La stagione lirica 2026 del Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena è iniziata con Stiffelio di Giuseppe Verdi, opera di passaggio fra quelle giovanili e i drammi borghesi della maturità, ma sempre più frequentato e amato in quanto rivela la modernità del suo autore per quella scrittura asciutta, l’intensità teatrale che anticipa la maturità verdiana, il coraggio drammaturgico che ne fanno un’opera capace di parlare con sorprendente attualità al pubblico contemporaneo. Il debutto avvenne al Teatro Grande di Trieste il 16 novembre 1850, suscitando interesse, ma anche immediata diffidenza da parte della censura austriaca, che impose modifiche profonde a causa del tema ritenuto scandaloso. Verdi ritirò il titolo, trasformandolo poi nell’Aroldo (1857) e recuperato integralmente solo nel Novecento.

Con la direzione musicale affidata a Leonardo Sini, Stiffelio è presentato in un nuovo allestimento in coproduzione con Fondazione Teatri di Piacenza (dove ha debuttato lo scorso 19 dicembre) e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia. Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave, tratto da Le Pasteur, ou l’Évangile et le Foyer di Émile Souvestre ed Eugène Bourgeois, tratteggia un dramma intimo, concentrato sul conflitto tra fede, tradimento e perdono.

Temi che rappresentano il nerbo di un testo che ha sempre stimolato nuove e interessanti regie, in questo caso affidata a Pier Luigi Pizzi che ha tenuto a sottolineare: “Verdi aveva osato comporre un’opera in cui il protagonista, pastore protestante, vuole divorziare dalla moglie accusata di adulterio. Due secoli fa era un clamoroso scandalo. Oggi cerchiamo di rendere questa vicenda attuale per confronto”. A fianco di Pizzi hanno lavorato Massimo Gasparon, regista collaboratore e light designer, Serena Rocco assistente alle scene, Lorena Marin assistente ai costumi, Matteo Letizi, al montaggio dei video, parte strutturale della scenografia.

Era quindi scontato trovarsi insieme a tantissimi melomani verdiani accorsi a Modena, i ricordi affiorano lontani nel tempo – era il 2001 per il centenario della morte del Maestro – e tutte le sue opere vennero proposte in molti teatri dell’Emilia Romagna, ma l’ultima volta di Stiffelio è stata durante il festival Verdi 2017 nella cornice del teatro Farnese a Parma dove, il genio di Graham Vick, realizzò un allestimento visionario con i personaggi a mescolarsi con il pubblico. Invece, lo spettacolo di Pizzi (dopo il trionfo di novembre a Ravenna per la trilogia d’autunno dedicata a Händel) è tornato in Emilia Romagna per questa produzione capace di regalare emozioni uniche.

All’apertura del sipario l’impianto è fisso con enormi colonne scure, con un interessante gioco tra i due colori predominanti: il bianco e il nero. Ambientazioni scure, insieme ai costumi eleganti, su cui anche il bianco delle proiezioni valorizza le profondità architettoniche, grazie alla maestria dell’edizione video di Matteo Letizi e le luci di Massimo Gasparon. In sintesi la bellezza derivante dalla sobria eleganza.

Per la parte musicale l’eccellenza prevale e, sul podio, il giovane Leonardo Sini, offre una lettura brillante in cui buca e palcoscenico sono in simbiosi con l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, che ha ben seguito ogni indicazione del direttore. Va aggiunto che il Coro del Teatro Municipale di Piacenza – diretto dal maestro Corrado Casati – ha fatto la differenza.

Compagnia di canto di alto livello con il tenore statunitense Gregory Kunde che aggiunge, con Stiffelio, un ruolo a un già ampio repertorio: il suo timbro è chiaro, fraseggio preciso e bella dizione, per non parlare della proiezione degli acuti. Veramente un grandissimo interprete di riferimento nei ruoli verdiani e un tenore di altri tempi.

Non da meno la Lina del soprano Lidia Fridman, apprezzata a Firenze nello scorso festival del Maggio Musicale nel ruolo di Salome e che ascolteremo a Torino nei panni di lady Macbeth il prossimo mese, diretta dal maestro Riccardo Muti. Nel ruolo di Lina è stata speciale sia scenicamente che vocalmente: la sua voce è morbida e rotonda con un bellissimo timbro scuro; nell’aria che apre il secondo atto ha sfoderato un performance che ricorderemo.

Artista ascoltato in tanti ruoli verdiani, che non si stancheremo mai di ascoltare, è il baritono Vladimir Stoyanov nel ruolo di Stankar. Bella sorpresa il tenore Carlo Raffaelli nel ruolo di Raffaele. Molto bene anche il resto del cast.
Alla fine grandissimi applausi per tutti, ma in particolare per Gregory Kunde e Lidia Fridman. A sorpresa, l’uscita del regista Pier Luigi Pizzi, ha fatto scattare la standing ovation per una domenica che rimarrà impressa a lungo nei ricordi, per l’altissimo livello della produzione.