Il teatro Filarmonico di Verona, dopo quarantatre anni, propone per la stagione 2022 dall’8 al 15 maggio quattro rappresentazioni dell’opera ”Orlando Furioso” di Antonio Vivaldi su libretto di Grazio Braccioli, ispirato dal poema di Ludovico Ariosto con lo stesso titolo.
Nel 1714 Vivaldi riprese un’edizione del compositore Giovanni Alberto Ristori inserendoci in parte la propria musica, l’anno precedente era andata in scena l’opera “Orlando finto pazzo“ quindi l’argomento era già stato preso in considerazione ma solo nel 1727 ci sarà il debutto vero e proprio.

La vicenda parla soprattutto d’amore: Orlando è innamorato di Angelica che non ricambia perché è innamorata di Medoro e per questo motivo Orlando sembra impazzire.
Alcina è innamorata di Ruggiero ed è costretta a fargli bere un filtro d’amore per conquistarlo perché lui è innamorato di Bradamante, mentre della maga è innamorato Astolfo.
Quindi fra sortilegi e magia si svolge tutta la storia con momenti anche esilaranti, con Alcina disinibita e divertente oltre che perfida e senza scrupoli.

La regia di Massimo Checchetto, i costumi di Massimo Palella e le luci di Fabio Barettin hanno creato clima magico, fiabesco, tutti personaggi si muovono in un’atmosfera onirica, basta pensare all’entrata in scena di Ruggiero su un favoloso ippogrifo.
Il cast quasi tutto femminile vede nel ruolo del titolo il mezzosoprano Teresa Iervolino, voce importante e molto adatta per il ruolo en travesti , ottima tecnica, fronteggia con facilità momenti difficili di furore, l’aria ”Nel profondo cieco mondo“ ha momenti intensi, e l’aria ”Così potessi anch’io”.

Angelica è il soprano Francesca Aspromonte, unisce ad una voce estremamente gradevole ottime doti recitative, canta arie intense e di virtuosismo: “Un raggio di speme“ e “Chiara al pari di lucida stella”.
Alcina è il mezzosoprano Lucia Cirillo, bel timbro e arte scenica da manuale, passa da momenti di sensualità estrema a momenti di disperazione ad altri divertenti, con una facilità che solo una grande professionista si può permettere, senza mai perdere credibilità: le arie “Alza in quegl’occhi“ e “Vorresti amor da me“.

Medoro è il mezzosoprano Laura Polverelli, bella voce e grande tecnica, impersona in maniera egregia il suo personaggio, aria “Rompo i ceppi” e “Qual candido fiore“.
Bradamante è il mezzosoprano Chiara Tirotta, bella voce e molto convincente nella parte di guerriera che lascia la spada per conquistare il suo amato, aria “Asconderò il mio sdegno”.
Ruggiero è il contralto Sonia Prina, presente in numerose produzione di musica barocca a perfetto agio nel ruolo en travesti a lei congeniale, bella voce, sicurezza nel canto e sulla scena, sua la meravigliosa “Sol da te, mio dolce amore“ accompagnata da un flautista in stato di grazia.

Un momento di magia creato da una musica divina.
Astolfo è il baritono Christian Senn, unico uomo “vero” dell’opera. Ottima presenza scenica e voce molto bella e calda, rende molto bene i vari sentimenti che lo invadono, passando dallo struggimento, nell’aria “Costanza tu m’insegniate vuoi ch’io speri“ alla rabbia, nell’aria “Benché nasconda”.
La direzione è affidata al maestro Giulio Prandi, importante filologo musicale, che dirige con la sicurezza di un esperto l’orchestra della Fondazione Arena di Verona.

Complimenti anche al coro della Fondazione Arena di Verona diretto dal maestro Ulisse Trabacchin.
Uno spettacolo da sogno dove i variegati sentimenti che condiscono la vicenda sono stati esaltati da altrettante immagini fiabesche, che hanno coinvolto molto piacevolmente il pubblico che ha manifestato forti consensi con applausi a non finire per tutti gli artisti.