«Ah! T’ho baciato la bocca, Jochanann.
Ah! L’ho baciata, la tua bocca, c’era un sapore amaro sulle labbra.
Era sapore di sangue?
No! Ma forse era sapore d’amore.
Dicono che l’amore sappia d’amaro.
Però, che importa?
Che importa?
T’ho baciato la bocca, Jochanaan.
Io l’ho baciata, la tua bocca.»
Abbiamo scelto di iniziare con il monologo di Salome alla fine dell’opera omonima di Richard Strauss che è tornata dopo nove anni al Teatro Comunale di Bologna, allora aprì la stagione 2010 cooprodotta con il Teatro Verdi di Trieste dove approdò nel 2011. Dramma musicale in un atto, Richard Strauss lo compose tra il 1902 e il 1905 affascinato dalla Salomè di Oscar Wilde. Già celebre per poemi sinfonici come I tiri burloni di Till Eulenspiegel, Così parlò Zarathustra e Una vita d’eroe, fu però con Salome che il compositore tedesco raggiunse il successo internazionale non privo di scandali e polemiche.

In effetti, per quei tempi era tutto decisamente scabroso con la corte esotica e licenziosa di Erode oltre all’attrazione isterica dell’ambigua principessa per il profeta Jochanaan. Oltre alla catastrofe finale con il bacio necrofilo, quello di Salome, era un soggetto permeato di un erotismo malato che già a Oscar Wilde aveva causato non pochi problemi (ricordiamo che, composto nel 1891, il dramma di Wilde venne rappresentato nel Regno Unito senza censure solo nel 1931). Tradotto in lingua tedesca da Hedwing Lachmann, il libretto e la musica sono di Richard Strauss, in Germania il titolo poté debuttare solo grazie all’aggiunta, nel finale, di un’allusione all’arrivo dei Re Magi. Lo stesso Imperatore tedesco Guglielmo II disse al suo sovrintendente: «Mi dispiace che Strauss abbia composto questa Salome; mi è molto simpatico, ma con questa si farà un danno terribile».

La prima rappresentazione avvenne a Dresda, Konigliches Opernhaus il 9 dicembre 1905 diretta da Ernst von Schuch poi, nell’arco di due anni, venne rappresentata ovunque e la prima italiana fu a Torino il 22 dicembre 1906 diretta dallo stesso Richard Strauss. Invece, al Teatro della Scala di Milano andò in scena il 26 dicembre 1906 diretta da Arturo Toscanini.
Per queste cinque recite Gianni Marras ha ripreso l’allestimento firmato da Gabriele Lavia, uno spettacolo elegante che non ha perso niente dello smalto di allora.

Lavia, sottolinea: «Salome è la storia di una voce che viene dal profondo di qualcuno che sta nel sottopalcoscenico, ed è anche la storia di qualcuno che farà tacere quella voce. Una storia “profonda” che emerge nella “voce” di Jochanaan. Da una parte c’è un personaggio che ci dice tutto il male che noi commettiamo (Jochanaan) e dall’altra una donna (Salome) che ne rimane affascinata, proprio perché attratta dalla “voce” misteriosa che viene dalla terra».

Chi si aspettava di vedere soldati romani e quanto altro fedele al testo biblico, di certo è rimasto deluso. Quando entra il pubblico il sipario è già aperto e mostra un drappo rosso che cala sul palcoscenico. I colori sono fondamentali in una ambientazone negli anni in cui Richard Strauss ha scritto l’opera quindi anche i costumi di Andrea Viotti rispecchiano l’epoca. Jochanaan viene tirato su da un pozzo ed è sempre in gabbia e in catene. Solo Salome indossa un abito bianco, il colore dell’innocenza. Nulla è scontato e nel finale invece della solita testa mozzata su vassoio in argento, dopo la morte di Jochanaan, dal centro del palcoscenico emerge la sua testa in pietra dove Salome bacia la sua bocca. Le scene essenziali di Alessandro Camera funzionano bene anche per le luci di Daniele Naldi e i movimenti coreografici perfetti.

La parte musicale non è da meno con una giovane bacchetta talentuosa che fa la differenza. Juraj Valčuha esegue questa partitura con padronanza sin dalle prime note. L’opera è complessa, ma l’Orchestra lo segue arrivando a trasmettere al pubblico tutta la forza della musica.
Avendo assistito alla replica di sabato 16, il cast prevedeva Salome (soprano) interpretata da Elisabet Strid. Bravissima nel ruolo e il finale, da solo, valeva il biglietto per averci lasciato in apnea. Tra l’altro, in molti spettacoli, si tende a usare una ballerina per la danza dei veli, invece, è stata eccezionale anche in quella.

Jochanaan (baritono) di Sebastian Holecek con voce possente incarna anche fisicamente il profeta.
Erode (tenore) Ian Storey molto bravo anche scenicamente e Erodiade (mezzosoprano) Lioba Braun perfetta sia vocalmente che scenicamente.
Bene tutti gli altri.
Poi, quando sfumano le ultime note e cala il silenzio tombale in un teatro esaurito (come anche alle recite successive) il pubblico si è scatenato chiamando cantanti e direttore più volte sul palcoscenico per ricevere i ben meritati applausi.

Concludiamo ricordando che la stagione sinfonica del Teatro felsineo si è aperta il 2 febbraio al teatro Manzoni con una delle pagine più impegnative ed emblematiche di inizio Novecento: l’esecuzione della Sinfonia numero 6 in la minore (Tragica) di Gustav Mahler diretta dal maestro Juraj Valčuha che è stato insignito del “Premio Abbiati 2018” come miglior direttore d’orchestra.
Didascalie immagini nel testo e in copertina
alcuni momenti della Salome
credito fotografico © Andrea Ranzi-Studio Casaluci
courtesy Fondazione Teatro Comunale di Bologna
SALOME
Dramma in un atto di Hedwig Lachmann
dal poema omonimo di Oscar Wilde
Musica di Richard Strauss
Direttore Juraj Valčuha
Regia Gabriele Lavia
Regia ripresa da Gianni Marras
Orchestra del Comunale di Bologna
Scene Alessandro Camera
Costumi Andrea Viotti
Luci Daniele Naldi
Movimenti coreografici Daniele Palumbo
Produzione del Teatro Comunale di Bologna
Personaggi e Interpreti
- Salome Ausrine Stundyte / Elisabet Strid (16, 19)
- Jochanaan Tuomas Pursio / Sebastian Holecek (16, 19)
- Erode Ian Storey
- Erodiade Doris Soffel / Lioba Braun (16, 19)
- Narraboth Enrico Casari
- Paggio di Erodiade Silvia Regazzo
- Cinque giudei Gregory Bonfatti, Pietro Picone, Antonio Feltracco, Paolo Antognetti, Abraham García González
- Uomo della Cappadocia Francesco Leone
- Due Nazareni Riccardo Fioratti, Stefano Consolini
- Due Soldati Gabriele Ribis, Luca Gallo
- Uno schiavo Francisco Javier Ariza García
Teatro Comunale di Bologna
15, 16, 17, 19 e 20 febbraio 2019