Dopo la pausa estiva, uno degli appuntamenti imperdibili dei teatri Italiani è senza ogni ombra di dubbio il Festival Verdi che si tiene ogni anno tra Parma e Busseto. 
Giunto alla sua XVIII edizione – inaugurata il 27 settembre e prosegue fino al 21 ottobre – propone, oltre a concerti ed eventi legati al nome del Maestro, quattro opere scelte per disegnare un percorso che ruota attorno all’elemento soprannaturale, al mistero, alla paura, a figure simbolo incarnazione del male assoluto.

Dopo Macbeth e Un giorno di regno, ecco la versione francese*** del Trovatore, una vera gemma rara nell’edizione critica a cura di David Lawton – eseguita in prima assoluta a Parma –  che costituisce anche la terza e ultima tappa del progetto Maestri al Farnese il cui Comitato Scientifico, diretto da Francesco Izzo, ha realizzato FVJournal, pubblicazione non scientifica, ma sostanziosa dal punto di vista musicale/musicologico in doppia versione italiano e inglese.

La produzione di questa opera è una nuova produzione del Teatro Regio di Parma, Fondazione Teatro Comunale di Bologna (dove aprirà la stagione 2019, ma nella versione italiana), Change Performing Arts.

Firmata da Robert Wilson è indispensabile partire dalle sue parole per raccontare “Le Trouvère” (le cui ultime due repliche sono programmate per domani e sabato prossimo). «Il Teatro Farnese di Parma è uno dei più bei teatri al mondo. È una sfida fare qualcosa su questo palcoscenico perché è già architettonicamente molto interessante e può risultare quasi una distrazione inserire qualcosa nello spazio. Per questo ho deciso di costruire un elemento di contrasto all’architettura barocca esistente. Le Trouvère richiede una grande quantità di concentrazione, per cui la scena che ho creato è astratta, così da creare uno spazio per la musica all’interno del Farnese. Ho progettato un ambiente di cemento, creando una giustapposizione con l’interno decorato del teatro.

La prima cosa che faccio nelle prove è illuminare la scena. Prima della musica, prima di qualsiasi altra cosa, illumino lo spazio vuoto. Inizio sempre dalla luce, è essenziale per il mio lavoro. La luce non è una cosa a cui penso in un secondo momento, non è una decorazione, è struttura. Fa parte del libro visivo. È come un attore. La luce nel mio lavoro funge come parte di un tutto architettonico. È un elemento che ci aiuta a ascoltare e a vedere. Senza luce non c’è spazio. Per illuminare un mondo che Verdi ha descritto così buio, c’è bisogno di luce per renderlo ancora più buio.
Il mio teatro non è un teatro di messaggi. È un teatro di domande
».

Il talento interpretativo e il rigore formale del regista – che ha ideato anche scene e luci – fin dall’inizio ci portano quindi in un contenitore dove tutto è minimalista e predominano le luci magistralmente utilizzate con contrasti tra bianco e nero – anche per i personaggi rigorosamente in nero – a volte si trasformano in ombre quasi inquietanti. Efficace l’effetto della proiezione di immagini di una Parma del diciannovesimo Secolo.
Scuri e minimali anche i costumi di Julia Von Leliwa e i copricapi convergono con le gestualità molto controllate delle figure.

La parte musicale, affidata alla bacchetta del maestro Roberto Abbado,  al suo debutto quale Direttore musicale del Festival, ci regala una lettura raffinata della partitura, ma, allo stesso tempo, rispetta le tinte fosche dell’opera guidando l’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna nelle parti più impervie.

Il Coro, magistralmente diretto dal maestro Andrea Faidutti, non è da meno, mentre, per la compagnia di canto, la Leonore (soprano) di Roberta Mantegna  – con tecnica da vendere e una voce veramente bella – risolve egregiamente ogni avversità.

Manrique
(il tenore di Giuseppe Gipali) canta con eleganza e il Compte de Luna (Franco Vassallo) con voce autentica di baritono, aggiunge una forza scenica perfetta esattamente come Azucena (il mezzosoprano Nino Surguladze) con timbro scuro e registri impeccabili che fanno la differenza. 

Da manuale il basso Marco Spotti nei panni di Fernand, veramente performance di rilievo. Molto bravi anche anche tutti gli altri.
Alla fine tantissimi applausi indirizzati a cantanti, Coro e Orchestra e la gioia di aver assistito a un’opera che difficilmente viene inserita nei cartelloni italiani.

Didascalie immagini
alcune scene de Le Trouvère
foto © Lucie Jansch
courtesy Festival Verdi
Teatro Regio Parma

 

LE TROUVÈRE

Opera in quattro atti su libretto di Salvadore Cammarano
Traduzione francese di Émilien Pacini

Musica
GIUSEPPE VERDI
Edizione critica a cura di David Lawton,
eseguita in prima assoluta.
The University of Chicago Press, Chicago e
Casa Ricordi, Milano

Personaggi e Interpreti

  • Manrique, le Trouvère GIUSEPPE GIPALI
  • Le Comte de Luna FRANCO VASSALLO
  • Fernand MARCO SPOTTI
  • Ruiz/ Un messager LUCA CASALIN
  • Léonore ROBERTA MANTEGNA
  • Azucena, la Bohémienne NINO SURGULADZE
  • Inès TONIA LANGELLA
  • Un Bohémien NICOLÒ DONINI

Maestro concertatore e direttore ROBERTO ABBADO

Ideazione, regia, scene e luci ROBERT WILSON

Co-regia NICOLA PANZER
Collaboratore alle scene STEPHANIE ENGELN
Collaboratore alle luci SOLOMON WEISBARD
Costumi JULIA VON LELIWA
Make-up design MANU HALLIGAN
Assistente alla regia GIOVANNI FIRPO
Video design TOMEK JEZIORSKI
Drammaturgia JOSÉ ENRIQUE MACIÁN

Maestro del coro ANDREA FAIDUTTI

ORCHESTRA E CORO DEL
TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
In coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Bologna, Change Performing Arts

prossime repliche:
domenica 14 ottobre 2018, ore 20.30
sabato 20 ottobre 2018, ore 20.30

 

 

 

*** Poco dopo il debutto delle Vëpres siciliennes, primo lavoro di Giuseppe Verdi per l’Opéra di Parigi, il direttore François-Louis Crosnier, propone al Maestro una revisione in francese del Trovatore. Verdi lavora all’adattamento dell’originale per soddisfare il più possibile le aspettative del pubblico parigino, secondo i canoni del Grand-Opéra, con un finale più spettacolare e l’inserimento dei ballabili. Le Trouvère debutta il 12 gennaio 1857 e il suo successo si protrae negli anni seguenti, con oltre 200 repliche parigine nei successivi trent’anni.
Per Le Trouvère, prima dell’attuale edizione critica, vi era stata un’unica messinscena a Parma in occasione del Verdi Festival nel 1990.

 

Dove e quando

  • Fino al: – 20 October, 2018
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