Il Teatro di San Carlo ha ospitato – dal 24 settembre al 1° ottobre – “Mitridate, re di Ponto” di Wolfgang Amadeus Mozart, firmata da Claus Guth in una coproduzione internazionale che lega il Lirico di Napoli al Teatro Real di Madrid, Oper Frankfurt e Gran Teatre del Liceu di Barcellona.

Mozart compose l’opera a soli quattordici anni su libretto di Vittorio Amedeo Cigna-Santi, tratto dalla tragedia “Mithridate” di Jean Racine (1673). Il debutto (26 dicembre 1770) al Teatro Regio Ducale di Milano, conquistò il pubblico, ma soprattutto cantanti e musicisti, nonostante lo scetticismo iniziale, perché increduli che un adolescente potesse padroneggiare gli artifici del testo poetico e la complessità della scrittura vocale operistica. Furono ben venti le repliche, per la soddisfazione del padre Leopold che alla moglie scrisse: “L`Opera di nostro figlio continua a raccogliere unanimi consensi, ed è, come dicono gli italiani: alle Stelle!”.

La rilettura del regista tedesco (qui ripresa da Marcelo Buscaino) è ispirata alla serie televisiva Succession e ne fa il dramma quasi realistico di un padre potente e dispotico, tradito dai propri figli, proiettando al tempo stesso i conflitti dei personaggi in una dimensione onirica e inconscia. Le scene di Christian Schmidt con i costumi di Ursula Kudurna collocano la vicenda in un’ambientazione domestica degli anni Sessanta-Settanta e, a tale spazio realistico, si contrappone una seconda dimensione, astratta, nella quale prendono forma gli impulsi invisibili che attraversano i personaggi: attrazione e repulsione, paure e tensioni sono affidate ai giovani allievi della Scuola di Ballo del Teatro di San Carlo, diretta da Renato Zanella, su coreografia di Sommer Ulrickson e luci di Olaf Winter.

Sul podio Riccardo Frizza, alla guida dell’Orchestra del Teatro di San Carlo che, durante le prove, aveva sottolineato: “È decisamente un avvenimento quello che sta per accadere al Teatro di San Carlo dove, a poco più di duecentocinquant’anni dalla prima rappresentazione, si mette in scena per la prima volta Mitridate, re di Ponto. Così, in una stagione che ho già inaugurato con la Medea di Cherubini (mai rappresentata prima a Napoli) e Partenope di Morricone (questa invece una prima assoluta), ora affronto anch’io il mio primo Mitridate, re di Ponto. Ho un rapporto solido con Mozart e il suo teatro, seppure non così continuativo come mi piacerebbe.

Però, sul versante sinfonico e sinfonico-corale è molto più stretto, in questo ambito un direttore d’orchestra ha maggiori possibilità di scegliere. Per questo, tornare al teatro mozartiano è l’occasione per tornare a quanto di più musicalmente nobile esista. Entrare nel mondo privilegiato di un genio appena quattordicenne che ci conduce per mano alla migliore rappresentazione degli affetti emotivi è un’occasione straordinaria. Le arie del Mitridate sono una sorta di antologia, ora convulse, ora estatiche, ora drammatiche; l’orchestra ha pagine incredibilmente belle, come l’ouverture e lo straordinario duetto di Aspasia e Sifare”.

Presenti alla replica di martedì 29 settembre a cui ci riferiamo e, all’apertura del sipario, anche i più nostalgici delle messe in scena tradizionali, devono ammettere l’altissimo livello dello spettacolo concepito da Claus Guth e la sua squadra, veramente di altissimo livello e in compenetrazione con l’eccellente parte musicale. L’impianto è fisso con una piattaforma girevole che mostra due mondi separati: nel primo, il salotto di una famiglia dell’alta borghesia ben arredato in stile anni Settanta; nell’altro, con superficie bianca, concava e astratta, prendono forma copie dei protagonisti oltre a persone completamente vestite in nero senza volto che il regista moltiplica. I due universi resteranno separati fino al terzo atto quando “gli altri” riescono ad accedere al salotto e a interagire con i personaggi.

Per la parte musicale, con l’Orchestra del Teatro in splendida forma, il maestro Riccardo Frizza, dopo la splendida overture, in un continuo crescendo, ha offerto una direzione fluida e molto attenta alle voci, anche perché arie e duetti sono difficili e funambolici per chi le sostiene.
Nel cast dei cantanti, spiccano le interpreti femminili a iniziare da Mariangela Sicilia nel ruolo en travesti di Sifare (Guth attribuisce a tale fratello un ruolo di sventurato). Il soprano incanta dall’inizio e raggiunge altissimi livelli nel secondo atto in ‘Lungi da te, mio bene…” dove, insieme al corno solista Alessandro Fraticelli (il regista lo ha voluto sul palcoscenico), regalano una performance indimenticabile.

Bellissima voce e un fraseggio perfetto per Ismene del soprano Giuliana Gianfaldoni.
Piacevole sorpresa è Aspasia del soprano Sara Blanch.
Il protagonista, il tenore Giovanni Sala, autorevole nella parte affidata.

L’altro fratello, quello brillante, Farnace, è stato affidato a uno dei più bravi controtenori della scena lirica mondiale, Franco Fagioli, che ha letteralmente affascinato con tecnica e maestria, raggiungendo la perfezione nell’aria finale del terzo atto “Gia dagli occhi il velo è tolto” dove il pubblico è esploso in un’applauso interminabile.
Molto bene, Arbate del controtenore Augustin Pennino e Marzio del tenore Alasdair Kent.
Alla fine grandissimi e meritati applausi per tutti.

Noi pensiamo già anche alla prossima, imperdibile, opera dell Teatro di San Carlo, “Alcina” di Georg Friedrich Händel dove Franco Fagioli sarà insieme al soprano Lisette Oropesa.