Nel segno della Mitologia, dell’Amore e della fabula l’84ᵃ edizione del Maggio Musicale Fiorentino è stata inaugurata dal maestro Daniele Gatti, al debutto operistico nel suo ruolo di direttore principale del Maggio, guidando Orchestra e Coro in Orphée et Euridice di Christoph Willibald Gluck. Mai eseguita a Firenze nell’edizione francese (proposta in cento minuti senza intervallo), la regia è stata affidata a Pierre Audi e, questo pomeriggio alle ore 17, è prevista l’ultima replica che meriterebbe l’ascolto anche solo per l’esecuzione dell‘ouverture da parte dell’Orchestra.

Per i non più giovanissimi, sarà sicuramente un ricordo indelebile la versione italiana eseguita al Maggio nel giugno 1976 diretta da Riccardo Muti per la regia di Luca Ronconi e le scene di Pier Luigi Pizzi la cui ripresa “alla lettera” della versione viennese, ebbe un valore storico fondamentale restituendo una realtà musicale. Infatti, storia alla mano, Orfeo ed Euridice andò in scena per la prima volta al Burgtheater di Vienna il 5 ottobre del 1762, data simbolo nella storia dell’opera avendo dato il via alla riforma del melodramma condotta dal compositore tedesco insieme al librettista Ranieri de’ Calzabigi. Dopo decenni di ripetizioni meccaniche del modello metastasiano, l’opera seria italiana sembrava aver raggiunto il capolinea tradendo la sua dimensione astratta nel susseguirsi continuo di recitativi secchi e arie con da capo. Quest’ultime, da tempo, erano diventate cavalli di battaglia per castrati e primedonne con acrobazie vocali di ogni tipo a prescindere dalle esigenze del dramma. abusi che la riforma volle abolire per restituire alla musica il “suo vero ufficio di servire la poesia”. Infatti, l’Orfeo, è improntato a un nuovo clima di chiarezza, razionalità ed equilibrio anche per il libretto articolato in lunghe scene animate da versi sciolti e lirici al posto del binomio recitativo-aria con da capo.

Dodici anni dopo, Gluck rimise mano alla partitura e presentò una seconda versione parigina dell’opera, in francese, Orphée et Euridice su libretto di Pierre-Louis Moline, che debuttò il 2 agosto 1774 all’Académie Royale de Musique.
Anche se nell’Orphée è mantenuto in linea di massima l’impianto originario, vi sono tuttavia alcune aggiunte e trasformazioni significative pensate per compiacere il pubblico francese: dalla modifica del ruolo vocale del protagonista – nella versione viennese era affidato a un castrato – trascritto per haute-contre, una voce tenorile particolarmente chiara e di ampia estensione nel registro acuto che vantava in Francia una lunga tradizione, all’inserimento di brani ballabili, conditio sine qua non del teatro musicale francese.
Per esempio, nel secondo atto, Gluck utilizzò la musica scritta anni prima per il balletto Don Juan associandola alla scena delle Furie scatenate dopo il passaggio di Orfeo e rimaneggiò la Danse des Ombrés, all’inizio della scena dei Campi Elisi, aggiungendo al Minuetto un Trio dal tono nostalgico e struggente, enfatizzato dall’assolo del flauto, che è diventato uno dei brani più celebri dell’opera.

Indicando la traccia del Mito e dell’Amore declinata nei tre mesi del Festival, la versione francese, ha spiegato il M° Gatti «ha un testo che ritengo più intrigante e vorrei dire anche aulico e per me, più abituato a un repertorio verdiano o a Wagner, rappresenta una sfida molto stimolante affrontare adesso Gluck. In questa edizione non useremo strumenti originali né prassi barocche ma ci avvicineremo il più possibile allo spirito della metà del Settecento e soprattutto alla volontà di Gluck il quale nella sua rivisitazione dell’opera, dalla prima a questa versione, la arricchisce nella strumentazione allineandola molto con il gusto francese dell’epoca, modernizzandola. Mi fa molto piacere di suonare poi in una sala nuovissima, di rara bellezza e con acustica eccellente che metterà in rilievo i particolari e tutti i dettagli di cui questa partitura è densa. Tra l’altro, la buca d’orchestra della sala Mehta, è perfetta per un organico orchestrale come quello di Orphée et Euridice e lo spazio scenico seppur ridotto è quanto mai adatto per enfatizzare l’aulicità della versione francese e qui Pierre Audi ha fatto un lavoro eccellente per enfatizzare questo aspetto».

Per questo nuovo allestimento, Pierre Audi, al suo debutto al Maggio – e anche lui al debutto con il titolo – contento di poter lavorare su un libretto in francese ricco di sfumature, soffermandosi nell’analisi dell’opera, ha desiderato sottolineare l’importanza simbolica che il mito ha tramandato sino ai giorni nostri, nonostante la terribile crudeltà che lo permea trattandosi di un capolavoro del repertorio operistico ispirato da una storia tra le più misteriose e crudeli della mitologia greca, «un’opera molto più complessa di quanto si pensi.  La famosa aria “J’ai perdu mon Euridice” e il “lieto fine” sembrano suggerire una storia d’amore lineare che si conclude felicemente con il trionfo dell’Amore sulla Morte.  Orphée, devastato dall’improvvisa perdita della sua amata moglie Euridice, sfida gli dei a concedergli di compiere un viaggio negli Inferi per riprenderla.

Gli Dei si mostrano tolleranti, cedendo alla sua determinazione, ma impongono una sola condizione: sulla via del ritorno alla vita, Orphée non deve voltarsi a guardare Euridice negli occhi. Il loro drammatico incontro rivela il tumulto del loro amore, la sua intensità ma anche la sua fragilità, come fragili sono tutte le relazioni umane appassionate. Orphée si gira e perde Euridice una seconda volta. Il mito greco non si arresta qui e, mentre si dispiega in varie forme, finisce sia tragicamente che poeticamente. L’opera di Gluck si conclude con Amore che libera Orphée dal suo tormento e riporta in vita Euridice, suggerendo che l’Amore è una forza che perdona, nonostante tutto».

Il regista, prosegue la sua analisi: «Nel XXI secolo è difficile accettare una lettura drammatica così lineare e semplicistica ma, esaminando da vicino testo e partitura, possiamo vedere emergere dietro le parole e la musica un thriller psicologico molto più sofisticato di quanto si pensi e una fine molto meno lieta del previsto. L’opera è incentrata su un potente trio d’amore: Orphée, Amore ed Euridice. Chi è Amore? Nell’opera è una seducente voce libera – uno spirito libero – che è chiaramente un’alternativa alla personalità terrena e possessiva di Euridice. Orphée, l’artista, è un uomo con un ego pronunciato, prigioniero e dipendente da questo triangolo amoroso – uno specchio della sua personalità possessiva e una droga per le sue insicurezze. Il mondo sembra girare – attraverso il suo comportamento – intorno a lui. I sentimenti di nessun altro contano. Il suo egoismo mostra la sua cecità nei confronti di ciò che serve per gestire la sua vita amorosa e le emozioni di coloro che lo amano».

Conclude affermando come i capolavori del passato si attualizzino immaginati nuovamente per il nostro tempo «esaminandone i molteplici significati e approfondendo l’analisi dei personaggi del dramma rappresentato. Nella mia produzione siamo andati a ritrarre tre esseri umani complessi, un tempo incatenati tra loro, in un viaggio alla scoperta di sé stessi; un viaggio che li libererà da quelle catene. L’esito dell’opera di Gluck è davvero felice perché la libertà che trovano alla fine è stata conquistata attraverso la lotta e l’accettazione reciproca, e non attraverso il possesso reciproco. I miti sono importanti perché ci aiutano a comprendere la nostra condizione umana e la nostra lotta con il Fato e il mistero della Morte. Come tutti i grandi capolavori operistici Orphée et Euridice è una storia aperta e dovrebbe essere vissuta da ogni ascoltatore in modo diverso, mentre ci identifichiamo con le lezioni di questa emozionante tragedia umana moderna e tale da trasformarci».

Scelta felice quanto coraggiosa, quindi, maggiormente apprezzabile grazie anche a un Coro che non perdiamo mai occasione di sottolineare il livello qualitativo raggiunto, ma, come in questo caso si è ancora una volta superato lavorando con un cast canoro di altissimo livello: Anna Prohaska (Euridice), Juan Francisco Gatell (Orphée) e Sara Blanch (Amore).

Attesissimo il tenore argentino e, al di là delle doti indiscutibili – tutte confermate – frutto di una professionalità non comune che si basa su studio e lavoro approfonditi, è riuscito a stupire per la freschezza e la modernità del suo personaggio capace di rappresentare angosce e paure odierne.
Bella voce quella di Anna Prohaska e bel timbro di Sara Blanch. Molto bene anche il corpo di danza.
Alla fine grandi applausi per tutti con marcato apprezzamento per il maestro Daniele Gatti.

Dettagli

Orphée et Euridice

Christoph Willibald Gluck
Tragédie-opéra (Drame héroïque) en trois actes
Livret de Pierre-Louis Moline d’après Ranieri de’ Calzabigi
Musique de Christoph Willibald Gluck, Version Paris 177
Edizione: Bärenreiter, Kassel, Basel, London, New York, Praha
Rappresentante per l’Italia: Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali

Nuova allestimento del teatro del Maggio Musicale Fiorentino
(atto unico)

Maestro concertatore e direttore Daniele Gatti

Regia Pierre Audi

Scene e luci Jean Kalman

Costumi Haider Ackermann

Video Gilbert Nouno

Coreografia Arno Schuitemaker

Coro e Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Compagnia di Danza di Arno Schuitemaker

Personaggi e interpreti

  • Orphée Juan Francisco Gatell
  • Amore Sara Blanch
  • Euridice Anna Prohaska
  • Danzatori
    Clotilde Cappelletti,
    Ilaria Quaglia,
    Lucrezia Palandri,
    Paola Drera,
    Angelo Petracca,
    Antoine Ferron,
    Emanuele Rosa,
    Ivan Ugrin,
    Mark Christoph Klee,
    Umberto Gesi

Didascalie

– 1. immagine del manifesto 2022
– 2. locandina della prima edizione francese del 2 agosto 1774
– 3. locandina 2022
– immagini da 4 a 9 e in copertina: alcuni momenti dell’Opera
foto © Michele Monasta, courtesy Maggio Musicale Fiorentino

 

la recensione si riferisce alla prima del 12 aprile 2022

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino - Piazza Vittorio Gui, 1 - Firenze
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Fino al: 23 Aprile, 2022