
Il Teatro Comunale Pavarotti-Freni, nell’ambito del Modena Belcanto Festival, propone per la prima volta in epoca moderna in forma semiscenica l’opera di Antonio Vivaldi La costanza trionfante. La prima andò in scena a Venezia al teatro San Moisè nel 1716 con il libretto scritto da Antonio Marchi, famoso e molto attivo a Venezia.
La realizzazione di questa rarità è stata possibile grazie al minuzioso lavoro di ricostruzione dello spartito del maestro Federico Maria Sardelli che è uno dei maggiori artefici della rinascita del teatro musicale vivaldiano della nostra epoca. Egli crea una sorta di concerto-racconto così, le sezioni perdute dell’opera, vengono restituite attraverso brevi interventi narrativi fra un’aria e l’altra, guidando lo spettatore nel cuore del dramma e rendendone pienamente comprensibile lo sviluppo.
La vicenda vede il re dei Parti, Artabano, sconfiggere il re d’Armenia Tigrane e il rapimento della di lui moglie, Doriclea, di cui Artabano si innamora follemente. Con questi personaggi si intrecciano gli amori di Eumena, figlia di Tigrane e Doriclea, innamorata del principe armeno Olderico e di Getilde legata a Farnace.
Come ogni drammaturgia barocca assistiamo a battibecchi, cambi repentini, inganni e numerosi travestimenti dei personaggi. Infine, la “costanza” dei coniugi trionfa sul livore e sugli amori sfortunati; Artabano viene sconfitto ma nobilmente perdonato, e la coppia reale si ricompone nella unanime consonanza.
Nel cast troviamo il soprano Valeria La Grotta che ha interpretato le cinque arie superstiti di Doriclea, più altre due arie sostitutive – “È ver la navicella” e “Luccioletta vezzosetta” – riferibili alla Costanza trionfante, oltre al duetto di Getilde–Farnace. Elegante il risultato delle variazioni nelle sezioni del da capo, gradevolissimo il timbro, tanto nella zona acuta quanto in quella mediana e grave, colorature perfette e ottima dizione in qualsiasi stato d’animo rappresentato.
Cecilia Molinari ha cantato cinque arie di Eumena e una di Farnace (oltre al suddetto duetto) con sicurezza ineccepibile, senza mai abbandonare l’armoniosa delicatezza che caratterizza la sua voce con dinamica facilità nel cambiamento imposto dalle diverse arie.
Al baritono Mauro Borgioni è spettata l’aria di furore di Olderico “Non sempre folgora” e l’aria “La vendetta è un dolce inganno” proveniente dall’Arsilda regina di Ponto. Dotato di una bellissima voce, ha dato prova di tutta la sua bravura mettendo in risalto anche la facilità con cui affronta le diverse tipologie di arie.
La regia raffinata è di Marco Bellussi coadiuvato da Matteo Paoletti Franzato per l’ambientazione scenica e da Andrea Ricci per le luci.
Inoltre i mimi Elisabetta Galli e Daniel Bastos nei ruoli rispettivamente di aiuto regia e direttore di scena.
Il maestro Federico Maria Sardelli ha diretto con la padronanza che gli appartiene l’Orchestra Barocca Modo Antiquo, che egli stesso ha creato e che da quasi quarant’anni si occupa di musica barocca.
L’inaugurazione della manifestazione del 25 settembre è stata accolta con entusiasmo dal pubblico, che ha espresso un grande apprezzamento per tutti gli artisti, applauditi calorosamente.
Una serata che ha messo in luce un’altra perla della produzione vivaldiana.