‘Un ballo in maschera’ ha aperto la stagione 2019 del Regio di Parma, un allestimento con scene dipinte su carta da Giuseppe Carmignani nel 1913 e riportate allo splendore di allora dopo un lungo e delicato lavoro di restauro. Operazione che fa un plauso al Teatro per aver restituito nuova vita alle scenografie realizzate per l’opera in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Verdi. Un lavoro certosino, ricordiamo fra tutti quello di Rinaldo Rinaldi, per il ripristino di fondali originali dando smalto a scenografie arrivate a noi quasi intatte, solo “nell’orrido campo” sono irrecuperabili le quinte laterali. Inoltre, nella scena dove Riccardo firma il rimpatrio di Amelia, sono state usate solo le due prime quinte ristrette e il fondo è stato risolto con il buio. Però, quando si è aperta la sala da ballo, la magia ha pervaso l’intero teatro. Eccellente l’idea – sull’overture – di far scorrere le immagini video delle attività di recupero. 

Su Giuseppe Carmignani possiamo dire che nacque a Parma il 15 settembre 1871 e, molto precocemente, iniziò la carriera a fianco di grandi scenografi del tempo e lavorò anche al Teatro alla Scala per poi trasferirsi in Sudamerica dove ebbe grandi successi. Alla richiesta di tornare nella sua Parma per collaborare alle scene per Aida e Ballo in maschera, fortunatamente per noi, non seppe dire di no.
L’allestimento attuale è stato scelto in occasione di un altro centenario, quello della morte del direttore Cleofonte Campanini (Parma, 1º settembre 1860 – Chicago, 19 dicembre 1919), ideatore e finanziatore delle celebrazioni verdiane del 1913, ed è dedicato a Marcello Conati, insigne musicologo, studioso e ricercatore recentemente scomparso.

Melodramma in tre atti su libretto di Antonio Somma, tratto da “Gustave III, ou le bal masque” di Eugenie Scribe e ispirato alla figura del re di Svezia, vittima di una congiura ordita durante un ballo in maschera, l’opera era originariamente destinata alle scene del Teatro di San Carlo di Napoli. Non piacque ai Borboni così, dopo travagliate vicende, il libretto venne adattato – per superare la censura – spostando l’azione dall’Europa all’America. Al posto del sovrano, il protagonista diventa il governatore di una colonia inglese. Con queste e altre significative modifiche, l’opera debuttò il 17 febbraio 1859 al Teatro Apollo di Roma segnando un brillante successo nella carriera di Verdi.

Avendo assisitito all’ultima rappresentazione delle sei in programma, il teatro era esauritissimo come accade di domenica quando in scena ci sono cose imperdibili: si mettono in viaggio i melomani che arrivano da tutta Italia. Lo spettacolo, coprodotto con Auditorio de Tenerife e Royal Opera House Muscat, è firmato da Marina Bianchi, con il coordinamento dello spazio scenico e gli arredi di Leila Fteita, i costumi di Lorena Marin, le luci di Guido Levi, il video di Stefano Cattini, le coreografie di Michele Cosentino eseguite dal corpo di ballo di Atermis Danza.

La regista, ha spiegato: “La proposta del Teatro Regio di recuperare questo allestimento storico ha incontrato il mio amore per la memoria: si tratta di un’affascinante operazione che contiene il passato per proiettarlo, con tutta la sua sapienza teatrale, nell’oggi della tecnologia esasperata e dei volumi costruiti. C’è dunque una scenografia dipinta che racconta il teatro com’era, un contenitore che arriva dalla tradizione teatrale italiana più pura, e che mi ha spinto ad immaginare tutto il resto: mobili, oggetti, costumi, luci e movimenti scenici. Dal punto di vista drammaturgico siamo di fronte a una storia d’amore e di morte. Sullo sfondo congiure e feste, tra le quali si consuma il dramma dei due protagonisti maschili, Riccardo e Renato, e di Amelia, nobile d’animo, il cui confronto con Ulrica, signora delle forze oscure, strega e fattucchiera, guaritrice e sciamana, mi affascina particolarmente”.

Musicalmente, il direttore Sebastiano Rolli, giovane bacchetta in ascesa, a Parma “gioca in casa” e, nei vari cambi scena, il pubblico gli ha tributato calorosamente il proprio assenso, Va detto che, alla guida dell’Orchestra Filarmonica Italiana e Orchestra Giovanile della via Emilia, ci ha regalato una bella performance. Il Coro del Teatro Regio, preparato dal maestro Martino Faggiani, è stato una carta vincente sin dall’inizio.

Bene la compagnia di canto con Saimir Pirgu (tenore) che ha dato a Riccardo presenza scenica e bel timbro; Renato di Leon Kim (baritono) timbro pulito e dizione corretta; Silvia  Beltrami (mezzo soprano) è stata Ulrica di fortissima presenza scenica e vocalmente perfetta. Irina Churilova (soprano) offre una buona esecuzione di Amelia. Una menzione particolare per Laura Giordano (soprano) per il virtuosismo di Oscar, vocalmente e scenicamente una sorpresa  bellissima. Un plauso anche al corpo di ballo Artemis Danza.

Alla fine dello spettacolo applausi per tutti e standing ovation al ricordo del protagonisti del 1913. Davvero un’eccellente operazione culturale con la speranza possa essere riproposta da altri teatri.

Didascalie immagini nel testo e in copertina
scatti durante l’ultima replica del 20 gennaio 2019
foto © Roberto Ricci
courtesy Teatro Regio Parma

UN BALLO IN MASCHERA

Melodramma in tre atti, libretto di Antonio Somma
da Gustave III ou Le balmasqué di Eugène Scribe

Musica GIUSEPPE VERDI

Personaggi e Interpreti

  • Riccardo SAIMIR PIRGU / OTAR JORJIKA (17, 19)
  • Renato LEON KIM / SERGIO BOLOGNA (17, 19)
  • Amelia IRINA CHURILOVA /  VALENTINA BOI (17, 19)
  • Ulrica SILVIA BELTRAMI / AGOSTINA SMIMMERO (17, 19)
  • Oscar LAURA GIORDANO / ISABELLA LEE (17, 19)
  • Silvano FABIO PREVIATI
  • Samuel MASSIMILIANO CATELLANI 
  • Tom EMANUELE CORDARO
  • Un Giudice BLAGOJ NACOSKI
  • Un servo di Amelia BLAGOJ NACOSKI

Maestro concertatore e direttore SEBASTIANO ROLLI

Regia MARINA BIANCHI

Scene GIUSEPPE CARMIGNANI
ripristino fondali RINALDO RINALDI
Coordinamento spazio scenico e arredi LEILA FTEITA

Costumi LORENA MARIN

Luci GUIDO LEVI

Coreografie MICHELE COSENTINO

ORCHESTRA FILARMONICA ITALIANA

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

CORPO DI BALLO ARTEMIS DANZA

Maestro del coro MARTINO FAGGIANI

Allestimento storico (1913) del Teatro Regio di Parma
in coproduzione con Auditorio de Tenerife, Royal Opera House Muscat 

in scena dal 12 al 20 gennaio 2019