… ma non eran da ciò le proprie penne:
se non che la mia mente fu percossa
da un fulgore in che sua voglia venne.
A l’alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.
Dopo la prima nazionale a Ravenna e le repliche fino a domani al Teatro Comunale di Ferrara, è in arrivo, al Teatro della Pergola di Firenze, dal 19 al 24 ottobre, il nuovo lavoro di Elio Germano incentrato sul XXXIII canto del Paradiso, il conclusivo del Poema che si svolge nell’arco di circa una settimana, da venerdì 8 aprile – o 25 marzo – a giovedì 14 aprile – o 31 marzo – del 1300, anno del primo Giubileo di papa Bonifacio VIII e che assume valenza simbolica, per la speranza di rinnovamento spirituale e politico, alla base del pensiero dantesco e ben esplicitato in molte cantiche.
E’ noto come i “dantisti”, nell’analisi della Commedia, pongano la teologia su un livello non primario rispetto a questioni storico-letterarie e linguistiche. Però, vale ricordare che, nell’ultimo Canto, il Sommo Poeta non abbia avuto dubbi “nell’accettare due evidenti eresie della chiesa romana: quella dell’Immacolata concezione della Vergine, ratificata definitivamente nel 1854, sotto pressione gesuitica, dal papa Pio IX, che ne proclamò il dogma con la bolla Ineffabilis Deus, e quella molto più antica (risalente a sant’Agostino) e molto più grave, del Filioque, la madre di tutte le eresie cattoliche, come diceva Fozio, quella che permise di stringere un patto di ferro tra il papato e i Franchi di Carlo Magno.“

Tornando a Germano e al Canto XXXIII, i versi li aveva già letti il 5 settembre 2020, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dell’apertura ufficiale delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della morte di Dante.

Adesso, insieme a un musicista-esploratore quale Teho Teardo, le famose terzine, quelle dove il Sommo Poeta si trova di fronte al paradosso di dire l’indicibile e comunicare l’ineffabile, vengono accompagnate dalla musica di un compositore d’avanguardia senza etichette.

La “commedia” dell’uomo, sospesa fra ambizione del divino e perdizione diabolica trova una soluzione solo nella poesia così, voce e musica, ci avvicinano al mistero e ci accompagnano al cospetto dell’immensità. Parola per parola, ogni verso viene esaltato da immagini ed effetti speciali.

Un modo innovativo per affrontare i classici guardando la scena da un punto di vista diverso.
Catturato dalla complessità, dalla dimensione infinita del Poeta, dalla sua ansia e dalle sue inesauribili scoperte, Elio Germano afferma “la voglia di arricchire la materia con aspetti visivi e sonori che non siano solo la parafrasi del testo e che accentuino i contenuti in modo appariscente, condivisibile e circolare”.

In scena anche Laura Bisceglia e Ambra Chiara Michelangeli, rispettivamente al violoncello e alla viola. Diretti da Simone Ferrari & Lulu Helbaek, Paradiso XXXIII racconta l’irraccontabile e, dal suono avvincente ed “etterno”, germoglia la musica inaudita e imprevedibile di Teho Teardo in una contaminazione di linguaggi tecnologici e scenici, per qualcosa che trascende dal concetto di teatro concerto o rappresentazione dantesca.