Per l’edizione dell’estate 2025 il Festival Puccini di Torre del Lago punta sulle grandi voci. Scelta quantomai azzeccata, visto che Carmen Giannattasio e Vittorio Grigolo risollevano le sorti di una Tosca – giunta alla sua terza recita – altrimenti piuttosto debole. La nuova produzione firmata da Alfonso Signorini, che ha anche aperto l’edizione 2025 della rassegna, aveva già fatto alzare qualche sopracciglio al suo debutto. Uno spettacolo senza grandi slanci di fantasia e piuttosto statico. Lo scenografo Juan Guillermo Nova mette al centro della scena un mastodontico frontone neoclassico che incornicia l’azione per tutti e tre gli atti. Davanti al grande frontone si dispone tutto l’armamentario di routine della Tosca: il gran dipinto della Madonna/Attavanti, il tavolo e l’agrippina di Scarpia. Uno dei pochi istanti in cui la tensione si intensifica è durante il Te Deum, quando il frontone si apre a metà, rivelando un imponente altare barocco circondato da ampie volute di incenso che si diffondono fino alla platea. Poco comprensibile anche la scelta di mostrare la tortura di Cavaradossi in primo piano, invece di celarla in una segreta come avviene di solito. Poiché una vera scena splatter non è ovviamente adeguata a Torre del Lago, il risultato appare piuttosto caricaturale, con due omaccioni incappucciati che infieriscono con colpi simulati sul povero pittore. Ne esce alla fine uno spettacolo di d’impatto visivo potente, ma lento e convenzionale. Da notare che fra i costumi storici della Roma papalina, spicca l’eleganza degli abiti di Tosca, di diverso colore per ognuno dei tre atti (rosso fuoco quello del secondo atto!).

Come anticipato, serata di grande successo per le voci in scena. Carmen Giannattasio restituisce alla perfezione tutti i moti dell’animo di Floria Tosca, dalla giovane civettuola del primo atto alla disperazione di una donna il cui mondo affettivo viene fatto a pezzi in poche ore. Il soprano dispiega voce ampia e ben timbrata, che le consente di alternare attimi di dolcezza a impetuose esplosioni di intensità drammatica. “Vissi d’arte” viene porta con ottima linea di canto e fraseggio espressivo. In autunno, Carmen Giannattasio sarà di nuovo Tosca alla Deutsche Oper di Berlino e al San Carlo di Napoli, occasioni da non perdere per ascoltarla ancora. Vittorio Grigolo rimpiazza l’indisposto Jonathan Tetelman e canta Cavaradossi con voce brillante e voluminosa che unisce forza e delicatezza. “Recondita Armonia” si innalza con morbidezza e apparente facilità verso le note più acute, sempre salde, e strappa l’applauso della platea.

L’eccellente performance vocale dei due protagonisti – lirica e appassionata la loro “Non la sospiri, la nostra casetta” – riesce anche a infondere vitalità a una direzione musicale piuttosto priva di slancio e quasi mai capace di evocare alcun senso di pathos. Mikolaj Zalasinski interpreta il sadismo lascivo di Scarpia con una voce profonda e imponente, sebbene in alcuni momenti appaia un po’ affaticato, come nei passaggi che alternano il declamato secco alle linee più fluide e melodiche. Si fanno valere i comprimari. Ben interpretato l’Angelotti di Luciano Leoni, simpatico e ben cantato il Sagrestano di Claudio Ottino mentre Francesco Napoleoni ritrae con efficacia il servile e tremebondo Spoletta. Francesca Presepi canta il pastorello del terzo atto.

Alla fine della recita, a notte ormai più che inoltrata, il pubblico applaude i cantanti con genuino entusiasmo.