
Il Teatro Goldoni di Firenze ci offre nella stagione 2024/2025 una vera rarità: Il Ciro di Alessandro Scarlatti, opera realizzata grazie alla Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino in coproduzione con Fondazione Academia Montis Regalis.
Nel trecentesimo anniversario della morte del compositore, l’opera tratta dal dramma del cardinale Pietro Ottoboni, viene rappresentata per la prima volta in tempi moderni dopo la sua prima esecuzione, avvenuta nel 1712 a Roma al Palazzo della Cancelleria.
Un’opera realizzata da uno dei più importanti rappresentanti della scuola musicale napoletana, considerato il maggiore compositore d’opera italiano tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo.
La vicenda narra del riconoscimento di Ciro, cresciuto da Mitridate come un pastore di nome Elcino insieme a sua figlia Erenia, erede al trono usurpato dal crudele Astiage re di Media. L’identificazione della vera identità di Ciro, corrisponde con la vittoria del vero sulla menzogna, portatore di una purezza che comporta il tempestivo rinnovo di tutto il regno.
Mentre accade tutto questo, non meno importante è la storia d’amore tra Ciro e Sandane, ostacolata dalle vessazioni della sorellastra Erenia, innamorata del nobile Arsace.
Ci troviamo di fronte a un carosello di sentimenti molto forti e contrastanti. che porterà al lieto fine in cui l’amore vince su tutto.
Il ricco cast dei cantanti comprende:
Astiage, re di Media, di Margherita Maria Sala, contralto, un ruolo en travesti recitato e cantato magnificamente con voce sicura e tecnica eccellente, che dimostra una padronanza impeccabile del palcoscenico.
Arpago, suo capitano, è Valentino Buzza, tenore, ottima presenza scenica e perfetto nella recitazione dei numerosi stati d’animo che vive nel susseguirsi degli eventi, sorretto da una voce potente e molto gradevole.
Mitridate, padre d’Erenia, Christian Senn, baritono, acclamato da molti teatri per il belcanto, anche in questo repertorio è stato molto credibile sia nella recitazione sia nel canto, con la sua magnifica voce coinvolge e incanta.
Erenia, amante d’Arsace, Anita Giovanna Rosati, soprano, disinvolta nel ruolo della sorellastra piena di rabbia e molto sicura anche nel canto in quanto dotata di ottima vocalità.
Ciro, nipote di Astiage, Dennis Orellana, sopranista, straordinario cantante dotato di voce molto acuta e sorprendentemente duttile, utilizzata con tecnica perfetta e sicurezza da grande professionista, eccezionale nel ruolo del titolo.
Arsace, nobile di Media, Rémy Brès Feuillet, controtenore, un altro giovane talento che ha dimostrato tutta la sua bravura, cantando con trasporto e struggimento tutte le numerose arie.
Sandane, sorella di Arsace, Mathilde Legrand, mezzosoprano, debutta al Maggio Musicale Fiorentino e non le si possono che fare i complimenti, per il canto e per aver dato vita a un personaggio che ha perfettamente incarnato in tutte le sue sfumature.
L’opera è ricca di meravigliose arie che sono state cantate perfettamente da tutto il cast, rendendo magnificamente i vari stati d’animo di cui è permeata l’opera.
Non da meno sono gli incredibili duetti tra Erenia e Mitridate, Astiage e Arpago o Sandane ed Elcino.
Sul podio dell’Orchestra Barocca dell’Accademia Montis Regalis la maestra concertatrice al cembalo e direttrice Chiara Cattani, che ha diretto in maniera impeccabile un ensemble di giovani talentuosi, ottenendo un risultato elegante.
La regia è di Maria Paola Viano, con un’impostazione semplice, ma molto efficace: il teatro nel teatro per parlare di argomenti scottanti e tragicamente attuali come la moralità, l’onestà e la fiducia nell’imparzialità.
Le scenografie sono di Darko Petrovic che ha utilizzato alcuni fondali sui disegni originali di Filippo Juvarra, i costumi con i loro contrasti cromatici di Giovanna Fiorentini e le luci egregiamente utilizzate di Nevio Cavina.
La produzione sarà documentata e ripresa da Sky Italia che ne realizzerà un documentario.
Tre atti con un unico intervallo di musica sublime, che ha visto nella sera del 10 ottobre un teatro quasi interamente occupato.
Pubblico in visibilio, applausi a non finire per tutti, a dimostrazione che anche le opere del periodo barocco meriterebbero il giusto spazio in tutti i teatri d’Italia.