Lo scorso 27 novembre è stata inaugurata la Stagione 2023/2024 del Teatro dell’Opera di Roma con la nuova produzione del Mefistofele di Arrigo Boito coprodotto con il Teatro Real di Madrid. Sul podio, alla guida dell’Orchestra dell’Opera, il direttore musicale della Fondazione capitolina, Michele Mariotti, che ha affrontato il titolo per la prima volta, dichiarando: «Abbiamo scelto Mefistofele perché rispecchia perfettamente la nostra idea di teatro: un luogo che parla sia dell’uomo di oggi, fornendo gli strumenti per conoscere più a fondo la nostra realtà e per interpretarla, sia dell’uomo come archetipo, con i suoi valori psicologici atemporali e le sue pulsioni eterne. Boito esalta proprio questo: l’universalità dell’uomo che è in Faust e la sua implacabile tensione a superare i suoi limiti. Per il teatro, inoltre, è una sfida ma anche una grande opportunità mettere in scena un capolavoro così imponente, che coinvolge tutte le forze interne e le masse artistiche. Sono poi particolarmente felice di lavorare nuovamente con Simon Stone dopo La traviata che abbiamo realizzato insieme a Parigi nel 2019».

Mefistofele è l’opera in un prologo, quattro atti e un epilogo con cui, l’allora ventiseienne scapigliato, si proponeva di rinnovare la formula del melodramma, ma la sua prima versione, (5 marzo 1868 al Teatro alla Scala) fu un fiasco clamoroso e venne così rielaborata, ridotta ulteriormente e ripresentata al Teatro Comunale di Bologna il 4 ottobre 1875. A Roma, la prima rappresentazione avvenne al Teatro Costanzi il 29 ottobre 1887, mentre l’ultimo allestimento a cura della Fondazione capitolina risale al marzo 2010, con la regia di Filippo Crivelli e la direzione di Renato Palumbo.

Per l’attuale edizione è stato scelto Simon Stone – pluripremiato drammaturgo, regista e sceneggiatore australiano – che, per il suo debutto romano, è stato chiamato a interpretare, con quello stile unico, iperrealista e tagliente, il mito mefistofelico lasciato in versi, tra il 1772 e il 1832, da Johann Wolfgang von Goethe trasformato da Arrigo Boito nel dramma monumentale che conosciamo.

Nella sua carriera da regista d’opera come non ricordare la trasformazione di Violetta Valéry in un’influencer, o l’aver ambientato la vicenda di Lucia di Lammermoor nel “Rust Belt” americano o l’aver raccontato l’amore di Tristano e Isotta tra i grattacieli di New York. Vorace lettore di classici fin dall’adolescenza, Simon Stone ama riscrivere il tragico per il pubblico contemporaneo, prendere il mito e adattarne gli archetipi al nostro presente.

E a Roma cosa ha realizzato? “Un viaggio nell’oscurità al termine del quale diventa chiaro che la vera conoscenza non può essere soltanto concettuale ma passa attraverso l’interazione, la condivisione e il confronto con gli altri”; coadiuvato da Mel Page per scene e costumi moderni, con i disegni di luce firmati da James Farncombie per un viaggio visivo straordinario.

Presenti alla data domenicale, la penultima recita delle sei previste, abbiamo potuto constatare la grande affluenza di pubblico – anche in tutte le altre date – per questo capolavoro raramente rappresentato (fortunatamente quest’anno il Teatro Lirico di Cagliari lo ha proposto a metà novembre, mentre il prossimo aprile sarà in cartellone al Teatro La Fenice di Venezia).

All’apertura  del sipario in un palcoscenico minimalista, vuoto e con pochi elementi scenici, si muovono tutti i personaggi liberamente. Come detto, le luci sono veramente un punto di forza e già dal prologo inizia il viaggio.
Nella parte musicale naturalmente il maestro Michele Mariotti ha fatto un grande lavoro, rendendo la sua lettura del capolavoro più tagliente e moderna.
L’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma è risultata in simbiosi con i cori e i solisti. Infatti, sin dal prologo il Coro è sempre perfetto, fino ad arrivare a un finale mozzafiato. Un lavoro eccellente del maestro del coro Ciro Visco e del maestro del coro delle voci bianche Alberto de Sanctis, dimostrato, a fine spettacolo, dalle molte chiamate sul palcoscenico per ricevere gli applausi.

Il cast del canto ben assortito, dove nel ruolo dei tre protagonisti si sono alternate due compagnie di cantanti. Nella replica a cui abbiamo assistito, Jerzy Butryn dava la voce a Mefistofele, indubbiamente una bella performance del basso polacco.
Il tenore Antony Ciaramitaro ricopriva il ruolo di Faust con bellissima voce e bel fraseggio (apprezzato recentemente nel debutto a Macerata del verdiano Alfredo, ci piacerebbe ascoltarlo presto in ulteriori ruoli).
Valeria Sepe molto brava nei panni di Margherita/Elena, straordinaria come Elena.
Una sorpresa Sofia Koberidze in Marta/Pantalis come lo è  stato il Wagner del tenore Marco Miglietta.

Alla fine grandi applausi per tutti, soprattutto al maestro Michele Mariotti. Magari qualcuno avrebbe gradito uno spettacolo tradizionale, ma il mondo va avanti e anche quello operistico quando è supportato da grande idee come questa.

Dettagli

Mefistofele
di Arrigo Boito

Personaggi e interpreti
  • Mefistofele John Relyea /
    Jerzy Butryn  29 novembre, 3 dicembre
  • Faust Joshua Guerrero  /
    Anthony Ciaramitaro 29 novembre, 3 dicembre
  • Margherita/Elena Maria Agresta /
    Valeria Sepe 29 novembre, 3 dicembre
  • Marta/Pantalis Sofia Koberidze
  • Wagner Marco Miglietta
  • Nereo Leonardo Trinciarelli /
    Yoosang Yoon  29 novembre, 2, 5 dicembre

Orchestra e Coro del Teatro dell’Opera di Roma
con la partecipazione del Coro di Voci Bianche
del Teatro dell’Opera di Roma
Maestro del Coro Ciro Visco

Scene e costumi Mel Page
Luci James Farncombe

Nuovo allestimento Teatro dell’Opera di Roma
in coproduzione con Teatro Real di Madrid

(l’articolo si riferisce alla replica di domenica 3 dicembre)

Didascalia immagini

alcuni momenti del Mefistofele
foto © 2023 Fabrizio Sansoni
courtesy Opera di Roma

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Teatro dell'Opera - Piazza Beniamino Gigli - Roma
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