
Dopo il successo ottenuto con le opere di Francesco Cavalli e Leonardo Vinci, il Teatro alla Scala propone per il 2024 “L’Orontea“ di Antonio Cesti, una delle opere più eseguite del Seicento (questa sera l’ultima replica alle ore 20:00).
L’autore occupa un posto di rilievo nella sua epoca, infatti oltre ad essere stato un compositore di enorme rilevanza fu anche tenore, organista e maestro di cappella ad Innsbruck.
Il libretto venne scritto da Giacinto Andrea Cicognini e Giovanni Filippo Apolloni, la prima andò in scena al teatro di Innsbruck nel 1656.
Amore, disperazione, tradimenti e colpi di scena sono gli ingredienti della vicenda che racconta come Alidoro, corsaro e pittore, grazie alla sua avvenenza conquista tutte le donne compresa la stessa Orontea, regina d’Egitto, creando sdegno in Creonte, il filosofo di corte.
Un’altra vittima dell’attraente corsaro è Silandra, che sembrava morisse d’amore per Corindo che viene subito dimenticato all’apparire di Alidoro.
Intorno ai personaggi principali ruotano altri protagonisti con ruoli esilaranti come Gelone, il servo buffo con la bottiglia sempre in mano, immancabile nelle opere di questa epoca e Aristea che, nonostante la non più tenera età, cerca l’amore di giovani amanti.
Il lieto fine è comunque in agguato dopo una rivelazione inaspettata.
L’ottimo cast di questa produzione comprende nomi di grande rilievo nel panorama operistico: Orontea, Stéphanie D’Oustrac, mezzosoprano, grande interprete e bellissima voce, ha reso perfettamente il tormento di una donna osteggiata dal suo precettore perché innamorata di un uomo non del suo rango, magnifica nella meravigliosa aria “Intorno all’idol mio”.

Creonte, Mirco Palazzi, basso, cantante di grande esperienza con una voce stentorea, perfetto nel ruolo di precettore della regina preoccupato per le sue pene d’amore.
Silandra, Francesca Pia Vitale, soprano, ha recitato e cantato con sicurezza il ruolo della damigella di corte sentimentalmente confusa, divisa tra due uomini, aria “Addio, Corindo”.
Corindo, Hugh Cutting, controtenore, il giovane cantante dotato di una voce incantevole è stato molto bravo nel ruolo dell’amato rifiutato, che non si è lasciato abbattere dal momento di crisi della sua amata.

Alidoro, Carlo Vistoli, controtenore, si tratta di un interprete dell’olimpo dei cantanti del barocco, con la sua magnifica voce unita alle straordinarie doti interpretative ha brillato nel ruolo del seduttore rubacuori.
Gelone, Luca Tittoto, basso/baritono, eccezionale nel ruolo del servo ubriacone, bella voce ed ottima presenza scenica sorretta da anni di esperienza, esilarante nell’aria “Chi non beve”.

Tibrino, Sara Blanch, soprano, il suo ruolo “en travesti” è stato recitato e cantato in maniera impeccabile con grande bravura.
Aristea, Marcela Rahal, mezzosoprano, simpaticissima, ben riuscito il ruolo di una madre non più giovane che cerca l’amore in giovani amanti perché dice di avere ancora un cuore.
Giacinta/Ismero, Maria Nazarova, soprano, ha cantato è recitato benissimo nel doppio ruolo.
La regia di Robert Carsen non ha bisogno di presentazione, essendo un nome di grande rilievo nel mondo dello spettacolo: è stata moderna e di grande effetto, una storia che si è inserita benissimo nell’epoca in cui stiamo vivendo.

I bellissimi costumi sono di Gideon Davey e le luci, utilizzate con grande professionalità, sono di Peter Van Praet e dello stesso regista.
La direzione musicale è affidata all’ espertissimo maestro Giovanni Antonini che ha diretto con sicurezza l’Orchestra del Teatro alla Scala, su strumenti storici e la qualità è stata semplicemente sublime.

Tre ore e trenta di spettacolo che la sera del 30 settembre ha visto un teatro pieno e un pubblico attento, che ha accolto con grandi applausi tutti gli artisti, a conferma che, il progetto per ricordare i nostri grandi autori del barocco, è stato un clamoroso successo sicuramente da ripetere.