Il Teatro Sociale di Rovigo ha proposto, per la prima volta in tempi moderni, un rarissimo titolo del periodo barocco: Pigmalione di Giovanni Alberto Ristori.
Il dramma in musica fu scritto in soli sedici giorni per la fiera d’ottobre del 1714 dal compositore appena ventiduenne, proprio per il Teatro Manfredini di Rovigo su testo del poeta Francesco Passarini.
La partitura, notevolmente danneggiata, é stata sapientemente trascritta da Bernardo Ticci in collaborazione con Marco Schiavon che ha curato la revisione drammaturgica.
La fonte è la vicenda raccontata da Ovidio nel X libro delle Metamorfosi: Pigmalione si innamora di una statua da lui stesso scolpita ed è talmente coinvolto in questo sentimento che la dea Venere, mossa a pietà, la trasforma in una donna in carne ed ossa.
Passarini parte dal mito ma sviluppa una commedia comica scritta solo per divertire; Eburnea e Isifile sono entrambe innamorate di Pigmalione, che sembra non accorgersi di nulla perché infatuato della sua statua. Le due ninfe hanno caratteri contrastanti, Eburnea è decisa ma non rivela il proprio sentimento, Isifile è più riservata ma racconta il suo amore all’amica, da qui nascono una serie di intrecci ed ambiguità tipici della commedia.
A completare la situazione si aggiungono i due amanti delle vivaci ninfette, Elviro, ingannato che si vuol vendicare e Laurindo, che rimane devoto alla sua ninfa volubile. Doppi sensi, giochi di parole e finale a sorpresa, che si discosta dal mito, contribuiscono a creare uno spettacolo leggero e accattivante, scritto per allietare il pubblico e festeggiare degnamente la partenza del Podestà.

L’importante cast comprende: Pigmalione è Bruno Taddia, baritono, cantante di fama internazionale, vanta più di un ventennio di successi, timbro di notevole spessore, ha reso il suo personaggio in maniera ineccepibile, tormentato da un amore impossibile che alla fine però si realizza.
Eburnea: Silvia Frigato, soprano, esperta interprete di opere barocche, bellissima voce, ha affrontato le arie impegnative con la bravura e la sicurezza che le appartengono e fanno di lei un’acclamata interprete presente in tantissime produzioni.
Isifile: Marina De Liso, mezzosoprano, un’altra esperta di musica barocca, una carriera piena di successi iniziata più di venti anni fa, una splendida voce ed una disinvoltura nell’interpretare una donna incapricciata di chi non la considera e riluttante al corteggiamento di chi la ama veramente.

Laurindo: Antonio Giovannini, controtenore, importante cantante che vanta una lunga carriera costellata di successi tra i quali il premio “Le Muse“ mai assegnato ad un controtenore; in questa produzione conferma la sua notevole bravura sia come cantante, affrontando arie con molteplici difficoltà, sia come attore interpretando l’innamorato respinto che con la sua perseveranza otterrà finalmente l’amore che merita.
Elviro: Niccolò Balducci, controtenore/sopranista, giovanissimo ma già vincitore di numerosi concorsi, dotato di una voce di notevole estensione, regala momenti altamente emozionanti con due arie particolarmente difficili ed intense affrontate con estrema bravura.
Maestro concertatore, Federico Guglielmo, oltre ad essere uno stimato direttore d’orchestra, è noto anche come violinista molto versatile e ha diretto L’Arte dell’Arco su strumenti d’epoca, in collaborazione con la classe di violino barocco del Conservatorio Statale di Musica Francesco Venezze di Rovigo, in modo leggero e sicuro, partecipando anche con il suo violino.

Al clavicembalo Roberto Loreggian.
Tutti i musicisti hanno dato prova di grande capacità.
Quella di Federico Bertolani è una regia semplice, ma molto efficace, con pochi movimenti e nello stesso tempo dinamica, con il contributo delle scene di Matteo Corsi e dei bellissimi costumi di Eleonora Nascimbeni, entrambi vincitori del 1° concorso Gabbris Ferrari.
Il tutto è stato arricchito dalla presenza dell’attore Giulio Canestrelli nella parte del Podestà.

Uno spettacolo realizzato benissimo, un’opera con musica bellissima che suscita tante emozioni, che riesce a commuovere ma anche a fare ridere, un cast affiatato che ha regalato più di due ore di coinvolgimento.
Il pubblico ha apprezzato con lunghi applausi anche durante le numerose arie, fino ad una vera ovazione all’uscita finale dei cantanti e del maestro con lancio di mazzi di fiori per tutti gli interpreti.

Resta il rammarico, come spesso accade per le opere barocche, che questo spettacolo resti caso isolato a queste due date e non venga più proposto nel futuro, un vero peccato che la musica di questo autore tenuto in grande considerazione anche da Antonio Vivaldi, che per il suo Orlando Furioso attinse parte della musica dallo stesso titolo di Ristori.
L’augurio è che la riscoperta di musiche lasciate ferme per trecento anni e poi riportate alla luce, sia solo l’inizio della ripresa dell’immenso patrimonio musicale che ci appartiene.

Dettagli

PIGMALIONE
dramma in musica
musica di Giovanni Alberto Ristori
libretto di Francesco Passarini
Prima esecuzione in tempi moderni
trascrizione musicale a cura di Bernardo Ticci
revisione drammaturgica a cura di Marco Schiavon
Opera andata in scena al Teatro Manfredini
di Rovigo in prima assoluta nel 1714

PERSONAGGI E INTERPRETI
Pigmalione – Bruno Taddia
Eburnea – Silvia Frigato
Isifile – Marina De Liso
Laurindo – Antonio Giovannini
Elviro – Nicolò Balducci

maestro concertatore e direttore d’orchestra
Federico Guglielmo
regia e luci Federico Bertolani
scene Matteo Corsi
costumi Eleonora Nascimbeni
L’Arte dell’Arco su strumenti d’epoca
in collaborazione con
la classe di violino barocco
del Conservatorio Statale di Musica
Francesco Venezze di Rovigo

Nuovo allestimento del Teatro Sociale di Rovigo
Realizzazione scene e costumi
laboratori scenografici e sartoriali del Teatro Sociale di Rovigo

durata 2 ore e 30 minuti

Didascalie immagini

  1. Locandina dello spettacolo
    foto © Mirko Bartolucci
  2. I due amanti tormentati
    foto © Valentina Zanaga
  3. il cast al completo
    foto © Valentina Zanaga
  4. Pigmalione
    foto © Valentina Zanaga
  5. le due ninfe
    foto © Valentina Zanaga
  6. il Podestà
    foto © Valentina Zanaga