Grandi numeri per l’edizione 2019 del festival Donizetti Opera, organizzato dalla Fondazione Teatro Donizetti e dal Comune di Bergamo, con la direzione artistica di Francesco Micheli e quella musicale di Riccardo Frizza. Record di presenze (è stata superata la soglia delle diecimila presenze – dato ufficiale 10.293 – corrispondenti a un +21% rispetto allo scorso anno), crescita dei paesi di provenienza del pubblico straniero e del numero di giornalisti accreditati con ben ottantotto testate.

La quinta edizione del Donizetti Opera ha registrato anche un aumento della produzione complessiva, con ventisette alzate di sipario (rispetto alle 23 del 2018 e le 18 nel 2017) e sarà certamente ricordata per aver presentato un’opera mai eseguita nel cantiere del Teatro Donizetti – L’ange de Nisida – oltre ad aver portato sul palcoscenico del Teatro Sociale la Lucrezia Borgia in edizione critica nella nuova edizione che sarà ripresa a Reggio Emilia, Piacenza, Ravenna e Trieste. Si segnala anche – nel Dies Natalis (29 novembre)  – una straordinaria Messa di Gloria nella basilica di Santa Maria Maggiore diretta dal maestro Corrado Rovaris.

Abbiamo però scelto di riferire di una rarità come Pietro il Grande Kzar delle Russie, in prima mondiale in forma scenica. Su libretto del Marchese Gherardo Bevilacqua Aldobrandini che trae le fonti da “Le menuisier de Livonie, ou les illustres voyageurs” di Alexandre Duval (1805), dopo il debutto veneziano con Enrico di Borgogna (1818), un giovane Gaetano Donizetti appena ventiduenne, fu chiamato dal Teatro San Samuele per comporre un’altra opera e la scelta cadde, appunto, sulla commedia di Duval anche perché era stata appena pubblicata in lingua italiana e rappresentata a Roma. La prima di Pietro il Grande andò in scena il 26 dicembre 1819. 

La vicenda riguarda un aneddoto della vita e dei viaggi dello zar che, capitato in incognito nella locanda di una regione baltica, ha modo di verificare l’arroganza e l’ingiustizia perpetrate da un alto funzionario ai danni di un onesto falegname. Alla fine non solo raddrizzerà i torti punendo l’indegno magistrato, e riaffermando il principio che la Legge dev’essere uguale per tutti, ma riconoscerà nell’umile lavoratore il fratello scomparso di sua moglie.

Indubbiamente Donizetti costruì una partitura di notevole impegno compositivo e vi si possono riconoscere chiari modelli rossiniani, ma non mancano passi che già fanno intravvedere soluzioni più spiccatamente personali. 
Dopo anni di inspiegabile oblio è stato possibile apprezzare la partitura curata da Maria Chiara Bertieri in base alle due uniche fonti superstiti: il manoscritto autografo (conservato all’Archivio Storico Ricordi) e una copia manoscritta del solo primo atto senza la sinfonia (conservata al Museo donizettiano di Bergamo).

Maestro concertatore, Rinaldo Alessandrini, specialista del repertorio antico e del recupero delle prassi esecutive, alla guida della nuova compagine orchestrale promossa dalla Fondazione Teatro Donizetti e denominata “Gli originali”, nata dall’incontro con Enrico Casazza e dal desiderio di Frizza e Micheli di proporre l’esecuzione delle opere del primo Ottocento con strumenti storici. Non smentisce il Coro di Donizetti Opera, diretto da Fabio Tartari, che si è espresso in un’eccellente performance.

La riproposta moderna diviene particolarmente interessante per l’efficacia scenica e la piacevolezza musicale, il tipo di teatro che incarna la commedia con personaggi storici.
La regia è stata affidata a “Ondadurto Teatro” composto da Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali, ideatori anche dei macchinari e delle scenografie per un lavoro improntato sulla loro consueta ed espansiva fisicità. I costumi sono firmati da K.B. Project e le luci da Marco Alba. Il risultato è uno spettacolo coloratissimo che porta lo lo spettatore in un periodo ispirato alle avanguardie artistiche russe. Incentrato su forme geometriche e proiezioni, un misurato minimal e lo sfondo dove spiccano colori cangianti.

Un tutt’uno di bravura e recitazione da manuale per i cantanti in una partitura – definita melodramma burlesco – dove tale simbiosi è indissolubile. Difficile dire chi sia stato il più bravo e, infatti, alla fine, grande successo per tutti decretato anche da un pubblico di melomani giunti da tutto il mondo e in attesa del Festival 2020 che proporrà il Marin Faliero e La Fille du régiment in edizioni critiche.

Didascalie immagini
alcuni momenti dello spettacolo
crediti fotografici © Gianfranco Rota
courtesy Fondazione Teatro Donizetti 

 

 

PIETRO IL GRANDE KZAR DELLE RUSSIE
Melodramma burlesco in due atti
di Gherardo Bevilacqua Aldobrandini
Musica di Gaetano Donizetti

Edizione critica a cura di
Maria Chiara Bertieri © Fondazione Donizetti

Direttore Rinaldo Alessandrini

Regia, macchinari e scene Ondadurto Teatro – Marco Paciotti e Lorenzo Pasquali

Costumi K.B. Project
Lighting design Marco Alba

Orchestra Gli originali

Coro Donizetti Opera
Maestro del coro Fabio Tartari

Personaggi e interpreti  

  • Pietro il Grande Roberto De Candia
  • Caterina Loriana Castellano
  • Madama Fritz Paola Gardina
  • Annetta Mazepa Nina Solodovnikova
  • Carlo Scavronski Francisco Brito
  • Ser Cuccups Marco Filippo Romano
  • Firman-Trombest Tommaso Barea
  • Hondedisky Marcello Nardis
  • Notaio Stefano Gentili

Nuovo allestimento e produzione della
Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo

Teatro Sociale – Bergamo
15 e 23 novembre, 1 dicembre 2019 

(la recesnsione si riferisce alla replica del 1° dicembre)