Il teatro Romolo Valli di Reggio Emilia ha proposto in cartellone, il 5 e il 7 aprile 2024, un particolare dittico: Didone e Enea di Henry Purcell e I sette peccati capitali di Kurt Weill.
La prima opera è il capolavoro assoluto del melodramma britannico, su libretto di Nahum Tate, un poeta e scrittore irlandese; non è certa la data della prima rappresentazione, ma dovrebbe essere nel 1689 a Londra, in occasione dell’incoronazione di Guglielmo III d’Orange e Maria II Stuart.

La fonte d’ispirazione è l’Eneide di Virgilio e l’opera tragica Brutus of Alba or the Enchanted Lovers dello stesso Nahum Tate. Quando Italia e Francia avevano il dominio del genere operistico, in Gran Bretagna, prima di Purcell, per lo più le musiche erano composte per gli spettacoli di prosa, o al massimo per semi-opere in cui oltre al canto venivano proposti balletti e parti recitate.
Due opere apparentemente diverse e molto distanti l’una dall’altra, ma con alcune affinità, tant’è che per lo spettacolo di Didone e Enea sono stati utilizzati tre cori di Luigi Nono, su testi di Ungaretti, scritti nel 1958 per I cori di Didone e un brano di Giacinto Scelsi per arpa, contrabbasso e percussioni.

L’argomento riguarda l’amore dannato tra l’eroe troiano Enea e la regina Didone che lo ospita a Cartagine. Tra i due nasce un forte sentimento, interrotto per un sortilegio delle forze fantastiche del male: maga e streghe, che provoca la partenza di Enea e il suicidio della regina. Il cast comprende il soprano Danielle De Niese, Didone, ha cantato con la sicurezza e la bravura di una grande artista due partiture di non facile interpretazione, la sua voce è particolarmente adatta sia per il barocco che per l’opera moderna; Enea, il basso/baritono Francesco Salvadori, voce potente e di grande presenza scenica, ha reso benissimo l’eroe intrappolato tra sentimento e senso del dovere; Belinda, il soprano Patricia Daniela Fodor e la seconda soprano Emanuela Sgarlata, hanno cantato molto bene una parte non facile; La maga è affidata al baritono Bruno Taddia, la Strega I al tenore Marco Miglietta e II Strega/Marinaio al tenore Andrea Giovannini, ruoli en travesti molto comuni nel barocco, hanno dato tutti prova di grande professionalità e disinvoltura nella recitazioni di personaggi femminili; Spirito è il soprano Paola Valentina Molinari, una piccola parte resa molto bene.

La Seconda opera o meglio, balletto con canto, su libretto di Bertolt Brecht, l’ultima delle fortunate collaborazioni con Weill, ci mostra la ricerca del denaro e del successo passando attraverso accidia, superbia, ira, gola, lussuria, avarizia e invidia.
Personaggio centrale è Anna che si sdoppia, nel senso che sono due sorelle con lo stesso nome che lasciano casa e famiglia in cerca di un’indipendenza, che otterranno affrontando appunto i sette vizi capitali qui materializzati nelle sette città in cui le protagoniste si spostano in cerca di fortuna.

In realtà le due donne rappresentano due lati diversi dello stesso personaggio: Anna I è la cantante, razionale e pratica, Anna II balla e recita raffigurando l’istinto e la passione.
Il cast comprende: Anna I Danielle de Niese, che anche qui ha dato prova di grande bravura, e Anna II è Irene Ferrara, danzatrice di grande talento che non ha deluso le aspettative.
La famiglia è fatta di quattro solisti, che sono Marco Miglietta, Andrea Giovannini, Nicolò Ceriani e Andrea Concetti; sono stati tutti strepitosi sia nella parte cantata che in quella recitata. I ballerini hanno ammaliato gli spettatori con una esibizione eccellente. La regia di Daniele Abbado ha saputo creare con grande creatività un palcoscenico cupo, come cupe sono le due storie narrate. Poca luce sulla tragica fine della Regina di Cartagine, luci e colori per i passaggi tra i vari peccati capitali in cui è coinvolta la protagonista Anna.
Ad arricchire la regia hanno contribuito: per le scene e le luci Angelo Linzalata, per i costumi Giada Masi e per le coreografie Simona Bucci.

Il maestro Marco Angius Ha diretto con grande maestria l’orchestra del Teatro Comunale di Bologna, mentre il coro dello stesso teatro, molto presente in scena ha cantato benissimo, era diretto da Gea Garatti Ansini.
Due brevi opere di epoche diverse, ma con un filo conduttore affine, hanno coinvolto il numeroso pubblico presente, che ha accolto tutti gli artisti ed il regista presente sul palcoscenico con applausi scroscianti ed interminabili, nella replica di domenica 7 aprile.
Un successo meritato per il grande impegno di tutti i performer nella messa in scena di due titoli piuttosto rari, che meritano la giusta attenzione da parte dei nostri teatri.