Nel 1985 il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale propose al polacco Jerzy Grotowski (Rzeszów, 11 agosto 1933 – Pontedera, 14 gennaio 1999), uno dei maestri capaci di segnare il teatro del Novecento con la tecnica di “allenamento”, di creare in Toscana un organismo dove svolgere attività di ricerca sistematica. L’anno successivo nacque a Pontedera il Centro di Lavoro di Jerzy Grotowski (modificato dal 1996 in Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards) realizzato su iniziativa del CSRT e della University of California, Irvine, in collaborazione con Peter Brook-Centre International de Créations Théatrales.
In questo istituto creativo di educazione permanente per artisti  – dopo la morte di Grotowski – il direttore artistico Thomas Richards e il direttore associato Mario Biagini, hanno continuato a sviluppare e approfondire le arti performative anche in nuove direzioni e, dal 2007, il Workcenter ospita due gruppi di lavoro: il Focused Research Team in Art as Vehicle e l’Open Program.
Diciotto persone di nove nazionalità per attività articolate nella ricerca sistematica e in un’intensa azione pedagogica e il Workcenter, nel corso degli anni, ha portato il proprio lavoro in quasi tutti i continenti prevedendo anche dimostrazioni con comunità locali.
Il Workcenter è attivo nell’ambito della Fondazione Teatro della Toscana e le sue attività costituiscono parte integrante dell’attività istituzionale della Fondazione.
Due prime nazionali, hanno debuttato nei giorni scorsi a Firenze, al Teatro della Pergola, iniziando da “L’heure fugitive”, atto unico in francese con Cécile Richards e diretto da Thomas Richards, fra gli ultimi lavori del Focused Research Team in Art as Vehicle che, dopo il debutto a Parigi a La Cartoucherie, è stato presentato a Edimburgo, all’Università di Bologna, poi a Izmir e Istanbul. Nel corrente mese di novembre in cartellone presentazioni anche a Marsiglia e a Milano. 

Su un palcoscenico dove la luna muta gradualmente le sue fasi, Madame M. (perché il suo nome può essere quello di una donna come di un’altra) si trova faccia a faccia con il proprio travolgente bisogno di rivoluzione (ha voglia… di un incontro?) e così le sue fantasie diventano azione attraversando metamorfosi, incarnando le voci di poetesse francesi come Anna de Noailles, Cécile Sauvage, Louise Labé, Hélène Picard.
Viaggia, l’anima ubriaca, nella materia dei suoi sogni, desideri, sensualità, diventando attrice dei suoi bisogni generativi. Lo fa sbarazzandosi delle convenzioni e nell’anonimato, invocando un mondo dove l’uomo e la donna esistono come un unico e la sua ora fugace si muta per confrontarsi e domandarsi: quale rivoluzione mi porterà al paradiso, pur restando ancora in piedi nei miei stivali?

La domanda che ci poniamo noi spettatori e se la finzione serva più che la realtà.

In The Underground: a Response to Dostoevsky la ricerca del Workcenter si confronta con l’analisi di Dostoevskij della psiche umana in una lotta in cui commedia e grottesco incontrano la necessità di disobbedire alla forza che quotidianamente ci sommerge e ci fa deviare dal nostro destino.

Le riflessioni dello scrittore e filosofo moscovita risuonano come un’arma scagliata contro ciò che soffoca la trasformazione. Frammenti delle Memorie del sottosuolo e de I fratelli Karamazov  si intrecciano mettendo alla prova i confini tra differenti approcci teatrali.

Sepolto in ognuno di noi esiste un territorio nascosto: un sotterraneo dove, in fermento, abitano bisogni non realizzati, azioni e reazioni. È come se la morte si fosse presentata alla porta di casa nostra senza preavviso. Come è penetrata nelle nostre vite, sviandoci con la sua ombra informe dai nostri desideri più profondi? La vita ci è scivolata dalle mani? E, se siamo diventati cadaveri, può aprirsi una crepa nel coperchio della nostra bara?

Bravi davvero, sicuramente dei lavori complessi e improponibili a quel pubblico che gradisce ritrovare in teatro gli stessi protagonisti delle fiction in testi non diversi da certe proposte televisive.  De gustibus non est disputandum.

Dettagli

Didascalie immagini

  1.  Jerzy Grotowski 
    credito fotografico Fondazione Teatro della Toscana

  2. Locandina

  3. Cécile Richards in una scena de "L’heure fugitive"
    credito fotografico Fondazione Teatro della Toscana

  4. Cécile Richards in una scena de "L’heure fugitive"
    credito fotografico Fondazione Teatro della Toscana

  5. Scena "The Underground: a Response to Dostoevsky"
    credito fotografico Ken Reynolds

  6. Scena "The Underground: a Response to Dostoevsky"
    credito fotografico Ken Reynolds

IN COPERTINA
Cécile Richards in una scena de "L’heure fugitive"
credito fotografico Fondazione Teatro della Toscana 

 

Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards

"L’heure fugitive"
concepito da e con Cécile Richards
regia Thomas Richards

"The Underground: a Response to Dostoevsky"
regia Thomas Richards
con i membri del Focused Research Team in Art as Vehicle