A Palermo, in occasione dei Cinquecento anni dalla morte di Raffaello (anniversario caduto nel 2020 ma rinviato al 2021), viene esposto nel sottocoro della Galleria di Palazzo Abatellis l’arazzo Ananias e Saphira, tratto dal cartone della serie realizzata dall’artista per la Cappella Sistina. L’esposizione rappresenta la terza tappa di un percorso iniziato a Roma nel 2020, proseguito a Loreto e poi interrotto a Palermo a causa della pandemia.

La mostra rientra nella Settimana delle culture, che si conferma ancora una volta come laboratorio di idee, di incontri e relazioni nel territorio, in antitesi con i “salotti” autoreferenziali; l’omonima associazione, infatti, prevede lo svolgimento di eventi artistici, musicali e teatrali in vari quartieri della città per dar fiato alle manifestazioni culturali dopo un lungo periodo di immobilità. L’edizione di quest’anno, la decima, è dedicata alle donne afghane che si ribellano silenziosamente contro un regime talebano fortemente integralista; a Palazzo Oneto, infatti, Tullio Fortuna espone una foto emblematica che rappresenta una donna velata.

L’arazzo esposto, parte della collezione privata di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona, appare di ottima fattura e dai colori splendenti. Insieme ad altre opere coeve viene inserito in un percorso ideato dalla direttrice di Palazzo Abatellis, Evelina De Castro, e da Giacomo Fanale. In mostra è anche l’incisione Ananias et Saphira che il francese Nicolas Dorigny realizzò ad acquaforte e bulino tra il 1711 e il 1719 su incarico della regina Anna d’Inghilterra per celebrare la collocazione del cartone ad Hampton Court, di fronte alla Consegna delle chiavi.

L’arte di Raffaello era innovativa, poiché anticipò la produzione delle opere in serie, peculiare di tanta arte contemporanea; egli infatti sostenne la riproduzione e la diffusione delle sue immagini tramite stampe multiple.

Gli storici hanno ricondotto l’arazzo alle tessiture di Heinrich Mattens di Bruxelles nel periodo che si colloca tra il 1620 e il 1624; l’opera faceva parte di una serie di cui si conosceva solo la Lapidazione di Santo Stefano nel castello di Plessis-Bourré, nella Loira.

L’arazzo esposto testimonia la fortuna che ebbero gli arazzi sistini e i cartoni esposti oggi al Victoria & Albert Museum di Londra. Gli arazzi di Raffaello, infatti, acquisirono subito fama e calamitarono l’attenzione di alcune corti di Europa, che chiesero di replicarli. Nelle repliche furono apportate variazioni negli sfondi, nelle ambientazioni e nel numero delle figure, mentre lo schema del soggetto rimase immutato, risultando quindi subito riconoscibile. Nella rappresentazione dell’arazzo all’Abatellis il riferimento è a un episodio del Nuovo Testamento, secondo cui due anziani, marito e moglie, vollero mettersi in mostra davanti alla comunità cristiana dicendo di offrire agli Apostoli il ricavato intero, in realtà parziale, della vendita di un campo; i due caddero a terra e morirono dopo aver mentito pubblicamente alle domande di Pietro. Nell’arazzo la gente si accalca e si stupisce, malcelando espressioni e gesti di scandalo dietro forme anatomiche semplici, ingenue, poco realistiche ma atte alla trasmissione immediata e comprensibile di un messaggio, veicolato peraltro da colori ancora brillanti e ben conservati, all’interno di una cornice impreziosita da elementi vegetali.

Ananias e Saphira volevano truffare la comunità e privarla di beni destinati a tutti, così perirono. L’episodio riportato dall’opera risulta curiosamente calzante con i fini collettivi e pubblici che animano la Settimana delle culture, che vuole infatti riaffermarsi come summa di incontri, crogiuolo di scambi, tessitrice di relazioni anche multietniche e promotrice di un’arte sociale ed estensiva.

Dettagli

DIDASCALIE IMMAGINI

L’arazzo Ananias et Saphira in mostra a Palazzo Abatellis

 

 

Orari

9:00 – 19:00 (martedì – sabato) | 9:00 – 13:30 (domenica)

Sito web: https://www.settimanadelleculture.it/

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Abatellis - Via Alloro - Palermo
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Fino al: 07 Gennaio, 2022