Il Teatro Malibran, nel cartellone 2023, ha proposto con il supporto della Agency for cultural Affairs Government of Japan, per la prima volta a Venezia, un’opera (oratorio) di Händel: Il trionfo del tempo e del disinganno, un’allegoria sulla transitorietà della bellezza terrena.
Il primo oratorio scritto dal compositore poco più che ventenne dove dimostra di avere una padronanza sicura dello stile italiano, un lavoro giovanile in cui troviamo una delle più belle arie scritte dal compositore: “Lascia la spina” che verrà riutilizzata dall’autore nel “Rinaldo” con il titolo “lascia che io pianga”.
Un oratorio dal quale il musicista trarrà suggerimenti per tanti altri lavori successivi.
Il libretto fu scritto dal cardinale Benedetto Phanfilj, committente dell’opera, e venne rappresentata durante il periodo di quaresima nei vari concerti organizzati dal cardinale Ottoboni.

La prima andò in scena a Roma nel 1707, ma Handel rivedrà la partitura altre due volte nell’arco di cinquanta anni.
Quattro figure allegoriche sono al centro della vicenda: Bellezza (soprano), Piacere (mezzosoprano), Tempo (tenore) e Disinganno (mezzosoprano).
Bellezza si guarda allo specchio domandandosi quanto potrà durare mentre Piacere le promette eterna giovinezza, ma, inesorabile, Tempo le ricorda gli effetti del proprio potere e Disinganno le indica il sentiero della virtù.

Bellezza vorrebbe non affrontare la realtà e vivere sempre delle lusinghe di cui Piacere è maestro, ma conscia della sua natura transitoria sceglie una vita di pentimento.
Tempo e Disinganno esultano mentre Bellezza maledice il momento in cui ha conosciuto Piacere.
Il cast vede nella parte di Bellezza: Silvia Frigato che ha cantato con grande sicurezza il ruolo principale, è stata molto convincente nell’ interpretare un personaggio tormentato tra la tentazione di lasciarsi andare al piacere o redimersi accettando i rimproveri del tempo, aria “fido specchio“ e intensissima nell’ultima meravigliosa aria ”tu del ciel ministro eletto”.

Piacere: Giuseppina Bridelli, una bella voce, un’esibizione convincente, aria “fosco genio, nero duolo” e la staordinaria “lascia la spina”; Tempo: Krystian Adam, una perfetta dizione sorretta da un canto armonioso e piacevole, aria “urne voi, che racchiudete” e “è ben folle quel nocchier“; Disinganno: Valeria Girardello, voce potente e ottima presenza scenica, aria “se la bellezza perde vaghezza” e “chi fu già del biondo crine”.
Bellissimi i duetti tra Bellezza e Piacere: “il voler nel fior degli anni“ e tra Tempo e Disinganno: “il bel pianto dell’aurora“.

Saburo Teshigawara ha curato la regia, i costumi e le scene ed ha partecipato nella veste di danzatore, in collaborazione con Rihoko Sato, assistente alla regia, coreografia e ballerino. Il bianco (Bellezza) e il nero (Tempo e Disinganno), quattro cubi, quatro personaggi, quattro danzatori che si muovono sinuosi in armonia con la musica, le luci a valorizzare i movimenti di ballerini e cantanti, brillano come stelle luminose in un cielo nero profondo.

In scena i ballerini Alexandre Ryabko e Javier Ara Sauco.
Sul podio il maestro Andrea Marcon, che con il suo tocco esperto ha diretto l’orchestra del Teatro La Fenice in modo impeccabile e sicuro.
All’ultima replica un pubblico estasiato da una musica di eccezionale bellezza, ha accolto con scroscianti applausi tutti gli artisti che hanno regalato uno spettacolo di rara raffinatezza.

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Alcuni momenti dello spettacolo
foto © Michele Crosera