La stagione invernale del Teatro del Maggio è iniziata martedì 16 gennaio con un appuntamento imperdibile, Peer Gynt in forma di concerto nell’elaborazione del regista e drammaturgo Pier Paolo Pacini e riproposto a Firenze dopo ben ventidue anni.
Le musiche di scena composte da Edvard Grieg per il capolavoro omonimo di Henrik Ibsen, basato sulla figura di un giovane perdigiorno che vive la sua vita tra piaceri materiali e trovate fantastiche; va detto però che Peer è figlio di Jon Gynt un ubriacone, un tempo ricco e rispettato, ma che, dopo aver dilapidato le sue fortune, abbandona il ragazzo e la madre.
La partitura musicale è quella nobile e raffinata, che nelle suites sinfoniche derivate (per esempio il riconoscibilissimo “mattino”) sono divenute armonie emblematiche e celeberrime.

Il poema è nato nel 1867 dalla penna dello scrittore norvegese che a Roma, l’anno precedente, aveva conosciuto il compositore suo connazionale e fu proprio Ibsen a chiedergli, nel 1874, la collaborazione per trasformare Peer Gynt in una rappresentazione teatrale. Riteneva, infatti, che con musiche di scena, la presenza di un commento musicale avrebbe ‘addolcito’ il lavoro rendendolo più appetibile.
Inizialmente Grieg accettò la proposta con entusiasmo per la grande ammirazione che nutriva per la personalità artistica di Ibsen, anche allettato dal considerevole rientro economico, ma dopo un frizzante avvio il lavoro procedette con lentezza e Grieg stesso disse in privato che il Peer Gynt era “il meno musicale dei soggetti possibili”, forse a causa della spettacolarità e complessità dell’azione narrativa.
Nonostante tali incertezze, fu rappresentato per la prima volta a Oslo il 24 febbraio 1876 e le musiche di scena composte da Grieg conobbero un successo davvero notevole, tanto che il musicista decise di ricavare da questo lavoro due suite sinfoniche, di quattro episodi ciascuna, che diventarono le sue composizioni più popolari.

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Nikolas Nägele ha evidenziato proprio la grande capacità di Edvard Grieg di trasformare le emozioni – di cui il racconto di Ibsen è ricchissimo – in musica: «Il testo di Henrik Ibsen è davvero molto romantico e filosofico, ricco di emozioni che Grieg è stato capace di trasformare in musica; una musica bellissima e dotata di una strumentazione ricca e personale, che fa trasparire in modo chiaro lo stile ‘genuino’ del compositore: è un linguaggio davvero unico. Abbiamo inoltre un cast davvero formidabile, composto non solo da cantanti ma anche da grandi attori come Sandro Lombardi; abbiamo dunque come risultato questo dialogo interessantissimo fra l’Orchestra, il Coro, i cantanti e gli attori; una situazione davvero singolare, nella quale l’attore ha modo di trasmettere delle emozioni particolari, evocando determinate sensazioni solo con il modo di parlare o di recitare».

Dopo aver curato l’edizione del 2002 (che i non più giovanissimi ricorderanno sicuramente) Pier Paolo Pacini ha ripreso la drammaturgia dello spettacolo sottolineando come la componente psicoanalitica sia assolutamente centrale, non solo nel racconto di Henrik Ibsen, ma anche nella sua rielaborazione semiscenica: «Nel 1900 con L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud finisce una concezione del mondo basata su un ordine creato dalla ragione e si entra in un mondo diverso, inquieto, dove i confini tra realtà e immaginazione non sono più così definiti. Henrik Ibsen scrisse Peer Gynt nel 1867. Sarebbe quindi un falso storico affermare che ci possa essere una relazione tra questo lavoro e il saggio di Freud, ma la forte simbologia dell’opera di Ibsen, i vari riferimenti del protagonista ad un “io gyntiano” e la storia stessa, così complessa e misteriosa, autorizzano a pensare alla possibilità di spostare la vicenda da un piano realistico ad uno onirico, trasformando i luoghi del viaggio di Peer in rappresentazioni di diversi luoghi della mente; una metafora del suo mondo interno, un viaggio senza spostamento fisico che trasforma la realtà esterna “nella stessa sostanza dei sogni”.

Da qui l’idea di un concerto per voci e orchestra e di una rielaborazione del testo come vera e propria lettura psicoanalitica, una lettura volutamente parziale, che però permette di evidenziare il vero tema di quest’opera, che parte dalla vicenda specifica di Peer Gynt – o a questo punto potremmo dire del suo Io – per arrivare a quella più generale della condizione umana, passando cioè dal livello personale di Peer a quello di Umanità. Infatti la linea psicoanalitica, per sua stessa natura indotta a prendere le distanze dalla filosofia, dalla metafisica e dalla teologia, non affronta il tema del trascendimento e quindi dello sviluppo spirituale. Così lascia pieno spazio per permettere a Peer di porre la domanda finale del dramma di Ibsen, necessaria, ineluttabile, ed evidenziarla come universale: che cosa succederà del “nostro vero Io?”»

Il ruolo del protagonista è stato affidato a Sandro Lombardi che ne ha definito le caratteristiche spiegando che interpretarlo «è come affrontare un intero mondo poetico: tutto quello che riguarda non solo l’opera di Ibsen ma anche tutta la mitologia nordica, dei fantasmi, è quasi come se uno dovesse interpretare Sogno d’una notte di mezza estate; parliamo davvero di un mondo a parte che si riassume in questo furfantello che sì, è circondato da numerose donne, tra cui sua madre, ma comunque un po’ stordito e che si ritrova improvvisamente vecchio, con la sensazione di non aver combinato quasi nulla in vita propria. Persino il diavolo, che lo fronteggia a un certo punto, gli fa notare come egli non abbia neanche dei peccati da mettere in conto e dunque di non essere stato nemmeno capace ‘di guadagnarsi’ l’inferno».

L’attrice Elena Ghiaurov nella parte di Aase, Solvejg e l’attore Annibale Pavone nel ruolo del Mago completano il cast di interpreti presenti in scena. Le parti cantate sono state affidate a due artiste dell’Accademia del Maggio, il soprano Aitana Sanz Perez (Solvejg) e il mezzosoprano Olha Smokolina (Anitra) che speriamo di riascoltare in teatro in altri ruoli. Le voci delle tre Mandriane invece sono artiste del coro del Maggio: Constanza Antunica, Nadia Pirazzini, Chiara Chisu.
Naturalmente non si può non citare il Coro del Maggio, che ha una parte importantissima e, come sempre, è fiore all’occhiello del Teatro. Cosa dire dell’Orchestra? Come sempre ineccepibile. Applauditissimo dal pubblico – fin dalla sua entrata, in seguito anche al rientro dalla pausa dell’unico intervallo e infine al termine dello spettacolo – il maestro Nikolas Nägele.
Il tempo è veramente volato, due ore di musica dove il pubblico è stato come stregato da questa partitura bellissima, in una sala Zubin Mehta quasi al completo anche alla replica prevista; fa decisamente piacere perché, quando si mettono in scena gemme rare, nulla è scontato. 

Dettagli

Peer Gynt
di Edvard Grieg
Musiche di scena op. 23
per il dramma omonimo di Henrik Ibsen per soli, coro e orchestra
(in forma di concerto)

Maestro concertatore e direttore Nikolas Nägele

Drammaturgia Pier Paolo Pacini

Personaggi e interpreti

  • Peer Gynt Sandro Lombardi
  • Aase, Solvejg Elena Ghiaurov
  • Il mago Annibale Pavone
  • Solvejg Aitana Sanz Pérez
  • Anìtra Olha Smokolina
  • Tre mandriane Constanza AntunicaNadia PirazziniChiara Chisu

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del coro Lorenzo Fratini

(la recensione si riferisce alla replica di mercoledì 17 gennaio 2024)

 

Didascalia immagini

alcuni scatti durante l’esecuzione di
Peer Gynt in forma di concerto
foto © Michele Monasta
courtesy Maggio Musicale Fiorentino