Don Carlo, definito il capolavoro assoluto di Giuseppe Verdi, ha compiuto nel 2017 i suoi primi centocinquanta anni e tutti i maggiori teatri del mondo lo hanno celebrato. Fra i tanti allestimenti, lo scorso autunno vi ho riferito le impressioni parigine delle versione francese in cinque atti con taglio dei balletti. Inizio primavera ho assisitito a Lione alla  proposta della versione integrale che il Maestro non vide mai eseguita (prima della prima i balletti furono tagliati per permettere ai parigini di non perdere l’ultimo treno che li avrebbe ricondotti a casa) e ora a Bologna, la versione in quattro atti tradotta in italiano da Achille De Lauzières e Angelo Zanardini – radicalmente rivista da Verdi – e rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 10 gennaio del 1884.

Vale la pema ricordare che, dopo la prima di Parigi dell’11 marzo 1867, a Bologna, lo stesso anno ebbe luogo la prima italiana (tradotta) e precisamente il 27 ottobre, sempre in cinque atti, per poi approdare alla versione solitamente rappresentata in tutti i teatri, appunto quella in quattro atti detta “di Milano”. Don Carlo ebbe una gestazione complessa, laboriosa e travagliata, che vide Verdi impegnato in numerose revisioni e, tra la prima versione in francese e la seconda in italiano le differenze sono sostanziali e toccano momenti cruciali dell’opera. Il Maestro eliminò il primo atto, due duetti del secondo atto, l’inizio dell’atto terzo e il balletto, alcuni momenti del quarto atto, tra cui il finale, e la conclusione del quinto atto. Al loro posto inserì sette brani inediti.

La vicenda è ambientata nella seconda metà del Cinquecento, negli anni intorno al trattato di Cateau-Cambrésis (1559) con il  quale venne dichiarata la pace tra Spagna e Francia e, su questa base storica, s’intrecciano i conflitti pubblici e privati e una trama i cui personaggi hanno difficoltà nel distinguere il bene e il male, il peso del potere, i contrasti d’amore e il mondo familiare; temi sempre cari a Verdi.

Un teatro stracolmo in una calda domenica di giugno, grandi attese soprattutto per il debutto, in quest’opera, del direttore del teatro felsineo, Michele Mariotti, bacchetta acclamata ovunque nel vecchio continemte, che si appresta, con Orchestra e Coro del Teatro Comunale, a portare l’eccellenza italiana al Théâtre des Champs-Elysées di Parigi per l’omaggio a Gioacchino Rossini con l’Italiana in Algeri.

Tornando a Don Carlo, la messa in scena di questo affresco storico, umano e politico, curata da Henning Brockhaus, ha diviso fortemente il pubblico e mi dicono che alla prima non siano mancate le contestazioni per aver trasportato la vicenda negli anni Trenta del secolo scorso senza supportarla da adeguati simbolismi.

Sin dall’inizio il potere, o meglio, lo strapotere dell’Inquisitore si percepisce anche visivamente: tutto è cupo, ma è assente qualsivoglia forza teatrale. Per fortuna la parte musicale si basa su un attento lavoro e non si può certo dire che Michele Mariotti non sia  amato in questo teatro. All’entrata, il pubblico ha tributato calorosi applausi in costante crescendo fino a trasformarsi in autentiche ovazioni per una guida ineccepibile dell’Orchestra, che ha risposto al par suo, permettendoci di cogliere anche le parti più nascoste della partitura e coinvolgendo un Coro magistrale e tutti i cantanti in una performance da vero gioco di squadra.

Un cast con grandi voci: il basso Dmitry Beloselskiy (Filippo  ll) in “Ella giammai m’amo” ha dato il meglio, ma anche il duetto del secondo atto con Rodrigo “Restate presso la mia persona” ci ha regalato un momento indimenticabile.
Il tenore Roberto Aronica (Don Carlo) in forma vocale eccellente, dimostrandolo già nel duetto con Rodrigo Dio che nell’alma infondere“, per poi crescere nel corso di tutta l’opera. Luca Salsi (Rodrigo) non è da meno e, al momento, una delle voci baritono  italiane in perfetto stato di grazia, dotato di timbro rotondo e tecnica ineccepibile.

Il mezzosoprano Veronica Simeoni (Eboli) è stata applauditissima per il fraseggio elegante dando vita a personaggio passionale e di grande spessore. Il soprano Maria José Siri (Elisabetta) scenicamente perfetta e vocalmente bravissima, nel finale del quarto atto “Tu che le vanità. …” ci ha tenuto in apnea.
Il basso LucaTittoto (il frate), una fortuna avere in questo ruolo una voce che fa la differenza. Il basso Luiz Ottavio Faria ha dato una voce importante e molto bella al Grande Inquisitore.

Provengono dalla Scuola dell’Opera e sono giustamente un vanto del Teatro Comunale le voci di Tebaldo (Nina Solodovnikova), l’Araldo reale (Rosolino Claudio  Cardile) la Voce dal cielo (Erika Tanaka) e i due Deputati  fiamminghi (Paolo  Marchini  e Abraham  Garcia  Gonzalez).
Alla fine dell’opera si è scatenata un’autentica standing ovation per tutti perché, anche questa volta, canto e musica ci hanno regalato uno spettacolo unico.

Didascalie immagini nel testo e in copertina
alcuni momenti del Don Carlo
foto © Rocco Casaluci
courtesy Fondazione Teatro Comunale di Bologna
 

Don Carlo

Opera in quattro atti
Musica di Giuseppe Verdi
Libretto di Joseph Méry e Camille Du Locle
Traduzione italiana di Achille De Lauzières e Angelo Zanardini

Direttore, Michele Mariotti
Regia e luci, Henning Brockhaus
Scene,  Nicola Rubertelli
Costumi, Giancarlo Colis
Coreografie, Valentina Escobar
Collaboratore alle luci, Daniele Naldi
Maestro del Coro, Andrea Faidutti

Personaggi e Interpreti
Filippo II Re di Spagna, Dmitry Beloselskiy
Don Carlo, Roberto Aronica
Rodrigo, Luca Salsi
Il Grande Inquisitore, Luiz-Ottavio Faria
Un Frate, Luca Tittoto
Elisabetta di Valois, Maria José Siri
La Principessa Eboli, Veronica Simeoni
Tebaldo, Nina Solodovnikova*
Il conte di Lerma, Massimiliano Brusco
Un Araldo Reale, Rosolino Claudio Cardile*
Una voce dal cielo, Erika Tanaka*
Deputati fiamminghi, Federico Benetti, Alex Martini, Luca Gallo, Paolo Marchini*, Abraham García González*, Carlo Malinverno

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna

In collaborazione con la Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”

* Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna

In scena dal 6 al 14 giugno 2018
(la recensione è riferita alla replica del 10 giugno)