Riflettori puntati su Bergamo per l’edizione 2018 del Festival Donizetti che, da quando nel 2015 è stato ribattezzato (anno zero) dal direttore artistico Francesco Micheli, è già alla sua quarta edizione e in continua ascesa. Dopo il Gala inaugurale, ecco “Enrico di Borgogna” la prima opera di Gaetano Donizetti a essere rappresentata in teatro (la prima a essere composta fu “Il Pigmalione“, ma andata in scena solo nel 1960). 

Melodramma per musica in due atti, è legato al progetto #donizetti200, e segna l’ingresso in società per il giovane compositore, a Venezia nel 1818, per l’apertura di quello che è oggi è il Teatro Goldoni. «Nel nobile teatro Vendramin a s. Luca, nuovamente abbellito, e dipinto, avrà luogo questa sera la prima rappresentazione dell’opera Enrico di Borgogna; poesia del sig. Bartolommeo Merelli, e primo lavoro musicale del sig. Donizetti, allievo del liceo di Bologna». Così. il 14 novembre 1818, il giornale «Il Nuovo Osservatore Veneziano» annunciava la riapertura del teatro di S. Luca.

Formatosi prima a Bergamo con Mayr, poi a Bologna con padre Mattei, Donizetti aveva rappresentato, fino a quel momento, musica per salotti e accademie o per la chiesa, e solo saltuariamente qualche ‘numero’ teatrale. Per la prima volta un’opera tutta sua: un titolo semiserio su versi del bergamasco Merelli, lui pure allievo di Mayr (in seguito, Bartolomeo Merelli, diventerà uno degli impresari teatrali più importanti dell’epoca e, al Teatro alla Scala di Milano, scoprirà molti talenti tra cui un giovanissimo Giuseppe Verdi). La sera del 14 novembre furono applaudite la sinfonia e alcuni ‘numeri’ dell’opera. Al termine, «il pubblico al discendere del sipario volle fra gli applausi salutare il sig. Donizetti sul palco scenico» («Il Nuovo Osservatore Veneziano»). Era un credito di fiducia: di quell’opera ne avevano potuti ascoltare forse i due terzi perché per l’emozione, esordiente pure lei, la primadonna era svenuta alla fine del primo atto, ed era stata sostituita da una comprimaria, ma nel secondo atto si erano dovuti eliminare i suoi ‘numeri’: ben tre, forse quattro.

Per questa défaillance, la seconda recita ci fu soltanto un mese dopo, il 15 dicembre e lì, finalmente, fu possibile ascoltare tutta la musica del melodramma, di nuovo applaudita e trovata «regolare, ragionata, e opportunamente vivace e briosa» nonché poco propensa agli strepiti dell’orchestra moderna: un pregio, per il recensore del «Nuovo Osservatore Veneziano». Aveva «originalità» questo debuttante? Il giornalista si pone la domanda e l’accantona. Adesso che la recente scoperta a Copenhagen di un’altra partitura manoscritta di quest’opera – di provenienza anch’essa veneziana come quella fin qui nota, oggi a Parigi – e l’avvio del progetto #donizetti200 del festival – è possibile conoscerla nella sua interezza e valutarla. Un plauso al Festival per la propsta di un titolo che, dopo un buon successo iniziale, cadde nell’interminabile oblio. Infatti venne riesumato nell’agosto 2012 dalla Vadstena Accademy in Svezia e oggi lo possiamo ascoltare in tutto il suo splendore.

Questo nuovo allestimento è coprodotto dal Teatro Donizetti di Bergamo con la fondazione del Teatro la Fenice di Venezia. La regia è affidata a Silvia Paoli che sceglie di trasportare la vicenda nel teatro dentro il teatro. Infatti, all’apertura del sipario, sta andando in scena lo spettacolo e i cantanti attori si vestono sul palcoscenico – la ricostruzione di un sipario del teatro San Luca che ruota su se stesso svela la magia del dietro le quinte – con gag fra personaggi. Le scene dipinte che calano, con l’ausilio di teli, ci ricordano gli ambienti dei teatri del Settecento. Una semplicità ben pensata e realizzata da Andrea Belli. I coloratissimi costumi di Valeria Donata Bettella rispecchiano l’epoca. Un insieme capace di far viaggiare nel tempo lo spettatore.

Passando alla parte musicale Alessandro De Marchi e la sua Academia Montis Regalis sono i responsabili della lettura musicale secondo la revisione critica di Anders Wiklund. Alessandro de Marchi, esperto di partiture rare, spesso esecutore di opere non comuni, offre momenti musicali bellissimi guidando l’Academia fondata nel 1994 a Mondovì, di cui oggi è direttore stabile.

L’orchestra lo segue alla perfezione facendoci apprezzare una partitura a noi sconosciuta. Bene il coro Donizetti Opera. Il cast dei cantanti, esperti belcantisti che abbiamo avuto occasione di ascoltare in passato, sono tutti molto bravi e formano una squadra perfetta: Anna Bonitatibus (Enrico), Francesco Castoro (Pietro),Sonia Ganassi (Elisa), Levy Sekgapane(Guido), Luca Tittoto (Gilberto), Lorenzo Barbieri (Brunone), Matteo Mezzaro (Nicola), Federica Vitali (Gertrude).

Avendo assistito alla seconda recita all’insegna del tutto esaurito, la soddisfazione per una autentica rarità e fa piacere come fra il pubblico ci fossero tante persone arrivate da ogni parte del mondo venute a celebrare il maestro bergamasco.
Alla fine dello spettacolo  applausi per tutti.

Didascalie immagini
alcune scene di “Enrico di Borgogna”
al Festival Donizetti 2018
foto © 2018 Rota
courtesy Fondazione Teatro Donizetti

 

ENRICO DI BORGOGNA

Melodramma per musica di Bartolomeo Merelli
Musica di Gaetano Donizetti

Revisione critica a cura di Anders Wiklund (2018)

Personaggi e interpreti
Enrico   Anna Bonitatibus
Pietro   Francesco Castoro
Elisa   Sonia Ganassi
Guido   Levy Sekgapane
Gilberto   Luca Tittolo
Brunone   Lorenzo Barbieri
Nicola   Matteo Mezzaro
Gertrude  Federica Vitali

Direttore  Alessandro De Marchi
Regia   Silvia Paoli
Scene   Andrea Belli
Costumi   Valeria Donata Bettella
Lighting design  Fiammetta Baldiserri
Assistente alla regia Tecla Gucci
Maestro del coro  Fabio Tartari

Accademia Montis Regalis

Coro Donizetti Opera

Nuovo allestimento e produzione Fondazione Donizetti
in coproduzione con la Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

 

Ultima replica, questa sera, 1°dicembre, ore 20.30