La programmazione lirica dell’87º Festival del Maggio Musicale Fiorentino chiude con una delle opere più amate, “Aida” di cui la quinta, e ultima recita, è in cartellone dopodomani, martedì 1° luglio alle ore 20. Terzultima opera del catalogo verdiano su libretto di Antonio Ghislanzoni, debuttò il 24 dicembre 1871 al Teatro dell’Opera del Cairo. Dopo una lunga trattativa, Verdi aveva accettato la proposta di Isma’il Pascià di comporre con soggetto egizio per l’inaugurazione del canale di Suez.

Anche se modellata secondo il canone del grand opéra per la presenza di un intreccio storico-politico, scene di massa grandiose e balli, Aida è anche un’opera di individui, prima tra tutti la protagonista. Aida, ex principessa etiope ridotta al rango di ancella di Amneris, la figlia del faraone, è divisa tra l’amore che prova per il capo dell’esercito egiziano Radamès e l’amore per la patria, secondo un ben noto e collaudato cliché del melodramma italiano. Le ragioni del suo cuore cozzano infatti con la fedeltà dovuta al padre, il re Amonasro, che è pronto a marciare su Tebe per liberare la figlia dalla schiavitù. Tuttavia pur di rimanere al fianco dell’amato, Aida sceglie la morte, sepolta viva insieme al suo Radamès in uno dei finali d’opera più iconici del teatro verdiano. Accolta trionfalmente al suo debutto, Aida fu per molti anni l’opera più popolare del suo compositore. Generalmente ricordata per gli squilli, le fanfare, la marcia trionfale e le monumentali pagine corali, è anche opera di momenti musicali estremamente rarefatti, tratteggiati con colori orchestrali preziosi e delicati, come ad esempio nello straordinario finale.

Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino il direttore emerito Zubin Mehta, che nel corso della sua carriera ha reso quest’opera una delle punte di diamante del suo repertorio verdiano. A Firenze l’ha diretta in varie occasioni: la prima fu in occasione del 32° Maggio Musicale, nel 1969, con la regia di Carlo Maestrini, scene e costumi di Enrico d’Assia; la seconda fu durante la Stagione Estiva del 1996 per la regia di Lorenzo Mariani con scene e costumi di Raffaele Del Savio; più recentemente ha diretto l’allestimento della primavera del 2011 con la regia di Ferzan Özpetek e le scene di Dante Ferretti.

Numerose anche le occasioni in cui il direttore emerito del Maggio ha portato l’opera in tournée insieme all’Orchestra e al Coro del Maggio, in Giappone nel settembre del 1996 e, nel marzo del 2016, al Čajkovskij Concert Hall di Mosca ad esempio. Il maestro Mehta ribadendo il suo pensiero, già espresso in precedenza in molte occasioni parlando di questa opera, ha sottolineato: “Ritengo che Aida rappresenti un ponte fra la musica di Verdi e quella di Richard Wagner. Innanzitutto vi sono temi ricorrenti, come quello che risuona in orchestra, fin dal Preludio, quando appare Aida, che richiamano i Leitmotive wagneriani. Siamo di fronte ad un’opera in cui Verdi ha ormai abbandonato quasi del tutto i numeri chiusi, a favore di scene sempre più ampie e complesse. Il terzo atto, per esempio, con il suo continuo fluire musicale è molto vicino al concetto wagneriano di melodia infinita: qui si concentrano infatti senza soluzione di continuità alcune delle tematiche di fondo dell’opera in una continua tensione drammatica e musicale. Senza un attimo di respiro assistiamo al concitato colloquio fra Aida e il padre Amonasro, con la giovane schiava lacerata dalla scelta fra l’amor di Patria e l’amore per il vincitore dei suoi compatrioti e il Re etiope divorato dall’ansia di vendetta; quindi il duetto Aida-Radames, con quest’ultimo a sua volta costretto a scegliere fra l’amore per Aida e l’abbandono della Patria; infine l’involontario tradimento del giovane guerriero, la gioia feroce di Amonasro e il consegnarsi di Radamès al Gran sacerdote Ramfis.

Verdi risolve questa materia drammaturgica e musicale con soluzioni veramente geniali, con una tensione assolutamente incandescente. Di fronte a sentimenti tanto contrastanti e a personaggi così profondamente scolpiti a livello psicologico, vien da sorridere a pensare che si è parlato così a lungo di Aida come di un’opera scritta per un’occasione celebrativa. Inoltre, credo sia sbagliato ‘schiacciare’ l’interpretazione di Aida solo sui grandi effetti spettacolari – continua a dire il maestro Mehta – Pensiamo al duetto Amneris-Radamès all’ultimo atto, quando la figlia del Faraone offre al giovane guerriero la vita in cambio della rinuncia all’amore per Aida. I due sono soli, lontani da ogni clamore, e fra loro si svolge un dialogo in cui si scontrano sentimenti ancora una volta opposti: il desiderio di possesso e la gelosia di Amneris e l’affermazione della propria innocenza e dell’amore per Aida da parte di Radamès. E ancora la scena fra Aida e Radamès, quando la giovane schiava strappa all’amato, con abilità da “politica”, il segreto sul sentiero che le truppe egiziane percorreranno per piombare sul nemico etiope e poi lo invita a fuggire con lei lontano dalla patria. In entrambi i casi il dramma è tutto interiore, di personaggi lacerati nel loro intimo da passioni contrastanti. La grandezza di Verdi sta nel riuscire a fare “teatro” con questo scontro di sentimenti”.

Quest’allestimento – caratterizzato da tinte e luci cupe, dove a emergere è l’aspetto nudo e umano dei personaggi che formano la messinscena – è ripreso dalla “Bayerische Staatsoper” di Monaco ed è firmato da Damiano Michieletto, che ha spiegato gli aspetti che più caratterizzano la sua regia: “Aida è una grande storia di guerra al cui interno c’è una piccola storia d’amore: ma nel definire il capolavoro di Verdi potremmo anche dire il contrario; va solo stabilito dove porre l’accento. Difatti è un’opera che affianca grandiosi momenti corali (come la celeberrima Marcia trionfale) a situazioni decisamente più intime e sentimentali. Per questo motivo non viene rappresentata nell’Egitto ambientato da Verdi ma in un “altrove” contemporaneo per raccontare i personaggi e la loro umanità, la psicologia e il dramma di chi vive la guerra.

Le situazioni più intime sono naturalmente legate alla storia d’amore tra Aida e Radames che, in uno stile quasi shakespeariano, nasce sotto una contraria stella: i due appartengono infatti a popoli diversi che sono inoltre nemici fra loro. È un amore che è quasi impossibile, poiché destinato a scontrarsi con la grande storia che incombe alle loro spalle e, come spesso avviene nelle opere verdiane, c’è la figura del padre che costringe sua figlia a obbedire ai suoi ordini facendole così perdere la sua natura. In questo allestimento, attraverso flashback, racconteremo quelle che sono le memorie del passato; le memorie anche della madre di Aida e il ricordo di Aida bambina insieme ai suoi genitori.

Questi flashback – immaginari e ‘sognanti’ – saranno quelli che ci conducono alla fine della storia, dove lei raggiunge Radames nella tomba, un luogo cupo e buio dove entrambi saranno accolti da una vera e propria piramide di cenere; la cenere – precisa il regista – che è il simbolo della distruzione della guerra, la troveremo sparsa ovunque fin dall’inizio dell’opera. Desideravamo dare valore alla scelta di Aida di morire con Radames; ella sceglie di fare questo perché vuole coronare il suo sogno d’amore e dunque accanto a loro troveremo tutti coloro che sono già morti come il padre di Aida, gli amici; tutti si riuniscono in un’immaginaria ‘festa’ dove celebrano, sì, la morte ma lo fanno celebrando il loro amore. Sotto, sul proscenio, rimane Amneris che invoca il suo grido di pace: “pace, pace, pace!” che sono le ultime parole che rimangono di quest’opera e che forse è il messaggio che questa storia, dopo tutta la violenza e la guerra, vuol trasmettere: un messaggio di speranza”.

Dopo la prima recita, nell’affollatissima sala Zubin Mehta, il sabato, si è tenuto un concerto diretto dallo stesso maestro, con musiche di Ludwig Van Beethoven e Richard Strauss, che ha riscosso uno straordinario successo. Il giorno seguente – questa recensione si riferisce, appunto, alla seconda recita di Aida – già nel foyer la curiosità era palpabile, per questo allestimento proveniente da Monaco, dove era andato in scena nel 2023.
Senza dubbio, un’Aida diversa che non avrà accontentato i tradizionalisti – che ogni volta si aspettano un Egitto da favola – in un posto in cui la guerra, con tutte le conseguenze, è protagonista in un tempo molto vicino a noi. Il lavoro di Michieletto – e del suo team: Paolo Fantin (scene), Carla Teti (costumi), Alessandro Carletti (luci), Mattia Palma (drammaturgia) e Thomas Wilhelm (movimenti coreografici) – prende fortemente lo spettatore, per la fusione con la musica creando quel qualcosa in più, che ricorderemo. Uno spettacolo capace di toccare il cuore e far pensare al presente, in questo momento storico in cui la guerra non è lontana da noi.

All’apertura del sipario l’impianto è fisso e troviamo una palestra adibita a rifugio e, per i primi due atti, tutto si svolgerà lì. Ricco di flashback che ricordano la vita della protagonista da bambina, tanti simbolismi, specialmente il finale del quarto atto verrà risolto da un vero colpo di teatro. La marcia trionfale si trasforma in una consegna di medaglie ai veterani di guerra e, i video proiettati, sono crudi ma perfetti.
Nel secondo atto si forma una piramide di cenere – che poi è quanto produce la guerra – ma non sveleremo il finale per chi assisterà all’ultima recita.
Altra carta vincente di questa produzione, la parte musicale con il maestro Zubin Mehta – applaudito già all’entrata – che non finisce mai di stupire con una direzione indimenticabile: tempi dilatati e una cura del suono maniacale. In teatro il silenzio era assoluto. L’Orchestra del Maggio da lui guidata e il Coro, erano in forma strepitosa. Se all’inizio del terzo atto, la prestazione del Coro era da manuale, per il finale del quarto atto non ci sono parole adatte per raccontarlo adeguatamente.

Molto bene il cast del canto: Aida del soprano Olga Maslova, ha voce ampia e solida e un buon registro.
Radamès del tenore Seok Jong Baek – che già a inizio opera con “Celeste Aida…” accende gli animi per poi continuare sempre in crescendo: l’ampia voce è sicura supportata da un ottimo timbro.
Al mezzosoprano Daniela Barcellona (reduce dal successo scaligero con il “Nome della Rosa“) è affidata la parte della rivale Amneris: tecnica inossidabile, il suo personaggio è incisivo e autorevole culminando nel finale del quarto atto.
Amonasro del baritono Daniel Luis de Vincente – recentemente apprezzato, sempre a Firenze, nel ruolo di Rigoletto – ha offerto un’ottima prova: bellissima voce e fraseggio perfetto. 
Ramfis del basso Simon Lim molto centrato sia vocalmente che scenicamente. 
Davvero bravi anche gli altri personaggi. 

Alla fine scroscianti applausi per tutti e accoglienza trionfale per Zubin Mehta che, ancora una volta, ci ha regalato  una lettura straordinaria dell’opera di Giuseppe Verdi. 

Dettagli

Aida
Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro atti di Antonio Ghislanzoni
Edizione Edwin F.Kalmus & Co., INC.,
Boca Raton, Florida
Allestimento della Bayerische Staatsoper di Monaco

Maestro concertatore e direttore Zubin Mehta

Regia Damiano Michieletto

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Personaggi e interpreti

  • Aida Olga Maslova
  • Radamès SeokJong Baek
  • Amneris Daniela Barcellona
  • Amonasro Daniel Luis de Vicente/
    Leon Kim (28/6, 1/7)
  • Ramfis Simon Lim
  • Il Re Manuel Fuentes
  • Una sacerdotessa Suji Kwon
  • Un messaggero Yaozhou Hou

Figuranti speciali
Mauro Barbiero, Elena Barsotti, Andrea Bassi, Carolina Braus, Nicolò Brescia, Rosario Campisi, Alessandro Ciardini, Leonardo Cirri, Maria Diletta Della Martira, Maria Novella Della Martira, Caterina Frani, Giampaolo Gobbi, Edoardo Groppler, Enrico L’Abbate, Nicola Monticelli, Leonardo Paoli, Andrea Papi, Livia Risso

Bambini
Arianna Barberi, Davide Calastrini, Simone Cardoso, Annajulia Daniels, Natalie Daniels, Silvia De Santis, Maria Josè Floriano, Anita Giuliani, Gemma Granato, Carol Haxhari, Anna Iannello, Ariana Lotti, Alma Diana Lucherini, Alice Manni, Giuseppe Marcantonio, Elsa Mayer, Kai McMillan, Maria Vittoria Nocentini, Maya Sarti

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Paolo Fantin
Costumi Carla Teti
Luci Alessandro Carletti
Video rocafilm | Roland Horvath
Drammaturgia Mattia Palma
Movimenti coreografici Thomas Wilhelm
Regista collaboratore Eleonora Gravagnola

Didascalie immagini

(courtesy Ufficio Stampa Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)

– foto 1 e in copertina
particolari del manifesto realizzato per l’occasione da Gianluigi Toccafondo
© Gianluigi Toccafondo

– foto da 2 a 10
alcuni scatti durante l’opera
© Michele Monasta

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Teatro del Maggio Musicale - Piazza Vittorio Gui, 1 - Firenze
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Fino al: 01 Luglio, 2025