Napoli milionaria, nato dalla collaborazione tra il compositore Nino Rota e il grande Eduardo De Filippo, è l’ultimo titolo della Stagione del Teatro Comunale di Bologna ad essere rappresentato al Nouveau: un saluto a questo luogo che, dal febbraio 2023, è stato la “casa temporanea” in attesa tornassero a rivivere, dal prossimo febbraio, le opere in scena nella storica sede di Piazza Verdi rinnovata. Ultima opera di Rota, tratta dall’omonima commedia di De Filippo del 1945, Napoli milionaria, dramma lirico in tre atti, debuttò nel 1977 al Festival dei Due Mondi di Spoleto con la regia dello stesso autore napoletano. Accolta inizialmente con qualche riserva dalla critica, è stata progressivamente rivalutata, fino ad entrare tra i titoli più significativi del teatro musicale del secondo Novecento.

La partitura di Rota – già autore nel 1973 della colonna sonora del film Amarcord (capolavoro premio Oscar di Federico Fellini) si distingue per la capacità di intrecciare linguaggi eterogenei, dalla canzone napoletana al verismo, dal jazz al musical – supporta la forte tensione drammatica, in grado di restituire con incisività il ritratto di una famiglia travolta e disorientata dalla guerra. Un lavoro dal gusto amaro in cui ironia e tragedia convivono, segnato dalla disillusione post-bellica nei confronti del genere umano e dalla presa di coscienza del degrado dei valori. Il capolavoro novecentesco arriva a Bologna, per la prima volta nella storia del teatro felsineo, in un nuovo allestimento debutto italiano del regista argentino Marcelo Lombardero, che spiega: «Pensare di portare in scena Napoli milionaria mi pone di fronte a una responsabilità enorme. 

Come regista sento il dovere di raccontare questa storia rispettando gli elementi concepiti dai suoi creatori e, allo stesso tempo, di utilizzare la forma scenica come uno strumento didattico capace di rivelarne il significato più profondo. Dal punto di vista stilistico, sia l’opera di Eduardo De Filippo sia la versione operistica di Nino Rota attingono direttamente al teatro popolare, collocandosi in un periodo storico concreto e vicino, e costituendo uno dei pilastri teatrali del neorealismo. Oggi, a più di ottant’anni da quegli avvenimenti e a quasi cinquant’anni dal debutto della versione musicale, questi materiali si caricano di nuovi significati: diventano tangibili, vicini, necessari».

Sul podio torna James Feddeck, chiamato a misurarsi con la musica di Rota, vocalmente complessa e che coinvolge una ventina di personaggi. «La partitura si pone come naturale evoluzione dell’eredità del belcanto, – racconta Feddeck – arricchita dalla sensibilità drammatica innovativa di Rota e dalla sua capacità di intrecciare la canzone popolare napoletana con una scrittura orchestrale raffinata. Maestro tanto della costruzione teatrale quanto dell’architettura musicale, Rota crea motivi distinti per ciascun personaggio e li sviluppa con notevole intelligenza scenica. Nell’atto finale, questi motivi si intrecciano e si dissolvono l’uno nell’altro, rispecchiando il disfacimento psicologico e morale dei personaggi in scena. Pochi compositori hanno saputo rappresentare una gamma così ampia di emozioni umane – umorismo, tenerezza, avidità, disperazione e resilienza – con una simile eleganza strutturale».

Presenti alla replica pomeridiana domenicale, come sempre, abbiamo assistito alla presentazione nel foyer, purtroppo non molto affollato. In seguito all’entrata in platea, a sipario chiuso, si intravedevano fili di panni stesi a fare da cornice all’impianto fisso con pannelli che, scorrendo, creano gli ambienti. Inizia la musica e vengono proiettate immagini di aerei che bombardano, macerie di Napoli e gente che scappa. Il periodo è quello del Secondo Conflitto Mondiale e prosegue con la Liberazione degli americani. I pannelli scorrono e appare l’interno di una stanza, con il vicolo da cui vi si accede che per tutta l’opera cambia aspetto. Allestimento tradizionale, ma ricreato nei minimi particolari di una casa partenopea di quei tempi. Le luci sono di grande effetto, come i costumi.

Sul fronte musicale il Direttore ha offerto una lettura interessante della musica di un capolavoro che risente del verismo di Mascagni, di Puccini, ma anche Menotti e poi il jazz. L’Orchestra ha dato un’ottima prova, come anche il Coro diretto dal maestro Giovanni Farina.

Nel vastissimo cast dei cantanti, senza alcun dubbio, trionfatrice della serata è stata il soprano Carmen Gianattasio nel ruolo di Amelia con voce solida, colore e acuti che fanno la differenza, come nella parte recitata in dialetto napoletano.
Normalmente siamo abituati ad ascoltarlo nei ruoli di baritono buffo, ma garantiamo che il baritono Paolo Bordogna, nella parte di Gennaro, ha veramente stupito per la grande bravura.

Maria Rosaria del soprano Miriam Battistelli – ascoltata a Firenze nel ruolo di Musetta in Boheme – è notevolmente cresciuta in voce, intonazione e timbro. Il tenore Marco Miglietta nel ruolo di Amedeo ha offerto un’ottima prova, come anche Errico Settebellizze del tenore Matteo Falcier.
Piacevole sorpresa Assunta del mezzosoprano Eleonora Filipponi.

Molto bravi tutti gli altri e, alla fine, grandissimi applausi per l’intero cast.
Abbiamo saputo che, alla prima, seduta in platea c’era il soprano Giovanna Casolla, prima interprete del ruolo di Amalia a Spoleto. Ricordiamo inoltre che il dieci di giugno ricorreva il centenario della nascita del primo direttore che diresse l’opera: Bruno Bartoletti, una bacchetta che osava sempre.

Dettagli

Maestro del Coro Giovanni Farina

scene Diego Siliano
costumi Luciana Gutman

Nuovo allestimento del Teatro Comunale di Bologna
in scena da venerdì 12 a mercoledì 17 giugno

Didascalia immagini

(courtesy Ufficio stampa Teatro Comunale di Bologna)

Alcuni scatti durante l’esecuzione di Napoli milionaria
foto © Andrea Ranzi