Occorrerebbero decine di cartelle per il Faust di Charles Gounod, nell’allestimento di David McVicar (per la Royal Opera House di Londra in coproduzione con il Teatro Verdi di Trieste, Opera de Lille e Opera de Montecarlo) fino al 3 febbraio al Teatro dell’Opera di Firenze. Per chi non se la farà scappare, consiglio di leggere i saggi del libretto, edito per l’occasione, per ben focalizzare la Grand-Opéra, dimenticare Gothe, e cogliere pienamente il lavoro del compositore parigino che, alla proposta fattagli esattamente 160 anni fa dal Théâtre-Lyrique, rispose: Un Faust? Ma ce l’ho nel ventre da anni.”*

La prima venne posticipata al 19 marzo del 1859 (per evitare la concomitanza di un altro Faust, quello di Adolphe Dennery al Teatro di Porte St. Martin) e venne accolta tiepidamente e lo stesso Gounod, scrive**: “Il successo del Faust non fu clamoroso: è, tuttavia, finora, il mio più grande successo teatrale. È anche la mia opera migliore? Non so. Comunque è la riprova di quanto ho già detto sul successo, e cioè che esso deriva dal concorso di vari elementi favorevoli e di circostanze speciali più che dare la misura del valore intrinseco dell’opera stessa. Il favore del pubblico si conquista prima con l’apparenza, e si mantiene poi, e si riafferma col valore intrinseco dell’opera. Occorre un certo tempo per affermare il significato di quell’infinità di particolari dei quali si compone un dramma […]. L’opera era stata molto discussa, tanto che non potevo avere grandi speranze nel successo.”

Come rileva Andrea Malvano nel suo saggio “Acqua santa nei bistrò di Montmartre: il Faust bipolare di Gounod” … faceva un po’ troppo il modesto. È vero che alcuni critici lo accusarono di aver portato in teatro il linguaggio della sala da concerto (osservazione, peraltro condivisibile, che ai nostri occhi evidenzia proprio una virtù della partitura); ma è altrettanto vero che i commentatori più raffinati si unirono in un coro di elogi per la nuova opera. Berlioz, dalle colonne del “Journal des Débats”, constatava il grande successo della rappresentazione, ammirava la scrittura armonica di molti passaggi, si dichiarava toccato dalla bellezza melodica dell’aria “Salut, demeure chaste et pure”. Sul “Ménestrel” Joseph d’Ortigue, storico della musica e compositore, definiva il Faust l’opera di un grande maestro, efficace tanto nelle parti drammatiche quanto nelle scene poetiche.
Lo dimostrano anche i numeri successivi alla prima rappresentazione con ben cinquecento repliche nel 1887, addirittura mille nel 1894 e la circolazione internazionale dell’opera, Germania compresa.

Gounod arrivava al Faust dopo crisi spirituali iniziate in giovinezza e Andrea Malvano, prosegue: “Negli anni del Prix de Rome (1839-1842), la borsa di studio destinata ai migliori allievi di composizione del Conservatorio di Parigi, la permanenza a Villa Medici, nella culla della cultura cattolica, fu per lui di grande ispirazione: i contatti con il condiscepolo Charles Gay, giovane studente di teologia, e con padre Henri Lacordaire furono decisivi per la maturazione di una profonda sensibilità religiosa. Tant’è che Gounod, al suo ritorno a Parigi, dedicò un intero inverno a frequentare i corsi di teologia presso il Seminario di Saint-Sulpice, accarezzando davvero l’idea di prendere i voti e quindi dedicarsi all’attività clericale.”

Una sensibilita, quella di Charles Gounod, complessa e contraddittoria e il suo panorama artistico offre pagine di indubbia ispirazione religiosa e altre di spiccata sensualità pagana pertanto, grande merito al giovane regista scozzese – di quella “avanguardia” innovatrice capace di non stravolgere il lavoro dei compositori – per aver realizzato uno spettacolo potentissimo – a Firenze ripreso da Bruno Ravella – con vividi spunti e scegliendo di ambientarlo nella Francia di Gounod, più precisamente durante la guerra Franco-Prussiana combattuta nel 1870-71. Eccellenti alcune idee come quella iniziale e finale di Faust, la piazza del quartiere popolare di Parigi – dove abita Marguerite – e che si trasforma nel Cabaret l’Enfer e la ricostruzione della Chiesa di Saint-Séverin trasmettendo pienamente lo scontro tra religione e intrattenimento edonistico. Stupisce quella dei demoni mentre assistono allo spettacolo dai palchi per divenire a loro volta protagonisti. Bravi ed efficaci i danzatori.

Tutta la vicenda è supportata dalla lettura del giovane direttore Juraj Valčuha incentrata proprio su i valori musicali affidati all’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino protagonista di una prova eccellente, sia nell’insieme, come alcuni suoi componenti (violini e fiati) nei preziosismi che la stessa partitura esalta.
Straordinario, anzi da sillabare stra-or-di-na-rio il Coro, preparato da Lorenzo Fratini, in un’altra prova da manuale anche nel recitativo. Quello del Maggio ha raggiunto livelli stellari e lo si nota particolarmente quando è chiamato cantare in altre lingue.

Bene tutti i cantanti perfettamente calati scenicamente anche se, in francese (nella prima parte) non sono state raggiunte alcune attese tonalità.
Uno spettacolo che funziona in ogni momento: dalle scenografie di Charles Edwards (mai eccessive seppur a volte trasgressive) ai costumi di Brigitte Reiffenstuel ripresi da Anna Watkins. Suggestive e ben modulate le luci di Paule Constable. Soprende la velocità dei cambi scena

In considerazione che la prima di venerdì 20 gennaio è stata senza scene per uno scipero dovuto alla triste, e annosa, vicenda degli esuberi, quella di domenica scorsa è stata la vera prima. Teatro completo e pubblico attentissimo che, alla fine, ha applaudito calorosamente.
Qui sotto il video di un frammento relativo all’allestimento all’Royal Opera House di Londra.
Dettagli
Faust
Dramma lirico in cinque atti
Libretto di Jules Barbier e Michel Carré tratto dal Faust e Marguerite di Michel Carré, a sua volta tratto dal Faust di Johann Wolfgang von Goethe
Musica di Charles Gounod
Allestimento del Royal Opera House di Londra, Teatro Verdi di Trieste, Opera de Lille, Opera de Montecarlo
Direttore Juraj Valčuha
Regia David McVicar
ripresa da Bruno Ravella
Scene Charles Edwards
Costumi Brigitte Reiffenstuel
ripresi da Anna Watkins
Coreografia Michael Keegan-Dolan
ripresa da Rachel Poirier
Luci Paule Constable
ripresa da John Percox
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Personaggi e interpreti
Faust Wookyung Kim
Marguerite Carmela Remigio
Méphistophélès Paul Gay
Siebel Laura Verrecchia
Marthe Gabriella Sborgi
Wagner Karl Huml
Valentin Serban Vasile
Danzatori
Chiara Afilani, Elena Barsotti, Maria Novella Della Martira, Martina Gerbi, Mariangela Massarelli, Gaia Mazzeranghi, Marika Meoli, Jessica Rapelli, Selene Scarpolini, Marianna Zanaglio, Luke Bradshaw
Figuranti speciali
Laura Bandelloni, Chiara Catelani, Diletta Della Martira, Ermelinda Pansini, Francesco Baldini, Alessio Nieddu, Leonardo Paoli, Lorenzo Torracchi
Prossime repliche:
questa sera, martedì 31 gennaio e venerdì 3 febbraio 2017
sempre ore 20:00
Tutte le foto del Faust
© Michele Borzoni – TerraProject – Contrasto
courtesy Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino
Note
*Michele Girardi, Il dottor Faust secondo Gounod, Edizioni Teatro La Fenice, Venezia 1993, p. 2, nota 1: “Il primo lavoro operistico intitolato Fausto prodotto in Francia fu dato al Théâtre des Italiens l’8 marzo 1831. A musicarlo una giovane poetessa-compositrice, Louise Angélique Bertin (1805), figlia del fondatore de “Le Journal des Débats”. Probabilmente un incoraggiamento le era venuto dallo stesso Berlioz, che dal 1824 lavorava nel mondo della critica musicale parigina”
**Charles Gounod, Mémoires d’un artiste, Calmann-Lévy, Paris 1896, pp. 207-208.
Il M° Juraj Valčuha durante la direzione Marguerite interpretata da Carmela Remigio Faust, interpretato da Wookyung Kim, al culmine della seduzione di Marguerite Marguerite con alle spalle Méphistophélès interpretato da Paul Gay Il Coro del Maggio Musicale Fiorentino in una scena in piazza Una scena del Cabaret l’Enfer Il M° Juraj Valčuha durante la direzione Faust (Wookyung Kim), Marguerite (Carmela Remigio) e Méphistophélès (Paul Gay)