Con un nuovo allestimento del primo capolavoro serio di Wolfgang Amadeus Mozart – nel 270° anniversario della nascita – si è aperta la nuova Stagione d’Opera 2026 del Teatro Comunale di Bologna intitolata simbolicamente “Verso Itaca”, la prima firmata dalla Sovrintendente Elisabetta Riva e dal Direttore artistico Pierangelo Conte nonché ultima realizzata fuori dalla sede storica di Largo Respighi, dove rientrerà il 14 febbraio 2027 con una grande festa per la riapertura dopo i lavori di riqualificazione. Si tratta di Idomeneo, dramma per musica in tre atti in lingua italiana, nell’inedito allestimento firmato da Mariano Bauduin che (con il team creativo formato da Dario Gessati per le scene, Marianna Carbone ai costumi, Daniele Naldi per le luci e Miki Matsuse van Hoecke alle coreografie) ha scelto di non raccontare un mito classico rielaborato dal tardo Settecento, ma, abbandonando il tempo della convenzione, di guardare come in un caleidoscopio che altera, deforma, trasforma ogni immagine, come avviene nei progetti pittorici del movimento metafisico. Il regista ha spiegato: «Ho deciso di avvicinarmi al mito di Idomeneo provando a immaginare cosa avrebbe preferito fare Mozart se fosse vissuto all’epoca di De Chirico e di Savinio, che hanno più volte intrapreso il racconto visivo del mito classico, trasformando l’idea stessa di neoclassicismo in qualcosa che di nuovo e di classico avesse soltanto l’essenza inconscia». 

Alla base della narrazione il mito greco, con il ritorno in patria del re di Creta dopo la guerra di Troia, e la promessa a Nettuno – affinché lo salvi dal naufragio – di sacrificare il primo essere umano che vedrà al suo sbarco, senza immaginare che sarebbe stato proprio suo figlio Idamante. Di qui le difficoltà del re per evitare il terribile impegno preso nei confronti della divinità del mare, l’intrecciarsi con la storia d’amore tra la principessa troiana Ilia e Idamante, la minaccia della sicurezza di Creta se non dovesse compiersi il sacrificio, fino al messaggio di salvezza dell’oracolo: Idomeneo deve rinunciare al trono in favore di Idamante, che sposerà Ilia e regnerà su Creta, placando le ire di Nettuno.

Sul podio il Direttore Principale della Filarmonica del Teatro Comunale di Bologna, Roberto Abbado, che ha indicato «Idomeneo, come Giano bifronte, è un’opera che guarda al futuro ma nasce dalla grande riforma dell’opera seria avviata da Gluck a metà del Settecento, un’eredità che Mozart mise a frutto in maniera prodigiosa sia dal punto di vista musicale che drammatico. Leggendo la partitura, infatti, balza agli occhi l’eccezionale istinto teatrale di Mozart, che coglie in maniera perfetta le situazioni drammatiche e il carattere dei personaggi, trovando una ricchissima varietà di forme espressive per collegare in maniera fluida l’intera vicenda».

Il 4 febbraio 1788, Wolfgang scriveva al padre “Non scordate il mio desiderio di scrivere opere. Invidio chiunque ne scriva una desidererei proprio piangere di dispetto quando sento o leggo un’aria. Ma italiana, non tedesca, seria, non buffa”. Con questo entusiasmo, nel 1780 il compositore, allora venticinquenne, accolse dal Teatro di Monaco la commissione dell’Idomeneo, da rappresentarsi nel 1781 al Residenztheater durante il carnevale. Per il libretto, l’abate Giovanbattista Varesco, cappellano di corte dell’arcivescovo di Salisburgo, riscrisse la tragédie-lyrique di Danchet come opera seria metastasiana, con il tradizionale lieto fine, ma anche con elementi che esulano da questa forma – dai cori decorativi e drammatici ai balletti – sulla scia di ciò che stavano facendo all’epoca altri compositori, quali Christoph Willibald Gluck, Niccolò Piccinni, Niccolò Jommelli e Tommaso Traetta, per adeguare al gusto moderno l’antica struttura del dramma per musica, che era tipicamente fondato sull’alternanza rigorosa di arie e recitativi secchi. 

Idomeneo occupa, quindi, una posizione centrale nella storia del teatro di Mozart e non solo, anticipando il rinnovamento del teatro musicale settecentesco e Roberto Abbado, spiega «per Bologna abbiamo studiato una versione basata essenzialmente sulla partitura di Monaco del 1781 recuperando anche i balli e le numerose marce, che a mio avviso definiscono in maniera più precisa la struttura drammaturgica complessiva, e includendo anche l’Aria di Elettra nell’Atto terzo “D’Oreste, d’Aiace”. Idomeneo guarda al futuro anche dal punto di vista musicale. Mozart, infatti, trova una tinta armonica estremamente audace, anticipando certe soluzioni adottate nei lavori degli anni successivi, così come un’orchestra capace di rendere una ricca varietà di chiaroscuro sonoro, analoga a quella del Don Giovanni».

Presenti all’ultima replica, la pomeridiana domenicale dell’affollato Comunale Nouveau, all’apertura del sipario un impianto fisso dove il mare – dominerà tutta la durata dello spettacolo – e un enorme cubo di vetro rotto, simile a un grande acquario, troneggia al centro della scena. Via, via gli spazi si riempiono di oggetti: un monolite di roccia che poi si dividerà in due parti, una grande maschera funeraria in oro di Agamennone e, nell’atto, finale due alberi. Spettacolo intriso di simboli ellenistici e, sul palcoscenico, mimi, figuranti e ballerini bravissimi, creano tableau vivant resi ancora più belli da costumi classici, ma coloratissimi. Apprezzabilissimo il finale con balletti (che non vengono eseguiti di sovente) sancirà l’unione di Idamante e Ilia.

La direzione di Roberto Abbado, con la complicità di Orchestra e Coro dell’ente felsineo in gran forma, offre una lettura tradizionale di pregio. Da sottolineare la bravura del Coro che chiude il secondo atto “Corriamo, fuggiamo quel mostro spietato…
Ben assortito il cast dei cantanti solisti con Antonio Poli che nella parte di Idomeneo ha offerro una pregevole performance. Normalmente apprezzato in ruoli verdiani, la sua voce è dotata di un bellissimo timbro, corposa e ottimo fraseggio che culmina, nel secondo atto nell’aria “Fuor dal mar” che ha scatenato un caloroso applauso del pubblico.

Idamante, del mezzosoprano Francesca di Sauro, ha voce elegante, vellutata e accurata nel fraseggio.
A causa di un’indisposizione di Mariangela Sicilia, in questa recita, il ruolo di Ilia è stato sostenuto dal soprano Benedetta Torre – un plauso alla disponibilità dell’ultimo momento – bravissima sia scenicamente che vocalmente.
Salome Jicia ha cantato bene Electra, la cattiva della situazione, personaggio che trasuda di cattiveria e frustrazione.

Arbace del tenore Leonardo Cortellazzi – artista che abbiamo ascoltato in tantissimi ruoli – anche questa volta è stato all’altezza, con timbro chiaro e presenza scenica impressionante.
Molto bravi anche gli altri.  
Alla fine dello spettacolo grandissimi applausi per tutti.

Dettagli

Idomeneo
Wolfgang Amadeus Mozart
dramma per musica in tre atti
librettista Giambattista Varesco

Maestro concertatore e Direttore Roberto Abbado
Regia Mariano Bauduin

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Personaggi e interpreti

  • Idomeneo, re di Creta  Antonio Poli
  • Idamante, suo figlio Francesca Di Sauro
  • Ilia, principessa troiana Mariangela Sicilia |
    Benedetta Torre (1° febbraio)
  • lettra, principessa Salome Jicia
  • Arbace, confidente del re Leonardo Cortellazzi
  • Gran Sacerdote di Nettuno Xin Zhang
  • La Voce dell’Oracolo di Nettuno Luca Park
  • Due cretesi Chiara Salentino | Maria Adele Magnelli (1° febbraio)
    Matilde Lazzaroni | Carmela Marina Fabbiano (1° febbraio)
  • Due troiani Tommaso Norelli | Gianluca Monti (1° febbraio)
    Massimiliano Brusco | Pasquale Conticelli (1° febbraio)

Maestro del Coro Gea Garatti Ansini
Maestro al Fortepiano Nicoletta Mezzini

Schene  Dario Gessati
Costumi Marianna Carbone
Luci Daniele Naldi
Coreografie Miki Matsuse van Hoecke

Nuovo allestimento del Teatro Comunale di Bologna
24 | 27 | 29 gennaio – 1 febbraio 2026 al Comunale Nouveau

Didascalie immagini

alcuni scatti durante l’opera – foto TCBO 2026 ©Andrea Ranzi

(courtesy Ufficio stampa Teatro Comunale di Bologna)