Giovedì scorso, al Teatro Comunale di Bologna, è andata in scena, in forma di concerto, Iolanta, ultima opera di Pëtr Il’ič Čajkovskij su libretto del fratello Modest, tratta dalla pièce danese Kong Renés Datter (La figlia di re Renato) di Henrik Hertz. A causa di una lombalgia acuta sopravvenuta durante le prove, la Direttrice musicale del Teatro felsineo, Oksana Lyniv, ha dovuto rinunciare al al podio e, a sostituirla, è stato chiamato Michael Güttler, recentemente ospite di prestigiose realtà musicali come il Festival di Glyndebourne, l’Opéra di Parigi e il Teatro Real di Madrid.
Prima dell’esecuzione, l’Orchestra e il Coro del Teatro Comunale di Bologna, hanno eseguito fuori programma, lo Stabat Mater per coro e orchestra della compositrice ucraina Hanna Havrylets, sempre con Michael Güttler alla direzione.

Scomparsa a Kiev lo scorso 27 febbraio, Havrylets aveva vinto nel 2001 il Concorso nazionale di compositori ucraini “Salmi sacri del terzo millennio” e scritto l’anno seguente lo Stabat Mater su testo medievale, applicando i principi dell’antico simbolismo numerologico del tre, inteso come trinità dell’essenza di Dio, e del quattro, come personificazione della Croce e Passione, utilizzando sette leitmotiv di intonazione compenetrati. 
Secondo l’autrice, la composizione ha il compito di rivelare al pubblico l’esperienza della morte come passaggio all’immortalità. Tale esecuzione, fortemente voluta dalla Direttrice Oksana Lyniv, ha assunto un particolarissimo valore spirituale alla luce delle vicende dei nostri giorni e il  Sovrintendente Fulvio Macciardi, durante la presentazione stampa, ha sottolineato, «È singolare che una produzione programmata molto tempo fa diventi oggi altamente simbolica di ciò che tutti vorremmo: la pace. Iolanta è un capolavoro scritto da uno dei più grandi compositori russi, la cui famiglia aveva radici tra i cosacchi ucraini. Alcuni dei cantanti protagonisti sono ucraini, altri sono russi. Insieme faranno rivivere l’opera di Čajkovskij sul palcoscenico del Comunale, con il fortissimo auspicio che la guerra, causata dall’invasione della Ucraina da parte della Russia, la devastazione e la morte che sono seguite e che tutti abbiamo visto, cessino al più presto. Auguriamo inoltre una pronta guarigione alla nostra Direttrice musicale Oksana Lyniv, che aspettiamo presto di nuovo sul podio del suo teatro». 

Oksana Lyniv, nel suo saggio “Sulle radici ucraine di Čajkovskij” all’interno del pieghevole di sala, fra l’altro, scrive: “Nell’ultimo anno della sua vita, Čajkovskij diresse le sue sinfonie nelle più importanti città dell’Ucraina: Kiyv, Kharkov, Odessa, terra dove è sempre stato amato («Anche a Parigi, le rumorose celebrazioni in onore di Čajkovskij sono svanite davanti alla manifestazione d’amore popolare in Ucraina» scrisse il fratello).

Al momento del brutale attacco dell’Impero russo alla lingua ucraina, Čajkovskij tentò di mettere in scena Taras Bulba di Lysenko a San Pietroburgo in lingua ucraina.

Čajkovskij è stato uno dei fondatori del Conservatorio di Kiyv che ora porta il suo nome a ricordo della sua decisiva partecipazione allo statuto e all’impiego di temi popolari ucraini in almeno trenta delle sue opere“. (clicca qui per l’intero testo)

Tornando a Iolanta, il compositore si era interessato al soggetto ben prima della sua composizione, avvenuta nel 1891, due anni prima di morire. Nel 1883, infatti, aveva avuto modo di leggere una traduzione dell’azione scenica di Hertz “La figlia di Re Renato” e nel 1888 aveva assistito alla sua messa in scena a Mosca, decidendo di ricavarne un’opera in un atto commissionando il libretto al fratello.
A colpirlo era stato il destino dell’eroina, una vittima ermarginata, condizione nella quale Čajkovskij forse rivedeva se stesso e la sua omosessualità vissuta in una società oppressiva come quella zarista.
Passarono altri tre anni perché la partitura vedesse la luce: un lavoro nel quale il compositore sembra evitare qualsiasi convenzione operistica rilevabile già dalla struttura in un atto e dall’introduzione orchestrale affidata solo ai fiati, legni e corni in particolare, che sembra ricreare la sensazione del buio della cecità della protagonista, cui si aggiunge un senso di inquietudine dato dalla sospensione armonica.
L’opera è ispirata a personaggi storici del Quattrocento provenienti dalla Provenza francese: re Renato, ovvero Renato d’Angiò detto “Il Buono”, e sua figlia lolanta, sposa del duca di Lorena Ferry de Vaudémont. Racconta la storia di una ragazza non vedente, e inconsapevole di esserlo, che guarisce non solo per la medicina, ma anche grazie all’amore.
Il debutto avvenne il 6 dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, rappresentata insieme al celebre balletto Lo schiaccianoci, come da volontà del direttore dei Teatri Imperiali Ivan Vsevoložkij.
Accolta favorevolmente, mentre il compositore non rimase soddisfatto. Il 3 gennaio seguente, Gustav Mahler ad Amburgo, ne diresse la prima rappresentazione al di fuori della Russia.

A Bologna, Iolanta era già stata rappresentata, sempre in forma di concerto, al Teatro Manzoni il 27 e 29 aprile 2003 nell’ambito della stagione Lirico-Sinfonica e, sul podio, l’allora direttore principale ospite Vladimir Jurowski.
L’altro ieri, in sala, c’era molta attesa da parte del pubblico, non solo per l’ultima fatica del compositore russo, ma anche per la prima esecuzione europea della compositrice ucraina oltre all’esordio felsineo del direttore tedesco.

Lo Stabat Mater, della durata di venti minuti, inizia in religioso silenzio con attenzione massima. Coro e Orchestra possono esprimersi al meglio in una profonda esecuzione di musica mai eseguita, e ascoltata, alla fine accolta da calorosi  applausi. 

Dopo il breve intervallo la musica sublime di Iolanta si libra nella sala del Bibbiena e Michael Güttler, che conosce molto bene il repertorio russo, con gesti più che convincenti esalta la partitura e, conseguentemente, Orchestra, Coro e dieci solisti (sei uomini e quattro donne), tutti bravissimi, segnalando Re René (basso) per la voce penetrante di Rafal Siwek che affascina il pubblico che gli tributa applausi interminabili.
Robert (baritono) di Andrei Bondarenko, da manuale con voce che fa la differenza.
Vaudémont (tenore) di Arnold Rutkowski bravissimo insieme a Iolanta  (soprano) Yuliya Tkachenko che, alla fine, applauditissima, è uscita stringendo fra le mani la bandiera ucraina. Molte le uscite con applausi calorosi per tutti.

Concludiamo con le parole di Pëtr al fratello Modest: “Scriverò  una musica capace di strappare lacrime a tutto il mondo” credendo ci sia davvero riuscito.

Ultimissima annotazione, giovedì 14 e venerdì 15 aprile, lo Stabat Mater di Gioacchino Rossini, sarà eseguito al Teatro Comunale di Bologna per una raccolta fondi – insieme al Comune di  Bologna – a favore di Emergency in Ucraina.

Dettagli

IOLANTA

Idillio drammatico in un atto di Modest Il’ic Cajkovskij,
da Kong Renés Datter (La figlia di re Renato) di Henrik Hertz

Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Esecuzione in forma di concerto

Direttore Michael Güttler

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

Maestro del Coro Gea Garatti Ansini

Personaggi e interpreti

  • Almérique Mihail Mihaylov
  • Bertrand Petar Naydenov
  • Ibn-Hakia Serban Vasile
  • Iolanta Yuliya Tkachenko
  • Laura Victoria Karkacheva
  • Marta Marina Ogii
  • Brigitta Olga Dyadiv
  • Re René Rafal Siwek
  • Robert Andrei Bondarenko
  • Vaudémont Arnold Rutkowski

 

la recensione si riferisce alla prima di giovedì 7 aprile 2022

replica questa sera ore 20

Didascalie immagini

foto ©Andrea Ranzi
courtesy Teatro Comunale di Bologna

  1. locandina evento
  2. Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
    diretti da Michael Güttler al termine del
    Stabat Mater di Hanna Havrylets
    con i colori della bandiera ucraina in alto
  3. uno scatto a Michael Güttler durante la direzione
  4. il soprano ucraino Yuliya Tkachenko (Iolanta)
  5. a sinistra Arnold Rutkowski (Vaudemont)a destra Rafal Siwek  (Re René)
  6.  a sinistra Victoria Karkacheva (Laura)
    destra Andrei Bondarenko (Robert)
  7. i protagonisti di Iolanta ricevono l’applauso del pubblico

 

In copertina

uno scatto al termine del Stabat Mater di Hanna Havrylets
con i colori della bandiera ucraina in alto

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Teatro Comunale - Largo Respighi, 1 - Bologna
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Fino al: 09 Aprile, 2022