Time present and time past
Are both perhaps present in time future
And time future contained in time past.
If all time is eternally present
All time is unredeemable.
[…]
Time past and time future
Allow but a little consciousness.
To be conscious is not to be in time
But only in time can the moment in the rose-garden,
The moment in the arbour where the rain beat,
The moment in the draughty church at smokefall
Be remembered; involved with past and future.
Only through time time is conquered.

T. S. Eliot

Si apre con una performance, la conferenza stampa di presentazione della nuova stagione 2017-18 della Fondazione Teatro della Toscana. Performance di cui tutti i presenti in un certo senso fanno parte, perché tutta la presentazione va in scena sul palco del teatro della Pergola, anche se da un punto di vista inedito. Infatti, come già sperimentato altre volte, i presenti sono stati fatti accomodare dietro le quinte, con la stessa prospettiva che di solito hanno gli attori, guardando la platea. Una presentazione che è anche palesemente volontà di inclusione e richiesta di partecipazione, visto che l’evento non ospitava soltanto i giornalisti.

E non si è trattato di una performance qualunque, ma di uno studio corale sul primo dei famosi Quattro quartetti di T.S. Eliot, Burnt Norton, a cura degli studenti della Scuola per Attori ‘Orazio Costa’. Un brano, quello di Eliot, che è una riflessione sul tempo, sul valore dell’istante e l’eternità del Tempo con la T maiuscola. Una performance che è qui anche metafora del Teatro in senso lato: in fondo il palcoscenico teatrale è per definizione il luogo dove anche il testo più antico si rinnova ad ogni rappresentazione; ma è una metafora anche di questo teatro, inteso come luogo fisico, che si trova a combattere le sfide del futuro e del presente senza sminuire il suo passato.

Infatti la presentazione prosegue con la performance del Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards che ha proiettato tutti in una dimensione più globale. Canti e movenze ispirate alla tradizione africana e afroamericana, con canti etnici che “sconfinavano” nelle atmosfere degli spirituals e nel blues.

Un teatro che mette in scena sé stesso, e che riesce a rendere bene l’idea delle tante anime che oggi lo compongono. Sì perché con la presentazione della stagione 2’17-18 si fa anche il bilancio del triennio appena concluso, e si pongono le basi per il successivo. E il triennio che si chiude non è stato uno qualunque, bensì il primo dalla creazione del Teatro della Toscana come uno dei sette Teatri Nazionali voluti dalla riforma del FUS. La nascita di una nuova entità che ha comportato l’aggregazione di realtà molto diverse tra loro.

Accanto allo storico Teatro Fiorentino infatti, il Teatro della Toscana comprende oggi anche il Teatro ERA (Pontedera) e il Teatro Studio Mila Pieralli (Scandicci), oltre ad avere a disposizione il palco del Teatro Niccolini. Un insieme che spazia dalla tradizione del teatro all’italiana più antico del paese, alle sperimentazioni contemporanee del CRST di Pontedera e del Teatro Studio.

Passato, presente e futuro sono quindi gli assi lungo i quali si è articolato l’evento: dopo le immagini e i numeri (di tutto rispetto) delle passate stagioni ci si proietta nel futuro con un calendario ricco e variegato.

Il palinsesto di questa prima stagione del nuovo ciclo si presenta infatti come un tentativo di coniugare numeri e qualità, classico e contemporaneo, spettacolo e partecipazione, in una tensione continua che può solo far ben sperare.

Ecco quindi che accanto ad alcuni classici, quasi tutti rivisitati in chiave attuale, ci sono testi di autori contemporanei – uno su tutti Stefano Massini, con ben 3 testi rappresentati – compreso il lavoro vincitore del Premio Pergola per la nuova drammaturgia – Prigionia di Alekos di Sergio Casesi per la regia di Giancarlo Cauteruccio.

Nel cartellone compaiono molti grandi nomi del teatro: Gabriele Lavia che porterà in scena Il Padre di Strindberg, la star Robert Wilson con il suo Hamletmachine, Glauco Mauri che con Roberto Sturno propone Finale di partita di Beckett. E ancora: Andrée Ruth Shammah (dirigerà ancora Gioele Dix in Cita a ciegas), Carlo Cecchi alle prese con l’Enrico IV di Pirandello, Geppy Gleijeses diretto da Liliana Cavani ne Il piacere dell’onestà sempre di Pirandello mentre Monica Guerritore si cimenterà con Mariti e Mogli (tratto da Woody Allen) e Elio De Capitani sarà Otello.

Nel fitto calendario del Teatro della Toscana c’è spazio anche per tanti professionisti che grazie a una carriera che spazia dal cinema alla tv riescono sicuramente a far breccia anche tra un pubblico meno abituato al teatro. In questo caso comunque i testi scelti, almeno sulla carta, non sembrano né facili né scontati. Alessandro Preziosi si cimenterà con un testo di Massini (Vincent Van Gogh – L’odore assordante del bianco), mentre per Stefano Accorsi si rinnova il sodalizio con Marco Baliani e la scelta di un lavoro che parte dalla tradizione letteraria italiana – in questo caso la Favola del principe che non sapeva amare tratta dal Cunto de li cunti di Basile. Sarà poi la volta di Vinicio Marchioni, che porterà sul palco fiorentino Zio Vanja, nella doppia veste di attore (insieme a Francesco Montanari) e regista. Elena Sofia Ricci e Gian Marco Tognazzi propongono invece insieme a Maurizio Donadoni Vetri rotti di Miller, mentre Fabrizio Bentivoglio sarà protagonista de L’ora di ricevimento, di Massini con la regia di Michele Placido.

Il calendario comprende 32 spettacoli, ma forse il dato più importante sono le 13 tra produzioni e coproduzioni, così come le 5 prime nazionali. Altrettanto importanti le attività “dietro le quinte”, nate nel triennio precedente e che proseguono in questo nuovo triennio: dalla formazione per i nuovi artisti al Laboratorio di costumi e scene del Teatro della Pergola, dal Workcenter del Teatro Era alle attività didattiche. Tutte attività che forse non finiscono in prima pagina, ma che sono essenziali per un teatro che si apre alla città e che intende gettare i semi per il futuro. Per citare Eliot “solo col tempo si conquista il tempo”.

 

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(Foto: Filippo Manzini) (Foto: Filippo Manzini) (Foto: Filippo Manzini) (Immagine: Walter Sardonini) (Immagine: Walter Sardonini) (Immagine: Walter Sardonini)