A Modena, per l’apertura della stagione operistica 2017-2018, è stata  proposta una nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi (che aveva debuttato lo scorso 8 settembre al XVII Festival Pergolesi Spontini il cui tema era “Falso d’autore”) in coproduzione con Fondazione Teatro Comunale di Modena e in collaborazione con Accademia d’Arte Lirica di Osimo. Si tratta de “Il colore del sole” opera in un atto liberamente tratta dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri e messa in musica da Lucio Gregoretti.
Sono particolarmente favorevole al fatto che nei cartelloni venga dato spazio a nuovi titoli, e, vivendo a Firenze con il Festival del Maggio Musicale, credo di aver imparato il modo giusto – ammesso ne esista uno – di ascoltarli senza preconcetti o paragoni. Il regista dell’opera, Cristian Taraborrelli che ha curato anche le scene e la drammaturgia, illustra di aver immaginato un percorso di suggestioni traendo ispirazione da molteplici universi: “quello musicale del compositore Lucio Gregoretti; quello letterario suggerito dalle pagine di Andrea Camilleri del diario di un Caravaggio perso in un mondo drammaticamente illuminato dove i “falsi” accadimenti diventano poeticamente autentici; quello pittorico di Michelangelo Merisi che anima, illumina, oscura momenti di vita e passioni.”

Prima di andare avanti, riterrei importante ribadire che l’opera è tratta da un romanzo dove lo scrittore immagina, e colloca, il diario proprio in quel periodo della vita del pittore in cui le notizie certe sono pochissime. Le fonti storiche ci dicono che Caravaggio ferito lui stesso, è stato costretto a lasciare Roma a seguito di condanna alla decapitazione per aver colpito mortalmente a Campo Marzio, la sera del 28 maggio 1606, Ranuccio Tomassoni (qui ci sarebbe da spiegare come mai venne condannato a morte nonostante il fatto fosse avvenuto in duello e suggerisco di approfondire). Se fino alla riscoperta di Roberto Longhi alla metà del secolo scorso, Caravaggio caduto nell’oblio era prima un assassino e poi un pittore, oggi, al di là del suo ingegno innovativo, è diventato popolare anche per lo sfruttamento dell’icona del ‘genio maledetto’ e strumentalizzando, in modo un po’ troppo semplicistico e riduttivo, il racconto della sua vita, spesso decontestualizzandola dalla realtà degli anni in cui visse e, magari, prendendo per oro colato certe affermazioni di alcuni ‘biografi’ a iniziare da Giovanni Pietro Bellori che non è certo il Giorgio Vasari del diciassettesimo Secolo.

Camilleri immagina di leggere un diario inedito di Caravaggio, scritto di suo pugno quattro secoli prima, consultabile solo per un pomeriggio. Nel diario vengono narrate alcune vicissitudini dell’estate del 1607 e, sempre nella finzione letteraria, utilizza l’espediente del “falso” diario supportandolo anche con un rude linguaggio seicentesco, per fornire tutta serie di fantasiosi chiarimenti sulla vita dell’artista come l’evasione da Forte San Angelo a Malta e fatti in cui la storiografia non ha mai potuto dare spiegazioni. Camilleri alterna anche personalissime riflessioni che mostrano un Caravaggio in preda a ossessioni e turbe psichiche progressive fino a una grave forma patologica di fotofobia che tenterà di curare con una guaritrice. Il medicamento, pur dando sollievo al male, avrà come conseguenza fargli vedere “il sole nero” cioè costringendolo a vivere in una condizione dove intravede ombre e sagome e lasciando nell’oscurità la maggior parte del campo visivo. In questo modo, sempre secondo la fantasia di Camilleri, la particolare luce dei dipinti del Caravaggio diviene scelta stilistica, ma con un’origine patologica.

Alla sola inventiva di Camilleri si è quindi ispirato il compositore Lucio Gregoretti che, infatti, speiga: “Da un po’ di tempo avevo voglia di comporre un’opera che vertesse su una musica cinquecentesca e barocca e il testo di Camilleri mi è sembrato la cosa giusta e maggiormente affine al mio modo di pensare. Al centro del lavoro c’è la seconda parte del romanzo in cui l’autore gioca ovviamente sul concetto di falso e di finto: il pezzo di Camilleri è un rifacimento nello stile del Cinquecento, così la musica che accompagna la narrazione proverà a rievocare questo clima utilizzando un gruppo di cantanti solisti organizzato come un doppio coro polifonico di solisti.

Gregoretti, tenendo molto alla musica del Cinquecento e soprattutto al genere del madrigale drammatico, in cui il teatro e la musica da concerto si uniscono, prosegue: “Su questa base musicale si inserisce la presenza dell’attore: devo dire che è sempre complicato utilizzare la voce recitante perché strumenti e cantanti hanno dei tempi perfetti mentre l’attore e la recitazione richiedono una elasticità maggiore, ma questa è anche una sfida.”
Con un organico molto particolare – un attore e un doppio coro di voci soliste strutturato in maniera polifonica – la sfida è riuscita molto bene passando dal canto alla recitazione e con l’utilizzo di sprechgesang ed effetti particolari così che il flusso di coscienza – che emerge dal finto diario – trasmette l’unitarietà della composizione attraverso i forti contrasti che vengono espressi dalla descrizione di una personalità tanto tormentata.

Un plauso a Cristian Taraborelli che ci guida nelle paure e nei meandri oscuri dei pensieri del pittore immaginato da Camilleri e l’ensemble strumentale di otto esecutori  amplifica la suggestione permettendoci di percepire nettamente le sue ansie. Le proiezioni e le sequenze video di Fabio Massimo Iaquone, i costumi semplici e sobri di Angela Buscemi e le luci di Alessandro Carletti sono di supporto a un palcoscenico praticamente vuoto, ma al tempo stesso colmo di emozioni.
La direzione di Gabriele Bonolis è il valore aggiunto portando un lavoro tanto complesso ad alti livelli.

L’attore Massimo Odierna (napoletano, classe 1986 e diplomato presso l’Accademia  Nazionale d’arte drammatica Silvio  D’Amico) è il mattatore incontrastato del palcoscenico per tutto lo spettacolo.
Alla fine grandi applausi per tutti in un teatro non proprio completo e questo dispiace perché il lavoro merita davvero e piacerà sicuramente anche agli studiosi e appassionati del pittore “autentico”. 

Dettagli

Didascalie immagini nel testo e in copertina

Alcune scene de Il colore del sole
sul palco del Teatro Comunale Luciano Pavarotti
courtesy Fondazione Teatro Comunale di Modena
Foto © Rolando Paolo Guerzoni

 

Il colore del sole

Opera in un atto liberamente tratta
dal romanzo omonimo di Andrea Camilleri

Musica di Lucio Gregoretti

Videointervista di Ugo Gregoretti ad Andrea Camilleri
realizzata da Gianlorenzo Gregoretti

Commissione della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
e della Fondazione Teatro Comunale di Modena

Personaggi e interpreti

  • Caravaggio - Massimo Odierna
  • Lena - Soprano I - Cristina Neri
  • Celestina - Alto I - Anastasia Pirogova
  • Il giovane di piacere - Tenore I - Daniele Adriani
  • Padre Superiore - Basso I - Renzo Ran
  • Aloysio - Soprano II - Claudia Nicole Calabrese
  • La bardassa - Alto II - Natsuko Kita
  • Voce prima dell’Incubo - Tenore II - Jaime Canto Navarro
  • Voce seconda dell’Incubo - Basso II- Carlo Feola

Direttore Gabriele Bonolis

Regia, scene, drammaturgia video Cristian Taraborrelli

Costumi Angela Buscemi
Video Fabio Massimo Iaquone
Luci Alessandro Carletti

Ensemble da Camera della
Fondazione Teatro Comunale di Modena

  • Michaela Bilikova - violino
  • Claudio Castagnoli - viola
  • Paolo Baldani - violoncello
  • Fabio Bertozzi - clarinetto
  • Javier Adrian Gonzalez - fagotto
  • Benedetto Dallaglio - corno
  • Stefano Guiducci - percussioni
  • Francesca Pivetta - tastiera


Nuova produzione
della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi
in coproduzione con
Fondazione Teatro Comunale di Modena
In collaborazione con
Accademia d’Arte Lirica di Osimo
Nuovo Allestimento

Teatro Comunale Luciano Pavarotti
Venerdì 27 ottobre 2017 
Domenica 29 ottobre 2017