazione di San Matteo a San Luigi dei Francesi nella maestosa Negazione di Pietro di Valentin de Boulogne, peraltro emblema di una declinazione del caravaggismo operata dal pittore Bartolomeo Manfredi; costui, come tanti altri artisti che conobbero il Merisi a Roma quando era ancora vivo, lo imitò, soprattutto nelle scene di genere (basti pensare ai frequentatori di osterie), sicché il suo stile fu definito “manfrediana methodus”(genere o metodo alla Manfredi) dallo storico seicentesco Joachim von Sandrart.

In mostra cinque tele di Jusepe de Ribera, rappresentanti gli Apostoli, come San Tommaso, inquadrato di profilo; di lui ammiriamo l’umanità veritiera, giovanile e accostante, i morbidi effetti chiaroscurali che esaltano i gonfi volumi del panneggio e le lucentezze che punteggiano il volto all’altezza dello zigomo.
Seguace di Caravaggio a Napoli fu Battistello Caracciolo, di cui è in mostra il tenebroso Cristo morto trasportato al sepolcro; ivi i contrasti chiaroscurali si fanno più accentuati e aspri, in una rappresentazione in primo piano che nulla cela di un evento di altrettanta asprezza.
Nel Davide con la testa di Golia di Giovanni Lanfranco la figura umana si fa forse più marmorea e meno veritiera anatomicamente, sullo sfondo di un ambiente onirico con tinte ardenti che richiamano la sanguinosità dell’evento; le medesime fattezze corporee si ravvisano nella Vanità di Angelo Caroselli.
Le novità introdotte da Caravaggio nel genere paesaggistico sono evidenti nel due Paesaggi di Filippo Napoletano e Viviano Codazzi; del primo osserviamo Bivacco notturno al chiaro di luna, dall’oscurità cupa e destabilizzante, mentre di Codazzi la Torre di san Vincenzo a Napoli, che è stata restaurata per l’occasione ed è animata da intensi contrasti chiaroscurali di evidente ascendenza. Anche il David di Andrea Vaccaro, che guarda al naturalismo di Caravaggio in chiave classicistica, è stato restaurato per l’esposizione e mostra l’influsso del Merisi nell’arte napoletana, come anche il San Girolamo del Maestro dell’Emmaus di Pau.

Di Matthias Stom, vicino al naturalismo olandese di stampo caravaggesco, è l’Annuncio della nascita di Sansone a Manoach e alla moglie, pervaso da una luce calda e significativo per l’espressività dei personaggi, prima fra tutte quella che vivifica il volto rugoso e sorpreso della figura maschile.
È però Mattia Preti il pittore che più di tutti mantiene vivo il caravaggismo fino alla fine del ’600; di lui conosciamo ad esempio Cristo e la Samaritana, proveniente dalla Fondazione palermitana. Mattia Preti conosce Caravaggio a Roma, ne apprende le tecniche e ne mutua l’impostazione della rappresentazione e le modalità di utilizzo della luce.
In mostra sono presentati anche i capolavori della pittura di figura del ’700, risalenti a due diverse correnti stilistiche; una più sofisticata, cui riconduciamo ad esempio Lucrezia e Cleopatra di Francesco Solimena, un’altra naturalistica, cui afferisce Fantesca di Gaspare Traversi.
Da non perdere poi la fiera e sfacciata Giuditta con la testa di Oloferne e il mitologico e chiassoso Nettuno e Anfitrite del napoletano Luca Giordano, che dalle influenze post-caravaggesche e napoletane approda a una pittura barocca e fantasiosa, più settecentesca.

Rammentiamo infine che l’esposizione prevede anche un articolato progetto didattico, con visite animate e laboratori, rivolto a scuole e famiglie.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Valentin de Boulogne, Negazione di Pietro, 1615-1617 circa, olio su tela, 171,5x241 cm, Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.
  2. Jusepe de Ribera, San Tommaso, 1612 circa, olio su tela, 126x97 cm, Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.
  3. Matthias Stom (Stomer), Annuncio della nascita di Sansone a Manoach e alla moglie, 1630-1632 circa, olio su tela, 99 x 124,8 cm, Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.
  4. Luca Giordano, Giuditta con la testa di Oloferne, 1660-1670 circa, olio su tela, 217x145 cm, Palermo, Sicily Art and Culture. Società strumentale della Fondazione Sicilia.

IN COPERTINA
Valentin de Boulogne, Negazione di Pietro, 1615-1617 circa, olio su tela, 171,5x241 cm, Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi.
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Orari:
dal martedì al giovedì dalle 10:00 alle 17:00.
Venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 10:00 alle 19:00.
Chiuso lunedì. Apertura straordinaria 2 aprile 2018.

 

Dove e quando

Evento: Da Ribera a Luca Giordano. Caravaggeschi e altri pittori

Indirizzo:
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Fino al: 20180610