Dopo trent’anni (era il 1992), torna in scena a Bologna “Luisa Miller” melodramma tragico verdiano in tre atti, su libretto di Salvatore Cammarano, tratto dalla tragedia Kabale und Liebe (Intrigo e amore) di Friedrich Schiller. Considerata anello di congiunzione tra le opere giovanili e quella che sarà la cosiddetta trilogia popolare, “Luisa Miller” segnò una svolta nella produzione e nel processo di maturazione artistica e stilistica del maestro di Busseto, scegliendo di concentrarsi sulle passioni ed emozioni dell’animo umano.

Il debutto avvenne l’8 dicembre 1849 al Teatro San Carlo di Napoli e la scelta di “Luisa Miller” avvenne dopo aver abbandonato l’idea di eseguire l’opera patriottica “L’Assedio di Firenze” a causa della censura borbonica.

Questa nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna è stata affidata al team “marionanni” al debutto in un allestimento operistico. Recentemente nominato direttore artistico del museo Marino Marini di Firenze e vincitore del concorso internazionale per l’Alhambra di Granada, Mario Nanni (in arte marionanni), ha spiegato: «Qualsiasi mio progetto è un’opera organica. Pittura, architettura, fotografia, musica, variazioni ambientali e di movimento, materia, tecniche e arti: la composizione è totale, al pari di un’orchestra di strumenti diretti dalla luce».

L’artista che lavora e studia nella sua casa museo Virgola a Bologna, ha lasciato quindi alla luce, in armonia con la musica e il canto, l’onere di guidare tutte le arti e a raccontare lo spettacolo e le emozioni dei protagonisti. Inoltre, l’uso della luce nella pittura rinascimentale ha ispirato le “scenografie di luce” create per l’opera, i colori e i dettagli dei costumi.

Quattro sono gli oggetti di scena principali a fare da macchine teatrali in un melodramma che, sempre secondo l’artista, ha tra i suoi temi centrali la lotta di classe: una grande lampada che simboleggia il sole, un tavolo, elemento che accompagna l’uomo in tante situazioni diverse, l’albero del mondo semplice e contadino, e la poltrona del potere e della malvagità. Per questa Luisa Miller ha disegnato anche dei particolari “gioielli luminosi”. Il risultato è sorprendente ed è molto piaciuto al pubblico che lo ha dimostrato con gli applausi finali quando “marionanni” si è presentato sul palcoscenico.

La parte musicale, è affidata al maestro Daniel Oren reduce dal recente successo di Tosca a inizio stagione. La sua lettura dell’opera convince sin dall’inizio. Sempre in un crescendo armonico con Orchestra, Coro e voci soliste, verdiane di ottimo livello a iniziare da Rodolfo (tenore) Gregory Kunde, un vero prodigio vocale e uno stile di canto ineccepibile che raggiunge l’apice nell’aria del secondo atto “Quando, le sere al placido…” e strappando minuti interminabili di applausi.
Dopo quarantaquattro anni di carriera, la sua voce regala ancora emozioni assolute, lo rivedremo a fine mese a Bologna in “Otello” e in ottobre in “Andrea Chenier“.

Myrtò Papatanasiu (soprano) bravissima anche scenicamente nel ruolo di Luisa, ha dato il meglio di sé nell’ultimo atto nel duetto con il padre.

Franco Vassallo (baritono) un Miller credibile a tutto tondo per sicurezza vocale e potenza.
I due bassi Marko Mimica, che interpreta il Conte di Walter bellissimo timbro scuro che fa la differenza, e il non da meno Gabriele Sagona, che interpreta Wurm, una bellissima sorpresa per la sua morbida emissione.
Federica (mezzosoprano) di Martina Belli in continua ascesa, disegna il personaggio scenicamente e vocalmente con fraseggio accurato.
Bravi anche gli altri.
Alla fine dello spettacolo grandi applausi per tutti e standing ovation per Vassallo e Kunde. Non si sono contate le uscite sul palcoscenico per le richieste di un pubblico completamente soddisfatto, oggi tutt’altro che scontato.