​Al Teatro Carlo Felice debutto con grande successo per Il trovatore, dramma in quattro parti di Giuseppe Verdi su libretto di Salvadore Cammarano, dal romanzo El trovador di Antonio García Gutiérrez. Alla prima sono stati registrati oltre millecinquecento spettatori – nella maggior parte dei teatri italiani il numero sarebbe superiore al sold out – che hanno tributato, alla produzione genovese con la visione registica di Marina Bianchi, applausi a scena aperta dopo le arie più celebri e quasi dieci minuti finali.

Quasi esaurita anche la seconda replica, la pomeridiana domenicale di cui vi riferiamo, a conferma dell’apprezzamento per le scelte programmatiche della stagione, accendendo, dopo le pagine di Mozart e Mascagni, una luce sul grande melodramma, protesi verso l’altrettanto atteso prossimo titolo Tristan und Isolde di Wagner, pagina imponente per struttura musicale e densità emotiva.

Ci teniamo a segnalare che, con Il trovatore, ha preso il via il progetto “Navigare insieme”, ideato da Manuela Litro e formato da una serie di iniziative per favorire l’accesso al teatro di persone con diverse disabilità, scelta non casuale ricordando come, nei primi punti del testamento redatto nel maggio 1900, il Maestro Verdi lasciò somme ingenti a quattro istituti assistenziali genovesi (fra i quali il “David Chiossone”).

Rappresentata per la prima volta a Roma, al Teatro Apollo, il 19 gennaio 1853, Il trovatore è l’opera popolare per eccellenza, amata particolarmente dai puristi che trovano, nella storia di Azucena e Manrico, il Verdi più autentico. Indubbiamente è fra le più passionali del grande repertorio romantico con pagine immortali (​come “Di quella pira“​,​ divenute cavalli di battaglia per grandi interpreti) e scene che palesano le straordinarie intuizioni drammaturgiche del compositore come il “Miserere“.

C​on Giampaolo Bisanti alla guida di Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice​, come accennato sopra, l’allestimento è quello firmato nel 2019 (subito prima del covid) da Marina Bianchi ​- scena girevole di Sofia Tasmagambetova e Pavel Dragunov ​- per ricreare i bastioni della fortezza con un cielo costantemente opprimente, la luna velata e gli scheletri penzolanti a ricordare la violenza sempre incombente​.

All’apertura del sipario un castello su una piattaforma girevole con dietro delle proiezioni cupe, fosche e il fuoco resta presente durante l’intera opera. Grande attenzione anche ai più piccoli dettagli per l’integrazione di mimi e figuranti. Grazie al maestro d’armi Corrado Tomaselli, che ha sapientemente istruito tutte le comparse, i duelli sono ricreati al rallentatore e, i bellissimi costumi dell’epoca in cui si svolge la vicenda, hanno contribuito ad accontentare anche i melomani tradizionalisti.

Passando alla parte musicale, troppo spesso ascoltiamo quest’opera diretta in modo eccellente, ma con l’orchestra a prevalere su tutto, non è stato il caso del maestro Giampaolo Bisanti (apprezzato recentemente a Firenze  dove ha diretto la Lucrezia Borgia) che, fin dall’inizio, ha tenuto saldamente Orchestra e Coro offrendo un’esecuzione che ha valorizzato anche le voci soliste di notevolissima levatura.

Manrico è il tenore Fabio Sartori, perfetto in questo ruolo, il suo registro acuto è privilegiato e lo squillo tenorile, ancora un volta, fa la differenza. Nel terzo atto, “Ah, sì ben mio…” conferma  la sua bravura proseguendo poi nell’aria “Di quella pira…” eseguita con estrema disinvoltura. 
Il conte di Luna del giovane baritono mongolo Ariunbaatar Ganbaata, (oramai più che una promessa e speriamo di ascoltarlo presto in altri ruoli) conferma voce perfetta per colore, potenza e una perfetta dizione italiana nel canto.
Il soprano Erika Grimaldi affronta con diinvoltura il ruolo impervio di Leonora e sono ottimi fraseggi.
Il mezzosoprano Clementine Margaine, con voce potente e fraseggio da capogiro, è una credibile Azucena anche in scena: madre, zingara e strega. In “Condotta ell’era in ceppi” e nel duetto finale con ManricoSei vendicata o madre” la ricorderemo.
Il basso coreano Simon Lim offre una bella voce a Ferrando, molto bravi anche tutti gli altri.

Alla fine dello spettacolo grandissimi applausi per tutti in particolare per Clementine Margaine e Ariunbaatar Gambaatar, ma anche per la direzione  di Gianpaolo Bisanti. 

Dettagli

Il trovatore
dramma in quattro parti
musica di Giuseppe Verdi
libretto di Salvadore Cammarano

Direttore Giampaolo Bisanti

Regia Marina Bianchi

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice di Genova

Personaggi e interpreti

  • Il conte di Luna Ariunbaatar Ganbaatar /
    Leon Kim (17, 22)
  • Leonora Erika Grimaldi /
    Iwona Sobotka (17, 22)
  • Azucena Clémentine Margaine /
    Chiara Mogini (17, 22)
  • Manrico Fabio Sartori /
    Samuele Simoncini (17, 22)
  • Ferrando Simon Lim /
  • Fabrizio Beggi (17, 22)
  • Ines Irene Celle
  • Ruiz Manuel Pierattelli
  • Un messo Antonino Mannarino /
    Maurizio Raffa (20, 22, 23)
  • Un vecchio zingaro Roberto Conti /
    Loris Purpura (20, 22, 23)

Maestro del Coro Claudio Marino Moretti

Allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova
(dal 15 al 23 gennaio 2026)

foto © Marcello Orselli