La Galleria d’arte moderna di Palermo sceglie di ricordare un noto protagonista della pittura ottocentesca in Sicilia, Antonino Leto, con una mostra di circa cento opere.

L’esposizione ricostruisce il percorso dell’artista e persegue l’obiettivo primario di rimarcare la veste europea dell’arte di Leto, come è già avvenuto dieci anni prima con la rassegna su Francesco Lojacono; Leto, infatti, pur essendo ritenuto un rappresentante del verismo, reca con sé la portata dell’arte di macchiaioli e impressionisti. Si forma infatti a Napoli, nella “Scuola di Resina” del macchiaiolo Adriano Cecioni; essa propugna una rappresentazione naturalistica più immediata e incentrata sull’impressione, anziché sulla precisione analitica di un artista, seppur di rilievo, come Filippo Palizzi.
A Firenze, inoltre, Leto è in contatto con altri macchiaioli e a Parigi frequenta Giuseppe De Nittis. Ciò non è un dettaglio trascurabile se pensiamo che De Nittis è vicino agli impressionisti per i temi trattati, la luce delle rappresentazioni e le forme morbide e sfumate. Leto, come gli impressionisti, si dedica appassionatamente alla rappresentazione del paesaggio e nella fattispecie a quello siciliano; con Lojacono e Michele Catti costituisce infatti il principale esponente del genere paesaggistico in Sicilia nell’Ottocento.
I luoghi di nascita (Monreale, 1844) e di morte (Capri, 1913) rivelano una dualità che è concretizzata anche nelle sue opere, in cui ammiriamo vedute mediterranee della Sicilia e dell’area partenopea. Per quanto concerne il rapporto con la regione natia, l’esposizione ha il merito di ripercorrere attentamente il legame tra Antonino Leto e gli esponenti della famiglia Florio, emblema del progresso industriale della Belle Époque palermitana e principali mecenati dell’artista. Il dipinto La pesca del tonno infatti, oltre che evocare alcune pagine de I Malavoglia, ci ricorda che a Favignana i Florio avevano fondato una grande tonnara, che ha dato lavoro a molti operai e diffuso globalmente i prodotti di tonno. Nell’opera appena citata assistiamo a una mattanza di pesci, che le pennellate rapide confondono con la profusione di schiuma marina, attorniata dai corpi in controluce di numerosi pescatori; la resa in controluce, appunto, o il dettaglio dei luccichii dell’acqua marina, mettono a nudo la maestria dell’artista.

Attraverso la mostra ci accorgiamo anche di come il periodo a Parigi sia stato determinante per l’affermazione di Leto sulla scena artistica internazionale; a invitarlo nella capitale francese è infatti il mercante Goupil, la cui maison possiede una moltitudine di filiali aperte nelle principali città d’Europa e d’oltreoceano e orienta il gusto borghese dell’epoca. Gusto pienamente incarnato dai dipinti con scene di vita parigina, come la contemplativa Vecchia Parigi, simile alla veduta di una cartolina di viaggio: piccole e indistinguibili figure umane popolano un’ampia piazza dominata da abitazioni caratteristiche e dai colori autunnali come quelli degli alberi quasi spogli che la precedono; la vita scorre pacifica, in un tempo che sembra quasi essersi fermato.
La mostra si sofferma anche sull’affermazione di Leto in ambito nazionale, ricordando gli acquisti della casa reale e dello Stato. Osserviamo infatti l’opera I funari di Torre del Greco, il cui sviluppo è illustrato dagli studi preparatori, presentata all’Esposizione Nazionale di Roma del 1883 e acquisita per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Il dipinto è confrontato con un altro, dal soggetto analogo, realizzato un anno prima da Gioacchino Toma (patriota e pittore napoletano); è uno spaccato del lavoro in Italia nel periodo postunitario, che fa riflettere sull’importanza delle tradizioni locali ma soprattutto sul dominio della manualità e della fisicità nella dimensione lavorativa, oggi spodestate dal progresso tecnologico e virtuale, dalla comodità di un click o di un comando vocale a un dispositivo.

Per quanto concerne i dipinti realizzati nell’area campana ricordiamo Centodieci anni ad Ischia, in cui le forme risultano da macchie di colore, brillanti e rugose come il volto dell’anziano che siede, quasi ripiegato su se stesso, tra rigogliosi vasi di piante, in un primo piano certo più ombroso rispetto al bianco brillante delle case alle spalle; o lo studio per La sciavica, che si riferisce al vecchio nome della zona antistante la spiaggia di San Francesco a Forio, dove la luce solare solca impietosa la pelle e gli occhi dei tre pescatori che tirano le reti a riva.

È poi ripercorsa una parte della produzione presentata alla Biennale di Venezia, soprattutto quelle del 1910 e del 1924, che suggellano la fama di Leto in ambito internazionale e lo introducono nel settore del collezionismo più influente. Ammiriamo dunque i paesaggi con vedute di Capri, come Dietro la piccola marina a Capri, capolavoro acquistato dal principe Costantino di Grecia alla IX Biennale di Venezia ed esposto per la prima volta proprio a Palermo. A Capri infatti il pittore siciliano si ritira definitivamente nel 1890 e ama ritrarre con colori luminosi gli angoli più pittoreschi dell’isola e le occupazioni quotidiane degli abitanti. Ivi nel 1892 fonda anche il Circolo artistico, con Augusto Lovatti, Bernardo Hay e altri artisti.
Leto è incantato dal suggestivo ambiente caprese, ricco di scorci affascinanti e atmosfere d’incanto, che traduce in una pittura più consistente, stesa a macchie e con forti contrasti chiaroscurali, come possiamo notare in I Faraglioni a Capri o in Veduta dal giardino dall’Hotel Pagano. Contribuisce così a consacrare quell’isola magica come luogo idilliaco e irrinunciabile per qualsiasi pittore che voglia operare en plen air.

Ddascalie immagini

  1. Antonino Leto, Saline di Trapani, 1881 ca., olio su tela, 50,3 × 84 cm, Palermo, Galleria d’Arte Moderna; credit: Civita Sicilia – Giacomo D’Aguanno
  2. Antonino Leto, La pesca del tonno (La mattanza a Favignana), 1887, olio su tela, 96 × 188 cm, Palermo, Sicily Art and Culture. Società strumentale della Fondazione Sicilia; credit: Civita Sicilia – Giacomo D’Aguanno
  3. Antonino Leto, Centodieci anni ad Ischia, 1883 ca., olio su tavola, 26 × 42 cm, Palermo, Galleria d’Arte Moderna, credit: Civita Sicilia – Giacomo D’Aguanno
  4. Antonino Leto, La sciavica (Studio), 1887 ca., olio su tela, 40 x 60 cm, Palermo, Collezione privata, Courtesy Galleria Beatrice, Palermo

IN COPERTINA
Antonino Leto, Saline di Trapani, 1881 ca., olio su tela, 50,3 × 84 cm, Palermo, Galleria d’Arte Moderna; credit: Civita Sicilia – Giacomo D’Aguanno

Orari:
da martedì a domenica
ore 9.30 – 18.30.
Lunedì chiuso.
La biglietteria chiude un’ora prima.

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Dove e quando

Evento: Antonino Leto. Tra l’epopea dei Florio e la luce di Capri
  • Fino al: – 09 February, 2019
  • Indirizzo: Galleria d’arte moderna, Via Sant’Anna, 21 – Palermo
  • Sito web