Programmato nell’autunno del 2020 e sospeso per le norme di contenimento pandemico, l’Otello di Giuseppe Verdi con la lettura registica di Gabriele Lavia, è andato in scena nell’ultima settimana di giugno. L’inedito allestimento era stato pensato per il PalaDozza, dove il Teatro Comunale di Bologna si era temporaneamente trasferito, ed è stato riadattato per gli spazi del Comunale.

Le scene sono firmate da Alessandro Camera, i costumi da Andrea Viotti e le luci dallo stesso Lavia che spiega: «Nelle quattro tragedie shakespeariane la costante drammatica è la Pazzia che trasforma il “dramma” in “tragedia”. La pazzia di Amleto. La pazzia di Macbeth. La pazzia di Re Lear e la pazzia di Otello. Non abbiamo certezze intorno alla creazione di Verdi con Boito ma è certo che l’inizio dell’ Opera con la “tempesta”: “Una vela… Una vela!” riunisce in sé e cioè simbolizza in maniera sconvolgente la “tempesta della mente e dei sentimenti” che tra poco vedremo sulla scena e vivremo con la scena. E quell’approdo felice di Otello non sarà altro che l’inizio del tragico “naufragio dell’essere”. Tutti, proprio tutti, perderanno la “certezza” di “essere”».

Dramma lirico in quattro atti su libretto di Arrigo Boito, tratto dall’omonima tragedia di Shakespeare, Otello vide la sua prima rappresentazione al Teatro alla Scala di Milano il 5 febbraio 1887. Già agli albori del progetto, nel 1879, Verdi chiarì all’editore Ricordi che il suo interesse sarebbe stato nei confronti del personaggio di Otello, detto in codice il “cioccolatte”, ribadendo il concetto nel 1886 in una lettera a Boito: «Continuano a dirmi e scrivermi Jago Jago. Egli è (è vero) il Demonio che muove tutto; ma Otello è quello che agisce. Ama, è geloso, uccide e si uccide. Per parte mia poi mi parrebbe ipocrisia il non chiamarlo Otello. Preferisco che si dica ‘ha voluto lottare col gigante ed è rimasto schiacciato’ piuttosto che ‘si è voluto nascondere sotto il titolo di Jago’».

Nuovamente sul podio dei complessi del TCBO – dopo aver recentemente diretto l’Adriana Lecouvreur di Cilea nata nel febbraio 2021 come film-opera a porte chiuse per la trasmissione su Rai5 e andata in scena per il pubblico lo scorso novembre – la conduzione è stata affidata ad Asher Fisch, Direttore principale della West Australian Symphony Orchestra di Perth e Direttore principale ospite dell’Opera di Seattle.
In un teatro stracolmo ,nonostante il caldo torrido, nella sala de Bibiena dove regna il silenzio assoluto, il Maestro regala una lettura del dramma verdiano mettendo in evidenza alcuni dettagli della partitura e soprattutto i suoi timbri.

Eccellente il cast dei solisti in un’opera non facile soprattutto per il tenore che canta dall’inizio alla fine e Gregory Kunde – che già un mese fa aveva trionfato in Luisa Miller – è stato l’Otello che tutti i melomani vorrebbero ascoltare. Il suo debutto nel ruolo era avvenuto circa dieci anni fa a Venezia, poi susseguito nei teatri di mezzo mondo in un crescendo verso la perfezione.

Già nel primo atto, nell’Exultate! la performance è da manuale per poi raggiungere alti livelli, anche scenicamente, sempre del primo atto, nel duetto con Desdemona “Già nella notte densa“. Le due voci sono in perfetta simbiosi e anche nel duetto del terzo atto “Dio ti giocondi, o sposo“. Infine, ci ha lasciati strabiliati nel monologo del quarto atto “Niun mi tema“.
Al suo fianco, nel debutto nel ruolo di Desdemona, il soprano Mariangela Sicilia che, oltre ai duetti, raggiunge l’apice nella “Canzone del Salice” e nell’Ave Maria del quarto atto. La sua voce sempre ben proiettata e il timbro bellissimo.

Franco Vassallo (baritono) – già nella Luisa Miller aveva convinto pienamente – fa suo il perfido Jago e, nel secondo atto, vocalmente rapisce il pubblico in “Credo in un Dio crudel” per poi continuare nella cabaletta “Si, pel ciel marmoreo giuro” insieme a Otello.

Gradita sorpresa il tenore Marco Miglietta che dà la sua voce a Cassio. Un bellissimo timbro che si fa notare nel terzetto del terzo atto con Otello e Jago.
Bravissimi anche tutti gli altri interpreti.

Entusiasmo di chi ha assistito a questo spettacolo – atteso ventisei lunghi anni – un pubblico che ha applaudito nei tempi giusti e, alla fine, standing ovation per tutti.
In molti la consapevolezza di poter riascoltare a breve Gregory Kunde che tornerà in ottobre a Bologna per Andrea Chenier e al Festival Verdi di Parma nella Forza del Destino.