Il teatro Dante Alighieri di Ravenna ha programmato per la stagione 2021/2022 l’opera o meglio la favola in musica L’Orfeo di Claudio Monteverdi.
Il libretto, di Alessandro Striggio, è ispirato da la Fabula Orfeo di Angiolo Poliziano, le Metamorfosi di Ovidio , le Georgiche di Virgilio, il Pastor fido di Guarini e il libretto di Ottavio Rinuccini per l’opera L’Euridice di Peri.
La prima avvenne a Mantova nel 1607 a Palazzo Ducale, l’autore viveva alla corte dei Gonzaga ricoprendo il ruolo di maestro della musica.
L’Orfeo è il primo grande capolavoro del melodramma, l’inizio del barocco musicale, infatti le opere di Jacopo Peri: La Dafne e L’Euridice, anche se precedenti, non furono considerate tali.
Dopo un breve successo iniziale, l’opera cadde nell’oblio per molti anni, poi dalla fine del XIX secolo ritornò in teatro e oggi è rappresentata in tutto il mondo.

La regia, le scene e i costumi dello spettacolo sono affidati a Pier Luigi Pizzi che con abiti di un elegantissimo e raffinato bianco e nero, ha contribuito magnificamente a trasmettere, in perfetta sinergia con la musica, i momenti idilliaci degli amanti e l’angoscia di Orfeo agli inferi. Non c’è dubbio si respiri la magia creata da un grande maestro di classe innata e, ritenendo come Pizzi lo incarni perfettamente, un Maestro che non finisce di stupire.
Infatti il finale non rispecchia fedelmente nessuno dei due creati dall’autore – Orfeo né muore ucciso dalle Baccanti, né vola in cielo per intercessione di Apollo – ma è lo spettatore che immagina se morirà o vivrà senza la sua Euridice.

Anche le luci di Massimo Gasparon, che collabora anche alla regia, hanno contributo notevolmente a rendere questo spettacolo un incanto. Si aggiungono i complimenti al coreografo Gino Potente e all’assistente costumista Lorena Marin.
Il cast è importante: il protagonista è il giovane tenore Giovanni Sala , di straordinaria bravura oltre che nel canto anche nella recitazione, ha trasmesso perfettamente al pubblico il suo dramma tanto che ci sono stati numerosi occhi “lucidi” alla fine dello spettacolo.

Euridice è il soprano Eleonora Pace, bella voce e aiutata da una bellezze eterea e raffinata ha reso il suo personaggio molto credibile.

Caronte è il basso Mirco Palazzi, dotato di una voce straordinaria e di un timbro bellissimo, ha reso molto bene il suo personaggio grazie anche a molta esperienza maturata avendo iniziato una carriera sempre in ascesa fin da giovanissimo.

La Musica è il soprano Vittoria Magnarello, una bella voce e una disinvoltura sul palco che la rende molto credibile nel personaggio interpretato.
Plutone, il basso Federico Sacchi, e Proserpina, il mezzosoprano Daniela Pini, hanno catturato il pubblico con il loro canto e la loro interpretazione di dio degli inferi con la sua sposa.

Molto bene anche: Alice Grasso, la Messaggera; i Pastori Massimo Altieri, Luca Cervoni e Enrico Torre; Speranza, Margherita Maria Sala e La ninfa, Chiara Nicastro.
Il coro Cremona Antiqua, creato dal maestro Antonio Greco, ha ottenuto fin dal 1993 diversi riconoscimenti e in questa produzione ha dato prova di grande esperienza del repertorio barocco, cantanti con voci bellissime e sicurezza nei numerosi interventi in scena.

Poi, per finire in bellezza, il direttore, Ottavio Dantone, diplomato in organo e clavicembalo, dopo una carriera concertistica è oggi tra i maggiori conoscitori del repertorio barocco, infatti la sua mano esperta ha diretto in maniera sicura e decisa.
Uno spettacolo riuscitissimo dove l’armonia creatasi tra tutti i protagonisti ha regalato al pubblico un’ora e mezza di vero rapimento, fin dalle prime note di questa magnifica musica.
Applausi a tutti ed ovazioni, a ragione, soprattutto per orchestra e coro che hanno fatto la differenza.