Ancora un appuntamento imperdibile al Teatro Regio di Torino dove si sono dati appuntamento gli amanti della buona musica provenienti da ogni parte d’Italia. In scena Katia Kabanova, su libretto e musica di Leoš Janáček (Hukvaldy, Repubblica Ceca, 3 luglio 1854 – Ostrava, Repubblica Ceca, 12 agosto 1928) con la regia di Robert Carsen, ripresa da Maria Lamont, seconda tappa del progetto Janáček-Carsen che prevede la rilettura del compositore operata da uno dei più innovativi registi contemporanei. Straordinaria iniziativa culturale per rivelare al grande pubblico un musicista che ha segnato il Novecento e quindi un plauso al Teatro Regio per offrire, oltre alla programmazione tradizionale, progetti coraggiosi come questo.
Dopo La piccola volpe astuta del gennaio 2016, per Katia Kabanova debutta, sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio, Marco Angius, direttore di riferimento per il repertorio musicale contemporaneo che spiega: «La carica emotiva della musica di Janáček e il coinvolgimento drammatico delle sue opere sono assoluti. Nella Kabanova, in particolare, lo stato d’animo dei personaggi emerge chiaramente dalla scrittura musicale, il loro universo emotivo viene delineato in maniera millimetrica da frasi melodiche, intervalli, legature e segni d’espressione attentamente segnati in partitura. Sbalorditivo è anche il rapporto fra le voci e l’orchestra che, in molti casi, sembra voler tradurre in termini strumentali il linguaggio stesso; penso, ad esempio, al tema strumentale di otto note che percorre tutta la partitura, che sembra voler scandire le sillabe del nome completo della protagonista: Katerina Kabanova».

Ecco quindi, in prima esecuzione a Torino la produzione belga della Vlaanderen Opera di Anversa e Gand, dell’opera in tre atti in lingua originale, la sesta del compositore ceco, tratta dal dramma l’Uragano di Aleksandr Ostrovskij (1823-1886 ) che, con le sue quarantasette opere, è considerato il fondatore del teatro nazionale russo. Uragano debuttò il 16 novembre 1859 al Maly Theatre di Mosca con un successo seguito da oltre tremila rappresentazioni e Janáček ne fu così impressionato tanto da ispirarsi per la Katia Kabanova (debutto con successo il 23 novembre 1921 al Teatro Nazionale di Brno).

Oggi riconosciuta fra i migliori lavori di Janáček per aver colto e trasferito in musica i suoni della vita in un lucido e terribile affresco della società contadina di fine Ottocento. Infatti, Katia, sposa di Tichon, è costretta a subire le angherie della suocera, Marfa, e del marito. Benché sorretta da una ferrea religiosità, Katia cede alla tentazione e tradisce il marito con l’aitante Boris. La protagonista, vittima del senso di colpa e del giudizio della claustrofobica comunità in cui vive, confessa al marito di averlo tradito il quale, comunque innamorato, la perdona. Il gesto non basta per redimere il peccato e Katia, sopraffatta dalla disperazione e ancora invaghita di Boris, si getta nel Volga.

In tale contesto interviene Carsen regalandoci un capolavoro psicologico, ma anche di poetica bellezza. L’essenzialità delle sue drammaturgie scavano il testo alla ricerca dei significati più profondi, per Katia Kabanova, personaggio che soccombe alla colpa del tradimento, immagina una scena formata da passerelle che galleggiano su uno specchio d’acqua. Saranno proprio l’instabilità, il riflesso delle luci sull’acqua e il perenne fluttuare delle scene, a conivolgerci nel mondo di Katia in simbiosi con quella sua sua intimità aggredita dalle convenzioni.

Una rarità, non solo per Torino dove, oltre alla musica, lo spettacolo regala emozioni percependo nettamente la genialità del “tutt’uno” fin dall’apertura del sipario con l’acqua – quella vera che sarà presente fino alla fine della tragedia – e subito Katia sale su una sedia sistemata su una piattaforma di legno e, come a premonire ciò che le accadrà, guarda l’immenso specchio che le è davanti e che rappresenta, appunto, il più lungo fiume europeo.

Le luci – dello stesso regista e di Peter van Praet – rendono allo spettatore un impatto visisvo sorprendente e sono la magia dello spettacolo in un allestimento minimalista, ma di grande effetto anche per le passerelle di legno sistemate a seconda delle esigenze sceniche. Stupisce anche l’effetto creato da le due dozzine di figure femminili vestite di bianco per assecondare al meglio le proiezioni e i filtri di colore (scene e costumi di Patrick Kinmonth).

Durante le cinque recite dell’opera, un cast internazionale di artisti con grande esperienza nel repertorio di Janáček, ha affrontato la partitura con successo e dove ha svettato la protagonista, Katia Kabanova, interpretata dal soprano slovacco Andrea Dankova già affermata artista nei maggiori teatri internazionali.
Ineccepibile l’orchestra del Teatro Regio, diretta da Marco Angius, nel dare una lettura ottima alla musica e ai tempi di Janáček come anche il Coro ben diretto da Claudio Fenoglio.

Ci sono stati alcunu momenti musicalmente indimenticabili che, insieme al canto e alla parte visiva, hanno sorpreso non solo chi l’ascoltava per la prima volta, ma anche il melomane più esigente. Mentre applaudivamo ci siamo resi conto di aver assistito a qualcosa va ben oltre un pomeriggio a teatro e rimarranno indelebii certi ricordi perché, quando musica, canto e regia si fondono l’alchimia diventa pura magia.
Dettagli
Foto Ramella&Giannese - Edoardo Piva
© 2017 Teatro Regio di Torino
Kát'a Kabanová
Opera in tre atti
Libretto di Leoš Janáček
dal dramma L'uragano di Aleksandr Ostrovskij
Musica di Leoš Janáček
Edizione in lingua originale ceca con sopratitoli in italiano
Prima esecuzione a Torino
Personaggi e Interpreti
- Katerina Kabanová, detta Kát'a, moglie di Tichon - soprano - Andrea Danková
- Tichon Ivanyč Kabanov, figlio di Marfa e Un passante - tenore - Štefan Margita
- Marfa Kabanová, detta Kabanicha, vedova di un ricco mercante - mezzosoprano - Rebecca de Pont Davies
- Boris Grigorjevič, nipote di Dikoj tenore - Misha Didyk
- Savël Dikoj, mercante - basso-baritono - Oliver Zwarg
- Váňa Kudrjáš, assistente di Dikoj - tenore - Enrico Casari
- Varvara, figlia adottiva in casa Kabanov - mezzosoprano - Lena Belkina
- Kuligin, amico di Kudrjáš - baritono - Lukáš Zeman
- Gláša, servitrice - mezzosoprano - Lorena Scarlata
- Fekluša, servitrice - mezzosoprano - Sofia Koberidze
- Una donna tra la folla - contralto - Roberta Garelli
Direttore d'orchestra Marco Angius
Regia Robert Carsen
ripresa da Maria Lamont
Scene e costumi Patrick Kinmonth
Luci Robert Carsen e Peter Van Praet
Coreografia Philippe Giraudeau
Assistente alla coreografia Erika Rombaldoni
Maestro del coro Claudio Fenoglio
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Allestimento Opera Vlaanderen (Anversa/Gand)
Teatro Regio, dal 15 al 23 Febbraio 2017
Una scena di Kát'a Kabanová di Leoš Janáček al Teatro Regio di Torino con la regia di Robert Carsen Eduard Milén (1891-1976), Ritratto di Leoš Janáček. Disegno su carta, 1924. Brno, Moravské Zemské Muzeum. Andrea Danková (Katerina Kabanová) Andrea Danková (Katerina Kabanová) e Misha Didyk (Boris Grigorjevič) Una scena di Kát'a Kabanová di Leoš Janáček al Teatro Regio di Torino con la regia di Robert Carsen Andrea Danková (Katerina Kabanová) e Lena Belkina (Varvara) Štefan Margita (Tichon Kabanov) e Andrea Danková (Katerina Kabanová) (Foto Ramella&Giannese - Edoardo Piva) Štefan Margita (Tichon Kabanov), Rebecca de Pont Davies (Marfa Kabanová) e Andrea Danková (Katerina Kabanová) in una scena del terzo atto Una scena di Kát'a Kabanová di Leoš Janáček al Teatro Regio di Torino con la regia di Robert Carsen