A Bologna per assistere a Lucia di Lammermoor, ancora un altro straordinario “centro” messo a segno dal Teatro Comunale e ci tengo a iniziare con tale affermazione, trovandomi in disaccordo con alcuni autorevoli critici di testate specializzate. Fermo restando il sacrosanto diritto di critica, la libertà di stampa e che non ho frequentato il conservatorio – sono solo un melomane giramondo da trent’anni – ma di cantanti, direttori, orchestre, cori ne ho ascoltati davvero tanti, come tanti sono i registi visti all’opera per questo, da sempre, mi amareggiano le cadute di stile. Sono quindi fortunato a scrivere per una Testata che, per scelta editoriale, pubblica solo recensioni positive non certo per piaggeria, ma, in base al Nostro obiettivo statutario, promuoviamo cultura senza dover dimostrare niente altro. Dopo tale, doverosa, premessa torniamo a Lucia di Lammermoor, dramma tragico in tre atti e due parti  – su libretto di Salvatore Cammarano e messo in musica da Gaetano Donizetti – tratto da “The  Bride of Lammermoor” di Walter Scott che ebbe la sua prima rappresentazione a Napoli, al teatro di San Carlo il 26 settembre 1835 e, da allora,  non è  mai uscito  dai palcoscenici dei teatri di tutto il mondo.
Negli anni Cinquanta, riportata agli splendori da Maria Callas che fece di Lucia un ruolo suo, o meglio, un suo cavallo di battaglia, l’opera è forse quella che rappresenta più di ogni altra il Romanticismo nella storia operistica italiana e ha una orchestrazione molto raffinata con duetti e, specialmente il sestetto, che sono forse fra le pagine più belle per gli appassionati di lirica.
Uno spettacolo nuovo guidato da un binomio altrettanto inedito: il direttore musicale del teatro felsineo Michele Mariotti – che debutta il titolo, e che lo dirigerà nuovamente in autunno alla Royal Opera House di Londra – e il regista Lorenzo Mariani, che spiega: «Guardando il celebre quadro di Sir John Everett Millais ispirato al testo di  Scott, ho capito tante
The-bride-of-lammermoor-sir-john-everett-millais
cose. È un quadro che parla. Capisco quanto questi due amanti sono “legati” (letteralmente legati, avvinti) finché vivono. Non potranno, in vita, essere mai separati. Si vede, è chiaro. Lucy, senza il sostegno di Edgardo, cade come una foglia morta; Edgardo senza l’abbraccio di Lucy è disperato e perso per sempre. Capisco dallo sguardo di lei un’anima che respira, dall’intimo, una trasparente bontà, ma troppo delicata e indifesa, pericolosamente pura, fino all’estremo.
Capisco dallo sguardo di lui un’anima forte, ardente, ma anche cupa. Gli occhi sono corvini (Ravens-wood…) quasi sembrano bruciare. Protettivo, nobile e generoso, ma anche violento, intransigente e implacabile. Per me è un’immagine infelice. Avverto una tragedia incombente. Leggo un amore così intenso e totale da escludere ogni possibile separazione. Leggo anche un amore che vive di una profonda – forse troppo profonda – unione di sentimenti. I due protagonisti sembrano quasi simbiotici. Ma leggo ancora, nei loro sguardi e atteggiamenti, qualcosa di terribile, come di un destino nero e irreversibile. Li guardo e temo per loro. Vorrei intervenire, aiutarli a vivere “sull’aura dei loro sospiri ardenti”, felici nel loro amore. Ma leggo infine che non sarà cosi; non potrà essere cosi. Non vedo una coppia contro il mondo, ma che contro questo mondo non avrà scampo.  Guardo questo quadro e sento tristezza. Mi parla di tragedia e di morte. Capisco infine che questa sensazione che trasmette, il ritratto è dolorosamente vero. E che la storia di Edgardo e Lucia è così, come le loro espressioni raccontano
».
1 lucia di lammermoor foto rocco casaluci 2017
Il Maestro Michele Mariotti, aggiunge: «Il capolavoro di Donizetti mi ha sempre emozionato per le sue tinte peculiari che conducono il dramma tra allucinazione e realtà. Quest’opera mi ha sempre colpito per l’atmosfera un po’ speciale – brunita, nebbiosa, liquida, indefinita, magica – che ho cercato di restituire. Lucia di Lammermoor ha un suo colore, è un’opera che ha una sua dimensione molto personale e un carattere forte e ben definito. Ci sono momenti musicali bellissimi, anche tra i meno evidenti, come la pastorale iniziale dei cacciatori: la prima volta che l’ho sentita ne sono rimasto subito affascinato».
2 lucia di lammermoor foto rocco casaluci 2017
Ambientato fra i castelli della Scozia degli anni ’30-’40 del Novecento, in terre dilaniate dai clan in perenne conflitto – il richiamo al sangue è sempre presente con il rosso colore predominante e il bianco e nero attraverso grandi vetrate – il sipario si apre e le nebbie celano un corpo impiccato (quello di Lucia, scena che che poi ricompare nel finale) ed entrano Lord Ashton con i cacciatori e un cervo, ucciso in una battuta di caccia, a cui sarà mozzata la testa a simoleggiare, fin da subito, chi detiene il potere.
Niente è casuale, come le scene semplici, eleganti e statiche di Maurizio  Balo. Luci e proiezioni da incanto, sapientemente utilizzate da Linus Fellbom che rendono lo spettacolo a volte anche magico come nelle scene della torre, un autentico capolavoro visivo. I costumi di Silvia Aymonino perfetti con i kilt e i colori scozzesi.
3 lucia di lammermoor foto rocco casaluci 2017
Pur non trovando d’accordo gli irriducibili tradizionalisti per alcune scelte registiche, il lavoro vanta eccellenti spunti – come separe ciò che accade all’interno con quanto avviene all’esterno attraverso le vetrate – ed è molto particolare, quasi a voler dire e nascondere allo stesso tempo. Ad esempio, al momento delle nozze celebrate contro il volere di Lucia, irrompe Edgardo e con lo stupore di tutti vengono svelate bugie e intrighi del clan Ashton  Il vero “colpo di teatro” avviene nella scena della pazzia dove Lucia dà il meglio di sé coinvolgendo anche il suo novello sposo Arturo
Una scena di' Lucia di Lammermoor' in scena al Teatro Comunale di Bologna
Quanto accade, probabilmente, fa inoridire il purista, ma, se lo si sa fare come in questo caso, uscire dagli schemi tradizionali con intelligenza, viene apprezzato e, dopo una scena da manuale di Lucia,  l’opera volge al termine con Edgardo, appresa la notizia della morte dell’amata, che rivediamo impiccata, si toglie la vita.

Markus Werba nei panni di Lord Enrico AshtonPassando alla parte musicale il direttore Michele Mariotti  (giovane e talentuosa bacchetta  richiesta ormai nei maggiori  teatri del mondo, debutterà al Festival  di Salisburgo  con I due Foscari  e in luglio lo vedremo a Monaco  nella ripresa della fortunata produzione di Semiramide) ha dato uno smalto speciale alla partitura ben eseguita nei tempi musicali e facendoci apprezzare tutta la bellezza della composizione di Donizetti specialmente negli a solo strumentali mentre, nell’insieme, si percepisce nettamente come l’Orchestra del TCBO sia sempre all’altezza. Stessa cosa per il Coro, sempre diretto magistralmente da Andrea Faidutti.

Alla compagnia di canto, semplicemente perfetta, il plauso di saper bene interpretare i personaggi. Il baritono Markus Werba dà fisicità a Lord Enrico Ashton on grande competenza  e un bel timbro di voce che, nel duetto col tenore all’inizio del secondo atto, ci fa sognare.
Il tenore Stefan Pop che interpreta Edgardo di Ravenswood, già nel duetto con Lucia lascia  estasiati (anche alla prima applaudito con standing ovation e da molti già considerato l’erede di Pavarotti) nel finale regala un ” tombe degli avi miei ” da ricordare.
Stefan PopLucia, interpretata dal soprano Irina Lungu, è perfetta nel canto e magistrale nell’interpretazione (solo la scena della follia vale il biglietto) e l’affrontata con la consapevolezza che il pubblico sta attendendo una delle parti più difficili di puro belcanto.
Evgeny Stavinsky, nei panni di Raimondo, con bellissima voce potente e avvolgente e, Lord Arturo, del tenore Alessandro Luciano non è da meno. Completano egregiamente il cast il mezzosoprano Elena Traversi (Alisa) e il tenore Gianluca Floris (Normanno).
Alla fine , il piacere di aver ascoltato uno spettacolo unico e la marea di applausi indirizzata a tutti gli artisti e, la standing ovation per il M° Michele Mariotti e il tenore Stefan Pop, lo confermano. De gustibus non est disputandum!

Dettagli

Lucia di Lammermoor
opera in tre atti di Gaetano Donizetti su libretto di Salvadore Cammarano,
tratto da The Bride of Lammermoor

Personaggi e Interpreti

  • Lord Enrico Ashton
    Markus Werba (16, 18, 20, 22/6)
    Simone Alberghini (17, 21, 23, 25/6
  • Lucia
    Irina Lungu (16, 18, 20, 22/6)
    Ruth Iniesta (17, 21, 23, 25/6)
  • Sir Edgardo di Ravenswood
    Stefan Pop (16, 18, 20, 22/6)
    Ho Yoon Chung (17, 21, 23, 25/6)
  • Lord Arturo Bucklaw  Alessandro Luciano
  • Raimondo Bidebend Evgeny Stavinsky
  • Alisa Elena Traversi
  • Normanno Gianluca Floris


Orchestra e coro del TCBO

Direttore Michele Mariotti

Regia Lorenzo Mariani

Scene Maurizio Balò
Costumi Silvia Aymonino
Luci Linus Fellbom
Videomaker Fabio Massimo Iaquone Luca Attilii
Assistente alla regia Hannah Gelesz
Assistente alle scene Andrea De Micheli
Assistente ai costumi Vera Pierantoni Giua
Maestro del Coro Andrea Faidutti
Nuova produzione del TCBO con ABAO Bilbao,
Slovak National Theatre e Teatro Carlo Felice di Genova

 

Teatro Comunale di Bologna dal  16 al 25 giugno 2017

ultima replica domani ore ore 15.30

Una scena di' Lucia di Lammermoor' in scena al Teatro Comunale di Bologna (foto: © Rocco Casaluci) Sir John Everett Millais (1829–1896), The Bride of Lammermoor, 1878 (courtesy Bristol Museum & Art Gallery) Una scena di' Lucia di Lammermoor' in scena al Teatro Comunale di Bologna (foto: © Rocco Casaluci) Una scena di' Lucia di Lammermoor' in scena al Teatro Comunale di Bologna (foto: © Rocco Casaluci) Una scena di' Lucia di Lammermoor' in scena al Teatro Comunale di Bologna (foto: © Rocco Casaluci) Una scena di' Lucia di Lammermoor' in scena al Teatro Comunale di Bologna (foto: © Rocco Casaluci) Markus Werba nei panni di Lord Enrico Ashton (oto: © Rocco Casaluci) Stefan Pop (fonte)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo:
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 20170625