Dal 6 marzo 1853, quando al Teatro La Fenice di Venezia ci fu il clamoroso fiasco della prima – che colpì profondamente Giuseppe Verdi, reduce dal grande successo del Rigoletto appena due anni prima – La Traviata è diventata una delle opere più rappresentate e amate dagli appassionati di tutto il mondo. All’epoca la censura intervenne obbligando a cambiare anche il titilo “Amore e morte” e a retrodatare l’ambientazione di un secolo e mezzo così da non creare possibili paragoni con la realtà del momento. In effetti si trattava di un’opera estremamente innovativa, non solo per il soggetto scabroso,  ma anche per la forma. Violetta è una donna ‘traviata’ così la morte diviene la sola possibilità di salvezza per l’onore familiare. Nella stesura non è ameno ritenere come il Maestro possa essersi sentito fortemente condizionato da perbenismo e morale. La biografia è nota e di tempo ne era passato dalla scomparsa dei figli e della moglie Margherita: Verdi conviveva, senza essere sposato, con Giuseppina Strepponi ed è difficile, non leggere fra le righe, certe denunce al bigottismo. Di certo Violetta, malata senza speranza, con il desiderio di riscatto sulle ali dell’amore, ha colpito generazione dopo generarione ed è un ricordo di bambina quello di Maria Callas che cantava “Amami. Alfredo, quant’io t’amo! Addio!” molti anni prima di scoprire l’esistenza di Verdi.

La particolare lettura del Teatro San Carlo firmata da Lorenzo Amato focalizza sull’irreparabile fuga del tempo e sulla sofferenza, fisica e morale della protagonista. Il regista, spiega: “Concepire e mettere in scena La traviata non è stato un lavoro preparato a tavolino con lucida razionalità, piuttosto una riflessione sulla malattia, il tempo che scorre via inesorabile, l’amore, la violenza delle convenzioni sociali, l’ipocrisia, il sacrificio e infine la morte. Al centro dello spazio scenico, su un fondale trasparente come un vetro, la pioggia scorre implacabilmente per l’intera durata dello spettacolo, filtrando la visione delle grandi tele pittoriche che descrivono gli ambienti.  Un elemento che potrebbe essere visto come semplice metafora di una Parigi grigia, fredda e piovosa, ma che per me rappresenta molto di più: straniamento, allusione, stato d’animo, dolore, fino a quell’offuscamento della vista che le malattie particolarmente debilitanti provocano in ciascuno di noi”.
Un’idea, quella dell’opera ‘sotto la pioggia’ che ha una forza così potente tanto da riuscire a catturare lo spettatore e immobilizzarlo alla poltrona. Altra qualità, tutti in pizzo, velluti e taffettà, i bellissimi costumi di Franca Squarciapino in simbiosi con la messa in scena che richiama direttamente la più alta tradizione pittorica ottocentesca. Le preziose scene di Ezio Frigerio sono state realizzate con tele dipinte a mano nei Laboratori artistici del Teatro San Carlo. Nessuna costruzione o fonti digitali, solo quell’artigianato di così alto livello che è vanto italiano nel mondo. Lo scenario alberato è a dir poco un quadro a grandezza naturale dove si ha voglia di passeggiare ed esplorare. Frigerio, racconta: “Abbiamo voluto riprodurre uno spettacolo senza artifici avveniristici, senza proiezioni, scegliendo una scenografia dove tutto è affidato alle mani leggere ed eleganti di alcuni artisti, che non vedremo in palcoscenico ma che appassionatamente lavorano nei laboratori del San Carlo. Senza di loro lo spettacolo sarebbe stato impossibile. La modernità sta solo nel semplice marchingegno della ‘pioggia’. Vera, di vera acqua che costantemente cade dovunque velando di malinconia l’atmosfera e segnando col suo fluire lento il trascorrere di questo dramma”.
Una rarità che non accadeva da oltre un secolo, accolta così favorevolmente dal pubblico tanto che l’ultima rappresentazione dello scorso 20 giugno, ma ci augriamo di rivedere in scena lo spettacolo in futuro, è stata la ventiseiesima recita, dopo il debutto di febbraio e i successivi cinque diversi cast fra maggio e giugno. Dalla prima del 1855 sono quasi settecento le rappresentazioni de La traviata a Napoli.

La scena si apre con Violetta stesa su di una piattaforma accerchiata da uomini in nero, con ombrelli, l’ambiente è il salone delle feste, sullo sfondo due finestre con tendaggi rossi con drappeggi mobidi e sfumature che colpiscono anche l’occhio più smaliziato. Una vetrata che lascia scorgere il panorama sul retro, la vetrata è bagnata da quella pioggia battente per tutta la durata dell’opera. Alfredo si dichiara sulle note di un bellissimo “libiam” e quando parte, Violetta è coinvolgente nel suo inno alla felicità.
All’apertura del secondo atto, la scena è su un terrazzo che guarda un viale di cipressi con in fondo un cancello. Tutto intorno un cielo plumbeo che la pioggia fa apparire quasi reale. In questo scenario l’incontro di Violetta con Giorgio, il padre di Alfredo, e tutto il dramma che ne consegue. A questo punto la voce, il testo e le note di Amami Alfredo, fanno esplodere il teatro e vibrare gli animi. Emozioni a mille.

Un’esplosione di personaggi, balletti di zingarelle e toreri, animano la festa carnevalesca dove, per la prima volta, Violetta indossa un abito rosso, forse a simboleggiare il ritorno al peccato della vita libertina, a differenza di tutte le altre scene in cui veste di bianco. Infine, l’ultimo straziante atto dove la protagonista appare all’estremo della malattia e la vita le sfugge tra le braccia del suo amato.
I personaggi emergono per bravura, soprattutto i protagonisti, ma non da meno tuttu gli altri. Nelle seconda tranche di repliche, Violetta Valéry ha avuto i volti e le voci di Nino Machaidze, Aleksandra Kubas-Kruk, Hye Myung Kang, Maria Grazia Schiavo e Claudia Pavone mentre Alfredo Germont quelli di Celso Albelo, Francesco Demuro, Alessandro Scotto Di Luzio.
Nei panni di Giorgio Germont, invece, Leo Nucci, Fabian Veloz, Stefano Meo, Domenico Balzani e Amartuvshin Enkhbat. 
Come sempre l’acustica del San Carlo è una protagonista (poesia per le orecchie) e alla direzione si sono alternati con bravura Jordi Bernàcer e Maurizio Agostini che hanno permesso a Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo di esprimersi al meglio.  
Bravi!

Didascalie immagini

  1. Pannello dipinto a mano
    foto © 2018 Luciano Romano
  2. Uomini in nero sotto la pioggia
    foto © 2018 Luciano Romano
  3. Scena del primo atto
    foto © 2018 Luciano Romano

IN COPERTINA
Il momento degli applausi
foto Lucia Annunziato in esclusiva per questo articolo

LA TRAVIATA
Opera in tre atti
Libretto di Francesco Maria Piave
dal dramma di Alexandre Dumas La dame aux camélias

 

Direttore
Jordi Bernacer
Maurizio Agostini (1 giugno ore 16.00, 17, 19 e 20)

Regia  Lorenzo Amato

Scene Ezio Frigerio

Costumi Franca Squarciapino

Luci Fiammetta Baldiserri

Personaggi e Interpreti

  • Violetta
    Nino Machaidze (20, 23, 29, 31, 5) / Aleksandra Kubas-Kruk (22, 1 ore 20.00, 3, 17, 20) / Hye Myung Kang (30, 1 ore 16 e 6) / Maria Grazia Schiavo (10, 12 e 16) / Claudia Pavone (13, 15 e 19)
  • Alfredo
    Celso Albelo (20, 22) / Francesco Demuro (23, 29, 31, 1 ore 20.00, 5, 10, 12, 15, 17 e 20) / Alessandro Scotto Di Luzio (30, 1 ore 16, 3, 6, 13, 16 e 19)
  • Flora
    Tonia Langella (20, 22, 29, 31, 5)  /  Gabriella Colecchia (23, 1 ore 20.00, 3, 10, 13, 16 e 20) / Elena Traversi (30, 1 ore 16, 6, 12, 15, 17 e 19)
  • Annina
    Michela Petrino (20, 23, 29, 31, 1 ore 20.00, 3, 10, 12, 13, 15, 16, 17, 19, 20) / Marta Calcaterra (23, 30, 1 ore 16,  5 e 6)
  • Giorgio
    Leo Nucci  (29 e 31) / Fabian Veloz (20, 22,23, 3, 5, 6) /  Stefano Meo (22, 1 ore 16.00 e 5) / Domenico Balzani (30 e 6) / Amartuvshin Enkhbat (10, 12, 13, 15, 16, 17, 19 e 20)
  • Gastone
    Lorenzo Izzo (22, 29, 30, 1 ore 16.00, 5, 6, 10, 12, 13, 15, 16, 17, 19 e 20) / Orlando Polidoro (20, 23, 31, 1 ore 20.00, e 3)
  • Il barone Douphol
    Roberto Accurso (20, 23, 30, 31, 1 ore 20.00, 3, 10, 12, 13, 15 e 16)   /Alessio Verna (22, 29, 1 ore 16,  5, 6, 17, 19 e 20)
  • Il marchese D’Obigny
    Nicola Ebau (20, 23, 31, 1 ore 20.00, 3, 6, 17, 19 e 20)   / Italo Proferisce (22, 29, 30, 1 ore 16.00, 5, 10, 12, 13, 15 e 16)
  • Il dottor Grenvil
    Gianluca Breda (20, 22, 23, 29, 30, 31, 1, 3, 5 e 6) / Laurence Meikle (10, 12, 13, 15, 16, 17, 19 e 20)

Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo

Produzione del Teatro di San Carlo
in scena dal 20 maggio al 20 giugno 2018
(dopo il debutto del 27 febbraio con repliche fino 4 marzo 2018)